Beppe Severgnini, le ore di religione e i decenni di ignoranza

Mi segnalano uno scambio surreale, purtroppo senza la possibilità di aggiungere commenti direttamente, che è apparso sulla rubrica “italians”, tenuta dal giornalista Beppe Severgnini sul sito del Corriere della Sera.

Il tema sociale sarebbe quello dell’ora di religione nei programmi della scuola pubblica.

Detta così, uno potrebbe pensare che sul Corriere, giornale di antica e fiera tradizione intellettuale indipendente, sia in corso un dibattito serio sulla laicità dello Stato e sull’opportunità o meno di conservare certi residuati di epoche tramontate.

Invece NO.

Lo scambio (anzi, l’incrocio casuale, visto che non è consentito di continuare la discussione, né alla prima interpellatrice, né a eventuali lettori successivi) consiste esclusivamente in una fiera di banalità, talmente macchiettistica da non sembrare neppure autentica.

La signora Elena Scimìa (e probabilmente il nome è autentico e le diamo atto dell’onestà di essersi firmata di persona), madre di una ragazzina dei primi anni del liceo, scrive a Severgnini dichiarandosi sconcertata per aver scoperto, con assoluta sorpresa, che alle scuole superiori esistono classi in cui l’ora di religione non la segue quasi nessuno, nonché delusa perché anche sua figlia vorrebbe rinunciarvi.

Ma non solo: ha addirittura scoperto che qualcuno sceglie di non avvalersi dell’insegnamento di religione cattolica “non per salda convinzione ideologica”, ma semplicemente perché non gli va. E questo, a quanto pare, la sconvolge, perché proprio non se lo aspettava, e non aveva idea che un tale fenomeno esistesse.

In pratica, la signora Elena è venuta a conoscenza solo adesso (meglio tardi che mai) che l’insegnamento di religione cattolica nelle scuole pubbliche, in moltissimi contesti, viene diffusamente vissuto come una pura e vuota formalità che non interessa a nessuno, nemmeno ai ragazzi credenti cattolici (che evidentemente avranno altre fonti più affidabili a cui rivolgersi, per consolidare la loro formazione spirituale).

Le argomentazioni di questa madre (che, avendo una figlia sui 14-15 anni, presumiamo essere nata tra il 1960 e il 1975, a tenersi statisticamente larghi) sono oggettivamente disarmanti per qualsiasi italiano appartenga alla sua generazione, me compresa.

Voglio dire, è mai possibile che un italiano di 40 o 50 anni non sappia che intorno alla metà degli anni Ottanta (ossia, più o meno, quando andava a scuola personalmente), è stata stilata una storica riforma del Concordato tra Stato e Chiesa, che oltre ad abolire completamente il concetto di Religione di Stato ha incluso anche una revisione totale dell’insegnamento di religione nelle scuole pubbliche? Che non sappia che l’insegnamento di tale disciplina non è più obbligatorio da quasi 30 anni, e che da allora è garantita la libera scelta di avvalersene o no, senza doversi giustificare con nessuno del perché, e senza dover dimostrare che ci siano gravi motivi di coscienza?

Ma soprattutto, è mai possibile che la signora, madre di una ragazza ormai adolescente, sia dovuta arrivare all’iscrizione della figlia al liceo, per accorgersene? Per tutta la durata della scuola materna, elementare e media, ossia per più di 10 anni, non se n’era mai accorta prima, che l’insegnamento di religione fosse facoltativo, e che all’iscrizione venisse fatto firmare un modulo in cui si dichiara liberamente l’intenzione di avvalersene o no, ed eventualmente si richiede un’attività didattica alternativa? Nelle classi precedentemente frequentate da sua figlia, non c’era mai stato nessuno che non fosse iscritto al corso di religione, o che si fosse dichiarato indeciso se seguirlo o meno?

Tra le varie assurdità che la lettrice enuncia, vi sarebbe anche la bufala secondo cui l’ora di religione non consisterebbe in un messaggio dottrinale e ideologicamente schierato, bensì in un insegnamento puramente accademico, neutrale ed equidistante, sulla “storia di tutte le religioni”, e che costituirebbe un arricchimento culturale per tutti, acnche per chi non è credente.

Balle, santa pazienza… balle, straballe, enormi balle, stragrandissime balle!

Quel corso si chiama formalmente Insegnamento della Religione Cattolica (in gergo, IRC). Non “storia delle religioni” o “curiosità sulle religioni” o “incoraggiamento ai buoni sentimenti” o “chiacchiere del più e del meno per socializzare”. Si chiama Insegnamento della Religione Cattolica , è tenuto da persone scelte, abilitate e selezionate dalle Curie cattoliche (ma pagate dallo Stato), e segue programmi improntati alla dottrina cattolica. Se poi qualche singolo insegnante, per evitare che le iscrizioni crollino a zero, si adegua a non svolgere il programma previsto ma a fare intrattenimento e animazione casuale, vuol dire che non fa il lavoro per cui è pagato, e che approfitta indebitamente di un ruolo che non gli spetterebbe.

Probabilmente, questo, la signora Elena non lo sa.

Ma se qualche attenuante si può concedere a una qualsiasi madre di famiglia, di cui non abbiamo idea di che lavoro faccia o di che formazione culturale abbia avuto

…non c’è scusante per un giornalista professionista, nato negli anni Cinquanta e specializzato in digressioni multiculturali e internazionali, che si compiace di sbraciolarsi in un tale imbarazzante capolavoro di provincialismo e di approssimatività.

Nella risposta alla lettrice, infatti, il nostro riesce a inanellare in poche righe le seguenti enormità:

- ai bei tempi andati (cioè, quando era studente lui), l’ora di religione era culturalmente utile perché in essa si parlava prevalentemente di sesso(e allora perché farla tenere da un insegnante di religione cattolica, o addirittura da un prete, e non da un insegnante di biologia, o da un medico, o da un operatore di consultorio?);

- “se lui fosse il ministro” la renderebbe obbligatoria oppure la abolirebbe del tutto (ma davvero un professionista dell’informazione non sa che per cambiare lo status dell’IRC ci vorrebbe una riforma radicale del concordato tra Stato e Chiesa, e non basterebbe affatto l’ordinanza di un ministro?)

- offrire la “scappatoia dell’esenzione” non è serio (e davvero un professionista dell’informazione non sa che da circa 30 anni non esiste più alcuna “esenzione”, ma esiste la scelta libera di non avvalersi, e il diritto a richiedere un’attività alternativa di pari dignità?)

- ma soprattutto: secondo Beppe Severgnini, i ragazzi avrebbero bisogno assoluto di seguire il corso di religione, perché altrimenti non verrebbero mai a conoscere certe contraddizioni irrisolte della civiltà umana, come ad esempio “l’orrore dei campi di sterminio e delle deportazioni”, e non avranno mai occasione di visitare i binari ferroviari da cui partirono i prigionieri destinati ai lager degli anni Quaranta.

Francamente, è la prima volta in assoluto che sento inventare una fantasia del genere (e ho il fortissimo dubbio che sia stata improvvisata sul momento, solo perché in questi giorni si parla diffusamente di memorie naziste, e tutto fa brodo).

Chissà perché, pensavo che tale compito, semmai, spettasse a dei normali insegnanti di storia o di scienze sociali, abilitati e assunti secondo  procedure pubbliche, e non a raccomandati delle Curie vescovili al di fuori di qualsiasi controllo istituzionale.

Per cui, il dubbio resta:

- Severgnini ci marcia, perché pensa davvero che il problema non sia importante, ma sia solo un’occasione come un’altra per fare una chiacchierata salottiera?

- oppure è davvero ignorante come una zappa e pontifica su argomenti che non conosce, ed è proprio per questo che si sente istintivamente solidale con gli insegnanti di religione? Ossia, perché, tutto sommato, pensa che i loro mestieri siano affini, e che consistano nell’improvvisare qualsiasi discussione a caso, pur di intrattenere piacevolmente l’interlocutore e convincerlo a restare nei paraggi?

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43 risposte a Beppe Severgnini, le ore di religione e i decenni di ignoranza

  1. a.f. scrive:

    Decisamente buono e completamente condivisibile, ma anche decisamente troppo lungo, perdendo così di incisività e lettori.

  2. Paniscus scrive:

    Come al solito, non è ragionato a lungo come un pezzo giornalistico, ma è scritto lì per lì in base alle informazioni e alle riflessioni del momento. Se hai qualche suggerimento per aiutarmi a riassumerlo, o magari a spezzzarlo in due, ti prego di intervenire come vuoi!

    L.

    • a.f. scrive:

      Anch’io ho una mente piu` analitica che sintetica ;-) e adesso devo pure andare al lavoro, ma, sperando di essere ancora in tempo, oggi cerchero` di darci un’occhiata e di fare quanto auspicato, dato che merita perche’ e` molto ben scritto, chiaro e completo.

  3. massimo scrive:

    Grazie per questo tuo puntuale contributo, che mi ripaga per l’irritazione che ho provato oggi nel leggere le fesserie scritte da Severgnini.

    Massimo De Padova

  4. valeria scrive:

    Condivido pienamente anche se per quella che è la mia esperienza trovo comune la posizione della signora (nella classe di mia figlia l’unica bambina italiana che non segue religione è mia figlia e per tutti questa cosa è strana, ci hanno chiesto di che religione siamo) la signora viene da un ambiente cattolico, di parrocchia, dove l’ateismo è ignorato, con tutto ciò che ne consegue. Severgnini mi sembra che nella sua risposta si “adegui” all’interlocutrice, ma ovviamente in quanto giornalista dovrebbe occuparsi di dare un’informazione corretta e invece come dici tu scrive delle enormità di una assurdità disarmante!

  5. carlo scrive:

    E’ mai possibile che Paniscus, che sembra insegnare alla mamma in questione ed a Severgnini, non sappia che l’ora di religione è all’interno del curriculum delle scuole di ogni ordine e grado così come da Concordato? Il fatto che la si scelga, ma è dal 1929 che si può scegliere, non significa che esce dal curriculum. Esattamente come si sceglie la seconda lingua straniera.
    E’ mai possibile che Paniscus non sappia che l’IRC non è tenuto da “persone scelte, abilitate e selezionate dalle Curie cattoliche”, ma per l’80% ( a tutt’oggi) da docenti con studi universitari alle spalle e che hanno fatto nel 2003 un concorso statale per titoli ed esami e che hanno una graduatoria regionale presso il Provveditorato? E che l’incarico per gli IRC è fatto dal dirigente? Alle Curie spetta solo verificare all’occorrenza che l’insegnante mantenga l’idoneità a quell’insegnamento, esattamente come ai provveditorati spetta certificare la bontà dell’insegnamento degli altri docenti. In mancanza, questi ultimi vengono licenziati ( ed a Milano è successo per uno di matematica).
    E’ mai possibile che non sappia che l’IRC si chiama così perchè in Italia la religione si chiama cattolica. In Germania si insegna IRP ( protestante) ed in Egitto IRI (islamica). Ogni paese ha la “sua” religione e tutti la prevedono. Capisco che legittimamente qualcuno non ritenga di carattere culturale tale insegnamento. Altri ritengono il contrario. Se non la si vuole nelle scuole che si faccia una legge in tal senso. Quello che non è condivisibile è questo atteggiamento di superiorità nei confronti di un insegnamento e di insegnanti che hanno solo la colpa di aver scelto questa docenza all’interno di regole e leggi stabilite.

    • Paniscus scrive:

      Carlo scrive:

      E’ mai possibile che Paniscus, che sembra insegnare alla mamma in questione ed a Severgnini, non sappia che l’ora di religione è all’interno del curriculum delle scuole di ogni ordine e grado così come da Concordato?

      Mi sa che hai equivocato, io lo so benissimo che sta nel curriculum. Per quale motivo hai pensato che non lo sapessi?

      Sta sul curriculum, ed è appunto prevista come materia FACOLTATIVA, con assoluta libertà di scelta se frequentarla o no, e senza nessun obbligo di fornire le motivazioni della scelta: da quasi 30 anni la legge prevede tale diritto, non come esonero che si concede per motivi eccezionali, ma come NORMALITA’.

      Quelli che non lo sanno sono evidentemente Severgnini e la sua lettrice, che continuano a cascare dal pero alla scoperta di una novità tanto strana e tanto sorprendente.

      E’ mai possibile che non sappia che l’IRC si chiama così perchè in Italia la religione si chiama cattolica.

      Anche qui, mi sa che hai capito male: lo so benissimo, che l’IRC si chiama così perché quella C vuol dire “cattolica”. Anzi, addirittura l’ho scritto chiaramente nel post, non una ma due o tre volte.

      Quelli che sembrano non saperlo sono proprio Severgnini e la sua lettrice, che insistono a ripetere che no, non è vero, l’ora di religione non è mica dottrina cattolica, ma è solo un corso di “storia di tutte le religioni”, o addirittura un corso di tuttologia in cui si può parlare di qualsiasi argomento a caso, dal sesso alle deportazioni naziste. Sei proprio sicuro che quei docenti tanto preparati e tanto specializzati come li descrivi tu, siano tanto competenti in tutti gli argomenti possibili, da poter tranquillamente scavalcare i compiti didattici dei colleghi di altre materie?

      Quello che non è condivisibile è questo atteggiamento di superiorità nei confronti di un insegnamento e di insegnanti che hanno solo la colpa di aver scelto questa docenza all’interno di regole e leggi stabilite.

      No, anche qui non ci siamo: la disapprovazione semmai è verso quei docenti che approfittano di una consuetudine scorretta (e la propagano), e che invece di insegnare la propria disciplina con i programmi previsti, si mettono a intrattenere gli alunni parlando di tutt’altro, cosa che non sarebbe MAI concessa a nessun insegnante di nessun’altra materia.

      La disapprovazione è anche verso chi si compiace di fare propaganda falsa, insistendo a ripetere (e a far credere alla gente) che l’IRC “non è un insegnamento confessionale di dottrina cattolica, ma è solo un corso di cultura generale sugli argomenti religiosi”, cosa che appunto non è vera, e questa non è un’opinione mia, ma è un fatto.

      E infine, la disapprovazione è verso chi pretende di fare le critiche ai massimi sistemi della società, dimostrando al contempo un’ignoranza abissale degli argomenti trattati. E qui ovviamente non parlo della lettrice, ma del giornalista. Se io fossi stata un professionista dell’informazione, oltretutto spiritoso e arguto come Severgnini ha fama di essere, e avessi ricevuto una lettera del genere (indipendentemente dall’essere a favore o contro l’ora di religione in sé), avrei risposto, sostanzialmente, quello che ho risposto qui:

      “Ma davvero ve ne accorgete solo ora, che la scelta di IRC è facoltativa? Coraggio, bravissimi, continuate così e forse tra un po’ vi accorgerete anche che non c’è più il Muro di Berlino, o che la musica non si ascolta più con le audiocassette a nastro!”

      • carlo scrive:

        Beh, Severgnini non è il massimo della precisione in materia di IRC, ed in certe parti fa danni. Se ti ho risposto è perchè ho intuito nel tuo post altrettanta imprecisione.
        1) E’ errato considerare l’IRC una materia FACOLTATIVA. Tale dizione nel mondo della scuola significa che la si può saltare bellamente senza scegliere altro ( vedi i vari corsi aggiuntivi). Invece su questa ora BISOGNA attuare una scelta. Infatti ti facevo l’esempio della seconda lingua: la seconda lingua NON è facoltativa, ma bisogna sceglierne una tra quelle proposte dalla scuola. Quindi la seconda lingua è curricolare.

        • Paniscus scrive:

          Infatti l’esempio della seconda lingua è sbagliato, perché non è vero che le due materie abbiano lo stesso status: la seconda lingua (immagino che tu parli delle medie inferiori) è appunto obbligatoria, solo che si può scegliere quale fare.

          E parlando di altri corsi aggiuntivi che si possono fare o non fare (che so, il laboratorio di teatro fuori dall’orario curricolare, o roba del genere), stai parlando di una TERZA cosa ancora diversa, ossia le materie “opzionali” che sono diverse da quelle “facoltative”.

          Sembra una questione di lana caprina, ma se la normativa dice esaattamente questo, ossia definisce le materie “facoltative” o “opzionali” come due cose dallo status diverso, non è colpa mia.

          L’IRC è definito proprio “facoltativo”, non “obbligatorio” e nemmeno “opzionale”.

          Tra le varie cose, contrariamente a ciò che sembri affermare tu, si può benissimo scegliere di non seguirlo e basta, senza fare altro in sostituzione.

          Si può richiedere l’attività alternativa (e tutte le scuole sarebbero obbligate a offrirla , anche se purtroppo questa parte della normativa è spesso disattesa) oppure la semplice assistenza per lo studio individuale, ma si può anche autorizzare semplicemente il figlio a uscire da scuola un’ora prima, o a farsi un’ora di pausa libera a metà mattinata, senza nessun obbligo, e nessuna differenza di trattamento nella valutazione complessiva. Certo che alle elementari si può fare solo se qualcuno viene a prenderselo e riportarlo, ma alle superiori il problema non si pone.

          Non è affatto un abuso o una scappatoia, è proprio una delle opzioni previste dalla legge. Il modulo di scelta riporta scritte tutte le scelte possibili…

    • Paniscus scrive:

      sempre secondo Carlo:

      Il fatto che la si scelga, ma è dal 1929 che si può scegliere,

      Veramente la normativa attuale è quella in vigore dagli anni Ottanta, che modificò profondamente quella del 1929.

      Davvero questo particolare è così sconosciuto?

      E addirittura, è sconosciuto addirittura da chi si mostra tanto coinvolto nella difesa dell’IRC, da lasciar immaginare che ne sappia abbastanza?

      saluti
      Lisa

      • carlo scrive:

        Certo che l’ha modificata profondamente. Ho solo detto che anche nel ’29 la si sceglieva. Allora però il termine era esonero.

        • Paniscus scrive:

          Certo che l’ha modificata profondamente. Ho solo detto che anche nel ’29 la si sceglieva. Allora però il termine era esonero.

          ——————

          Guarda che non ne faccio una questione nominale, ma sostanziale: il cambiamento è stato ben più profondo che un semplice cambio di terminologia.

          In passato, si assumeva che l’essere esposti a un corso di religione cattolica, gestito dalle curie, all’interno della scuola pubblica, fosse la normalità per tutti, che dovesse far parte della formazione ovvia e naturale di qualsiasi italiano, e che al massimo fosse consentita la possibilità di chiedere l’esenzione per motivi eccezionali.

          Secondo la legge di oggi, invece, non c’è nessun automatismo in tal senso, e le due scelte devono essere trattate come assolutamente paritarie.

          Non mi pare solo una questione di nome.

          L.

    • massimo scrive:

      Alle Curie spetta solo verificare all’occorrenza che l’insegnante mantenga l’idoneità a quell’insegnamento, esattamente come ai provveditorati spetta certificare la bontà dell’insegnamento degli altri docenti.

      E non cogli un’incogruenza in ciò?
      Se il provveditorato potesse giudicare l’idoneità di una persona che svolge un corso prematrimoniale in una parrocchia ti starebbe bene?

      Massimo

      • carlo scrive:

        Abbi pazienza, ma che c’entra il corso prematrimoniale? Questo è un problema delle parrocchie. Io dicevo, facendo un parallelo, che i provveditorati su istanza dei dirigenti scalastici possono “ispezionare” docenti che non si ritengono adeguati alla funzione, per motivi didattici o per altro. Così come, data la particolare natura concordataria dell’IRC la Curia valuta se l’insegnante insegna ciò che deve. Tanto per fare un esempio ( che poi è praticamente il solo) se un IDR in classe dicesse che Dio non c’è, è liberissimo, ma non può farlo da docente di religione.
        Se poi ti interessa sapere quello che si deve insegnare in questa ora basta fare un giro in rete. A partire dalla linee giuda del 2010.

        • Paniscus scrive:

          A partire dalla linee giuda del 2010.

          Questo lapsus (tastierae?) è meraviglioso :)

        • massimo scrive:

          Così come, data la particolare natura concordataria dell’IRC la Curia valuta se l’insegnante insegna ciò che deve.

          “la Curia valuta se l’insegnante [di una scuola statale] insegna ciò che deve”.
          Data la natura concordataria dell’IRC ciò appare congruo.
          Ma poiché considero le norme concordatarie un tumore nella costituzione di uno stato democratico, queste per me sono le intollerabili contraddizioni che ne derivano.
          Con il mio esempio volevo sottolineare questo aspetto.

          Ciao,
          massimo

    • ROB scrive:

      @ carlo

      Paniscus, non “sembra” insegnare alla mamma in questione ed a Severgnini … Paniscus “VUOLE” insegnare (anche ai lettori del suo blog) per far vedere quanto è brava. Poi se i fatti non si accordano con le sue idee:
      1) tanto peggio per i fatti
      2) sono gli altri che equivocano, lei conosce sempre alla perfezione l’argomento.

      Buona giornata.

      • Paniscus scrive:

        ROB:

        ti prego di spiegare esattamente quali sarebbero i “fatti che non si accordano con le mie idee”, e quali sarebbero i punti in cui io ho torto e Severgnini o la sua lettrice hanno ragione.

        Ritieni che non sia vero che l’iscrizione a IRC sia facoltativa?

        Ritieni che non sia vero che l’ “esonero” non esiste più?

        Ritieni che non sia vero che il corso è ancora confessionale esattamente come prima?

        Ritieni che non sia vero che, a fare lezioni sulle deportazioni e sui campi di sterminio, un insegnante di storia sia più qualificato di quello di religione?

        Prego, esprimiti!

        L.

        • ROB scrive:

          Non ho mai detto che Severgnini ha ragione e tu hai torto, deve essere una tua idea fissa quella di avere sempre ragione (dato che, come ho detto, conosci sempre alla perfezione l’argomento di cui si discute). Va bene, hai ragione tu, contenta?

          ***

          1) Severgnini parla di esenzione, non dice “facoltativa”, ma visto il pezzo che tu stessa hai definito “surreale” non vedo perché prendersela tanto. Si può tranquillamente definire un’inesattezza.
          2) Non conosco tutte le circolari e le comunicazioni di tutte le scuole d’Italia, quindi non so che termini siano usati. Di fatto potrebbe benissimo esistere, in qualche scuola, un modulo predisposto con la dicitura “ richiesta esonero IRC”. Se ci fosse un’intera classe che sceglie di non avvalersi dell’IRC su un modulo in carta libera recante quella dicitura non credo che l’UAAR sarebbe così codina da protestare perché “hanno usato il modulo sbagliato”.
          3) Hai usato l’indicativo il luogo del congiuntivo. Errore tanto più grave in quanto viene da un’insegnante. In ogni caso non conosco tutti gli insegnanti italiani, quindi non so come impostino i loro corsi.
          4) Severgnini dice testualmente, tra l’altro, “o all’orrore dei campi di sterminio e alle complicità italiane: i ragazzi DEVONO sapere queste cose, altrimenti c’è il rischio che si ripetano”; non dice niente su quale insegnante possa essere più o meno titolato a parlare dell’argomento. Di fatto si tratta di un argomento che si può affrontare da molti punti di vista, anche da quello religioso.

          • PinoMamet scrive:

            Non direi: Severgnini scrive “fossi il ministro, renderei obbligatorio…” e spiega il perché. “i ragazzi DEVONO” (scritto bello grosso, in stile adolescente di FB…) “sapere queste cose”.

            ne consegue che per Severgnini l’unico modo per conoscere la storia sia frequentare… l’ora di religione!

          • ROB scrive:

            @ PinoMamet

            L’avrà anche scritto in fretta ma le testuali parole sono: “Ci sono molte cose su cui ragionare, a cavallo tra fede, storia, educazione civica”

            Quindi mi sembra che anche tu voglia stiracchiare le parole di Severgnini “pro domo tua”.

          • PinoMamet scrive:

            Ma riportiamo tutto: “Fossi il ministro, renderei obbligatoria l’ora di religione, oppure la toglierei del tutto (ma qui scattano le ipocrisie ecclesiastiche). Ci sono molte cose su cui ragionare, a cavallo tra fede, storia, educazione civica.”

            Bene, dal contesto è chiarissimo che Severgnini, quando parla delle molte cose di cui ragionare, sta parlando dell’ora di religione.

            Quindi sei in errore tu quando scrivi “non dice niente su quale insegnante possa essere più o meno titolato”. Ma è un errore più che comprensibile:

            infatti risulta incoerente il pensiero di Severgnini, visto che dice che (parafraso per capirci): queste cose DEVONO essere insegnate- sono cose a cavallo tra fede storia e vattelapesca (ergo vanno insegnate dall’insegnante di religione, che per tutto il pezzo è stato difeso da Severgnini e di cui si sta parlando)- QUINDI l’ora di religione va resa obbligatoria… o cancellata del tutto!

            Ben difficile fare una critica coerente a un ragionamento di questo tipo…

            va bene che avrà scritto in fretta, per carità.

          • ROB scrive:

            @ PinoMamet

            D’accordo, siccome parla dell’insegnate di religione ne consegue che…
            In ogni caso non credo interessi sapere di chi è l’errore (ammesso che di questo si parli) anzi possiamo dire che è mio, così chiudiamo la questione. Il punto è che il pezzo è “surreale” “incoerente” e così via…anzi il sospetto è che sia stato scritto appositamente in tal modo proprio per permettere di poterlo tirare da qualsiasi parte (a seconda della convenienza, eventualmente, ma questa è un’altra storia).

          • PinoMamet scrive:

            Sono d’accordo!

    • PinoMamet scrive:

      ” E’ mai possibile che non sappia che l’IRC si chiama così perchè in Italia la religione si chiama cattolica. In Germania si insegna IRP ( protestante) ed in Egitto IRI (islamica). Ogni paese ha la “sua” religione e tutti la prevedono”

      Completamente falso, caro Carlo.

      Prima di tutto non è vero che ogni paese ha la “sua” religione;
      né dal punto di vista storico (in Italia per esempio abbiamo almeno tre confessioni storiche: cattolicesimo, protestantesimo ed ebraismo), né dal punto di vista legale (il cattolicesimo non è più “religione di Stato” da un bel pezzo).

      Non è neanche vero che tutti i paesi prevedano l’insegnamento della religione, tantomeno di una presunta “religione nazionale”:

      http://it.wikipedia.org/wiki/Insegnamento_della_religione_cattolica_in_Italia

      c’è uno schema che riporta come si comportano i vari paesi europei (tralasciando il resto del mondo: non credo sia insegnata in Giappone, e da contatti personali credo neppure in Israele, per esempio…):
      vedrai che in moltissimi casi l’insegnamento non è obbligatorio, e in molti casi l’insegnamento è a-confessionale o pluri-confessionale.

      ciao.

  6. Miguel Martinez scrive:

    Sono sempre il 99% di giornalisti cialtroni che rovinano la reputazione dell’1% di giornalisti seri.

  7. MOI scrive:

    Mi sorprende che Severgnini non si sia gettato a capofitto a lodare sperticatamente la scuola inglese …

  8. MOI scrive:

    l’ora di religione non consisterebbe in un messaggio dottrinale e ideologicamente schierato, bensì in un insegnamento puramente accademico, neutrale ed equidistante, sulla “storia di tutte le religioni”, e che costituirebbe un arricchimento culturale per tutti, anche per chi non è credente.
    [Cit.]

    ————————————–

    Magari, ne sarei acceso sostenitore !

    Ma la materia scolastica NON è così !

  9. MOI scrive:

    “Ma davvero ve ne accorgete solo ora, che la scelta di IRC è facoltativa? Coraggio, bravissimi, continuate così e forse tra un po’ vi accorgerete anche che non c’è più il Muro di Berlino, o che la musica non si ascolta più con le audiocassette a nastro!”

    [cit.]

    Lettura consigliata al riguardo:

    http://www.sironieditore.it/libri/libri.php?ID_libro=978-88-518-0103-8

    “L’estinzione dei tecnosauri
    Storie di tecnologie che non ce l’hanno fatta”

    di Nicola Nosengo

  10. MOI scrive:

    http://www.uaar.it/news/2013/10/18/gran-bretagna-scuole-religiose-sempre-piu-rischio-segregazione/

    Ecco perché Severgnini NON ne parla … comunque può essere un Monito per la Scuola Italiana: la Laicità NON può e NON deve seguire logiche di ostilità asimmetrica !

    • MOI scrive:

      La VERA morale laica, tanto per cambiare è sempre la stessa:

      http://www.youtube.com/watch?v=ueaUCIXWIBI

    • Paniscus scrive:

      Ma lui non si immagina nemmeno che l’IRC possa essere considerata una pratica settaria o segregante: lui è convinto che sia esattamente il contrario, ovvero che l’ora di religione cattolica serva apposta per garantire un’ora di dibattito libero e pluralista in cui si può chiacchierare di qualsiasi cosa… e che siano i laici ad essere così ottusi, settari e indottrinati da non volerne approfittare!

      L.

      • ROB scrive:

        @ Paniscus
        Potresti chiedere direttamente a Severgnini cosa ne pensa, così ti togli il dubbio ed eviti le conclusioni affrettate.
        ***
        “e che siano i laici ad essere così ottusi, settari e indottrinati da non volerne approfittare”

        Non so se è involontario ma il tuo “laici” messo così sembra un sinonimo di atei, il che è ancora peggio degli errori sui congiuntivi.

        http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/L/laico.shtml

        • Paniscus scrive:

          Non è colpa mia se molti ignoranti pensano che il termine “laico” sia sinonimo di “ateo”, e se quegli stessi ignoranti, di conseguenza, pensano che anche gli altri lo utilizzino così.

          Affari loro…

          • ROB scrive:

            Tu insegni vero? Attenzione a distribuire patenti di ignoranza e destra e a manca …
            (L’eventuale scusa di insegnare una materia scientifica e non letteraria non vale)

  11. Paniscus scrive:

    Rob, è possibile sapere che lavoro fai?

    • ROB scrive:

      Perché? Avrebbe importanza? Alla fine siamo solo dei nick che esprimono opinioni (esclusa la padrona di casa).

      • Paniscus scrive:

        Visto che tu ti senti in diritto di tirare deduzioni, giudizi e battute riguardo al mio lavoro, e di interpretare le mie posizioni in base a quello, non vedo cosa ci sia di strano se ti si chiede di dichiarare il tuo.

        Quanto al resto, no, non penso affatto che “siccome siamo nick” allora è normale divertirsi a recitare personaggi fasulli senza nessun impegno etico di coerenza e di onestà.

        Io sono quasi 20 anni che sto su internet, ma francamente ho sempre detto quello che pensavo realmente e che sosterrei allo stesso identico modo anche in una discussione dal vivo.

        • ROB scrive:

          @Paniscus

          Io scrivo quello che penso cercando di attenermi ai temi dei post o dei commenti; ci riesco? Non sta a me dirlo. Ovviamente qualche volta posso risultare sarcastico, ironico, pungente etc. anche qui non sta a me dirlo, chi legge può sentirsi in sintonia oppure offeso da quello che dico e non posso farci niente. Detto questo non credo di aver mai insultato nessuno nei post che ho scritto sul tuo blog (a meno che non si sia iper-sensibili o particolarmente permalosi, ma è un rischio da mettere in conto). Il fatto che si sia solo dei nick non esclude affatto la coerenza e l’onestà nelle cose che si scrivono. Mi sono permesso di citare il tuo lavoro semplicemente perché tu, da padrona di casa, ogni tanto ne parli. Se non lo ritieni opportuno, o ti ritieni offesa, non hai che da dirlo e non ne farò più riferimento, anzi, sempre se lo ritieni opportuno, posso anche levare le tende. Dipende da te. Ammetto che non fa piacere sentirsi criticati, ma la critica va affrontata anche con il sorriso sulle labbra, cosa che tu, permettimi, qualche volta non riesci a fare (e chiarisco che sto parlando esclusivamente con riguardo al blog e ai post che ci scrivi). Se mi sembra di notare un’incoerenza (soprattutto da chi si definisce razionale) e ho qualcosa da dire al riguardo intervengo. Se invece vuoi solo commenti adoranti e approvanti (si può dire? Scusa il neologismo) non fa per me.

          In ogni caso grazie per l’ospitalità sin qui dimostrata.

  12. MOI scrive:

    Video realizzato dal gruppo laicità della CGIL e dalla Comunità Valdese (!) di Savona.

    http://www.youtube.com/watch?v=ex76pn9IjOE

    VS

    Padre Livio Fanzaga

    http://www.youtube.com/watch?v=NfaeyQ5Jkds

  13. MOI scrive:

    Va be’ … non parla di religione, ma pur sempre di scuola:

    ** SEGNALO **

    http://www.youtube.com/watch?v=QYzQ4pgTMxY

    CHE TEMPO CHE FA

    20/02/2011

    – Paola Mastrocola presenta “Togliamo il Disturbo”.

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