Fenomenologia dell’Anticipatario

La pimpante signora ha tre figli, due alle elementari, e uno di 13 anni. Adesso, poco prima dell’ora di scuola, confida di aver tirato un po’ il fiato con le corse all’accompagnamento mattutino, perché il primogenito finalmente prende l’autobus da solo.

Segue sorriso fiero da mamma commossa: “Sai, ha appena iniziato il liceo!”

Io nicchio appena: “Di già? Avevo capito che fosse ancora alle medie!”

Interlocutrice, sempre più sfavillante: “No, no, è andato un anno avanti! TUTTI E TRE i miei figli sono andati un anno avanti!!!!!

Comincio a capire l’antifona. Il messaggio non è l’anticipo in sé, è l’importanza data alla cosa, considerata evidentemente un atto di distinzione di cui vantarsi con tutto l’universo mondo, compresa una conoscente recentissima e incidentale. Tutti e tre i figli anticipatari a scuola, pensate un po’ che famiglia di cervelloni brillanti! Non ho voglia di polemizzare, ma a precisare che a impressionarmi ci vuole ben altro, un po’ ci tengo.

Per cui, la butto là in maniera vaga, dicendo che “No, invece in casa mia l’idea non è mai stata contemplata”.

“Eh, sì, lo so che c’è qualcuno che è contrario… ma sai, se un bambino è veramente precoce e maturo, lo si vede subito se è pronto o no!”

Ah.” prendo atto. “E i tuoi sono stati tutti e tre tanto precoci?”

“Ma sì… avevano tutti e tre imparato a leggere e scrivere prima dei cinque anni! A rimanere un anno in più alla scuola materna, si sarebbero sicuramente annoiati!

Mi verrebbe da ribattere “dilettanti!” ma soprassiedo. “Ma che strano… la mia leggeva e scriveva anche a quattro, ma alla materna non si è mai annoiata!”

“E tu l’anticipo non gliel’hai fatto fare? Che peccato, se era davvero così precoce!”

Provo a buttarla in battuta, ma non troppo: “Non gliel’ho fatto fare perché mi è bastato essere stata mandata un anno avanti io, come andava di moda negli anni settanta. E oltretutto ero nata a settembre…”

“Ah, ma guarda che coincidenza… anche la mia seconda figlia è nata a settembre, ma l’ho mandata un anno avanti lo stesso! Pensa che ha cominciato la prima quando aveva compiuto cinque anni da pochi giorni!

Non c’è verso, il compiacimento è inossidabile. A questo punto, un minimo di osservazione critica, più educatamente possibile, la faccio:

“Guarda che ciò che volevo intendere è che io, all’epoca, non l’ho affatto vissuta bene… soprattutto dopo, in adolescenza!”

Occhioni stellanti e interrogativi: “Ma no, dai, speriamo di no, se adesso è contenta, perché mai dovrebbe trovarsi male dopo tanti anni?”

Spiego pazientemente: “Non hai mai pensato che, ad esempio, per una ragazzina in crescita, avere 12 anni in una classe in cui quasi tutti ne hanno 13 e qualcuno ne ha quasi 14, possa essere duro dal punto di vista emotivo?

“Ah, bè, certo, quello sì… ma io parlavo solo di risultati scolastici! Be’, è vero, hai ragione, da un punto di vista emotivo le difficoltà potrebbero esserci…”

Potrebbero esserci, ma questa previdentissima e scrupolosissima mamma, tanto attenta all’educazione dei suoi rampolli, le aveva liquidate in un attimo. Anzi, mi viene il dubbio serio che in tutti questi anni non le avesse proprio mai ipotizzate, che gliele abbia fatte venire in mente io, per la prima volta, stamattina.

Per evitare di trascendere, ripiego sul dettaglio tecnico: “Ma poi, scusa, come hai fatto a farle fare l’anticipo se è nata a settembre? Non c’è un limite di legge fino ad aprile?”

“L’ha potuto fare perché è andata in una scuola privata! Ovviamente tutti i miei figli sono sempre andati in scuole private!”

Ah, ovvio. Adesso si spiega. Si spiegano la mamma, i figli, e tante altre cose.

“Ma adesso il grande alle superiori dove va?

“Continua ad andare nella stessa scuola di prima, dai Padri Gallinacci (*), hanno anche il liceo… solo che, appunto, prima lo accompagnavamo noi, adesso ci va da solo! Tanto è un ambiente che già conosceva bene!”

Improvvisamente alla signora squilla il cellulare.
Risponde, e la vedo sbiancare di colpo, come all’impatto con una notizia drammatica.

Capisco confusamente che sta parlando con la propria madre, e colgo una serie di gridolini sgomenti: “Ma dove? Come? Che è successo? Calmati, per carità, calmati! Devo venire io? Ma come sta?”, e io mi allontano imbarazzata.

Quando riattacca con un sospirone, notato che è ora di darmi una mossa per arrivare al lavoro, la saluto chiedendole se sta bene, e auspicando che non sia successo nulla di serio.

“Ma no, per fortuna, niente di grave! E’ quello sbadatone di mio figlio che non è riuscito ad arrivare a scuola perché ha preso l’autobus nel verso sbagliato e si è perso… poi era troppo in imbarazzo per dirlo direttamente a me, e allora ha chiamato la nonna!”

Come volevasi dimostrare, l’Anticipatario medio è quel caratteristico figliolo eccezionalmente precoce, eccezionalmente maturo, eccezionalmente autonomo, che finalmente può recarsi da solo in un luogo che già conosceva bene, e che è tanto più avanti dei suoi coetanei da dover stare per forza con quelli di almeno un anno in più, altrimenti si annoia.

—————

(*) ovviamente, il nome dell’ordine religioso è stato sostituito con un termine di fantasia. Tutto il resto esiste realmente.

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14 risposte a Fenomenologia dell’Anticipatario

  1. ROB scrive:

    Dedurre una conclusione da UN CASO di banale dimenticanza non è molto scientifico…

  2. Paniscus scrive:

    Ma io le deduzioni le ho tratte sulla madre, mica sul figliolo…

    Che oltretutto, la scuola, se ho capito bene qual è, è in pieno centro cittadino, dove le automobili private non entrano, e in un luogo molto vicino ai tipici punti di incontro per le passeggiate nel tempo libero, anche dei gruppetti di ragazzini (che normalmente, che so, il sabato pomeriggio si danno appuntamento davanti alle rispettive scuole per poi andarsene in giro). Quindi, il fatto che quel ragazzo, anticipatario o meno che fosse, abbia potuto arrivare a 13 anni senza aver MAI preso un autobus da solo per avvicinarsi alla zona della scuola e incontrarsi con gli amici, qualche dubbio me lo fa venire su quanto sia stato educato all’autonomia e quanto sia stato realmente considerato “più maturo della sua età”.

    E anche questa, ovviamente, è un’osservazione sulla madre, mica sul figlio.

    L.

  3. Paniscus scrive:

    E aggiungo, a scanso di equivoci: la condizione di anticipatario, ossia di “ragazzo che ha un anno di meno degli altri”, e che dovrà continuamente confrontarsi con compagni biologicamente e psicologicamente più grandi… non influisce solo sull’inserimento iniziale alle elementari, ma ce la si porta dietro per tutta la propria vita scolastica, ossia per i successivi 10 o 15 anni.

    Mandare un figlio a scuola un anno prima solo perché “sembra” precoce a cinque anni, senza minimamente porsi il problema che a 10, a 12 o 15 potrebbe anche non esserlo più, mi pare una scelta di una miopia e di un egocentrismo devastante, giusto per dare la soddisfazione ai genitori di “dimostrare” al mondo che il proprio figlio è più bravo della media.

    Mandare automaticamente il secondo figlio un anno avanti SOLO perché ormai c’era già andato anche il primogenito, e pareva brutto anticiparne uno sì e uno no (senza tenere conto minimamente delle differenze di maturità individuale, o dell’età effettiva secondo il mese di nascita), mi pare pure peggio.

    Almeno i miei genitori, parecchi decenni fa, alla fine si resero conto che non era poi stato tutto ‘sto vantaggio clamoroso, e infatti col secondo figlio si comportarono diversamente, nonostante lui fosse in età per essere un po’ meno distaccato rispetto a me (essendo io nata a settembre, mentre lui a giugno). E non sarebbe nemmeno l’unico caso che conosco, ovvero di famiglie che hanno entusiasticamente buttato allo sbaraglio il primo figlio, ma poi col secondo ci hanno ripensato. :)

    L.

  4. Roberto scrive:

    Della serie “l’aneddoto personale non richiesto” siccome 14 anni ero alto 1.80 e a sedici 1.95, ho benedetto ad ogni giorno di scuola i miei che mi hanno fatto fare l’esame di quinta elementare dopo la quarta….già mi sentivo mostruoso rispetto a quelli di un anno più grandi di me, figuriamoci con i coetanei….(comunque qui da noi l’anticipo è vietato e a scuola ci vai a quattro anni compiuti, quindi se sei di ottobre ci vai a quattro anni ed 11 mesi)
    Ciao

  5. paniscus scrive:

    Vuoi dire che i tuoi genitori ti hanno fatto saltare un anno solo perché eri fisicamente più grosso della media, senza nessuna considerazione sulla maturità psicologica e cognitiva?

    • Roberto scrive:

      È una domanda seria o stai scherzando?

      • paniscus scrive:

        No, è una domanda serissima. Perché?

        Semplicemente, i ritmi di crescita (sia fisica che psicologica) non sono prevedibili a distanza di qualche anno, tutto lì.

        A te è andata bene, ma è stato un caso, poteva benissimo capitarti il contrario.

        Io (che pure non avevo particolari svantaggi fisici rispetto alla media, e che generalmente non dimostravo un anno di meno a colpo d’occhio immediato), per tutta la mia vita scolastica mi sono sempre vergognata terribilmente di “essere piccola” rispetto agli altri, e l’ho vissuta sempre come una cosa imbarazzante da dover giustificare, spiegare e magari nascondere.

        E di sicuro la cosa ha avuto ripercussioni esclusivamente negative sulla mia autostima e sulla mia sicurezza.

        Il tutto, senza averne come controvalore nessun vantaggio concreto a lungo termine.

        L.

      • Roberto scrive:

        Perché uno che fa saltare una classe al figlio perché è più alto della media è un perfetto idiota.

        Allora seriamente, no, non sono stato allevato da perfetti idioti.

        Credo proprio che insieme alla maestra avessero provato a valutare pro e contro (e la statura non è stata sicuramente presa in considerazione, anche perche a 9 anni ero abbastanza normale) e si, ho avuto fortuna, la scelta non ha avuto nessuna ripercussione negativa. Il vantaggio concreto è stato quello di poter “perdere” un po’ di tempo all’università tra erasmus, basket e viaggi vari e finire lo stesso intorno ai 23 anni. Nulla di che, lo ammetto, ma lo rifarei

      • roberto scrive:

        vorrei aggiungere che non ho fatto la primina, ma ho fatto da privatista l’esame di quinta elementare dopo la quarta.
        credo che a 8-9 anni sia meno azzardato (pur restando sostanzialmente una scommessa) fare una previsione sullo sviluppo psicofisico di un bambino piuttosto che a 4-5

        • Paniscus scrive:

          Ma dalle tue parti era normale fare una cosa del genere (ossia, saltare una classe intermedia a percorso già iniziato)? Io non ho mai conosciuto nessuno che l’avesse fatto (se non nei ricordi vaghi di gente molto più vecchia di me), e negli ambienti che conosco io sarebbe apparsa come una cosa inimmaginabile.

          La totalità di quelli che ho conosciuto io, che fossero “andati un anno avanti”, o erano andati in prima a cinque anni (in scuole private, perché nella statale era vietato), oppure avevano completamente saltato la prima (avendo già imparato i fondamenti della lettura e scrittura per conto proprio), facendo poi un esamino di idoneità per iscriversi direttamente in seconda.

          Ovviamente, non si attribuiva la minima importanza alla maturazione degli aspetti relazionali in un gruppo classe, ma si pensava che tutta la prima elementare, in blocco, servisse solo per imparare a leggere e a scrivere per chi partiva da zero. Quindi, se il bambino aveva già imparato prima, si pensava che lo scopo fosse stato già raggiunto, e che tanto valeva mandarlo direttamente in seconda, perché altrimenti “in prima si sarebbe annoiato”. Ossia, più o meno lo stesso ragionamento di chi adesso (che invece è consentito) deve per forza mandarlo in prima a cinque anni “perché all’asilo si annoia”.

          E la cosa curiosa è che questa procedura era diffusissima tra i figli di insegnanti (che evidentemente si pensava che dovessero aver ciucciato l’alfabetizzazione direttamente col latte materno), mentre oggi gli insegnanti sono quasi tutti contrari.

          Di spiegazioni possibili ce ne avrei anche, ma magari ci faccio un post nuovo…

        • roberto scrive:

          non conosco nessuno che abbia “saltato” la quinta elementare, ma ho un amico mio coetaneo, intorno ai quaranta quindi, che ha fatto l’esame di terza media dopo la seconda.

          dovrei chiedere a mammà, ma se non ricordo male l’iniziativa era stata della maestra che aveva notato che effettivamente in classe mi annoiavo, o comunque che ero più veloce dei miei compagnucci. poi i miei sono stati contenti dell’idea (non per nulla vengo da una famiglia di insegnanti :-) ), io ero contento di fare lezioni al pomeriggio con mammà, ero un pochino secchione (si parla di un’epoca in cui non avevo ancora scoperto ragazze, birra e basket ;-) ) e insomma la cosa ha funzionato.

          poi personalmente io con i miei figli non l’avrei fatto nemmeno se fosse possibile, ma immagino che posso essere accusato di essere un papà chioccia….

  6. MOI scrive:

    Il paradosso dell’ “Aver fatto la Primina” , come si dice quivi, è che gli adolescenti più a proprio agio con “coetanei” (ovviamente intesi come “fascia d’età”) più grandicelli … sono i più “tamarri”, mica i più “secchioni” ! Anzi ! E si parla pure di 2 o 3 anni, mica solo 1 …. “Tamarri” che per altro sono anche i meno intimidibili dalla precocità auxologia congenita femminile delle compagne di scuola.

    • Paniscus scrive:

      E infatti, secondo te, per quale motivo alle medie inferiori le bocciature sono quasi scomparse (primina o non primina)?

      Per un malinteso senso di buonismo? NOOOOO.

      Per paura dei ricorsi? NOOOOOOO.

      Il vero motivo per cui alle medie non si boccia praticamente più nessuno è proprio la paura di causare scompensi relazionali nelle classi, mettendo a contatto troppo stretto ragazzi di età diverse, e di livelli di sviluppo psicofisico troppo diversi. Ossia, in pratica, il terrore che il pluriripetente, più grande, grosso e scafato (e spesso proveniente da una famiglia che lo segue poco, e portato ad assumere atteggiamenti “da grande” più in fretta degli altri), “rovini” la classettina per bene dell’anno successivo.

      Paradossalmente, quelle pochissime volte che si boccia alle medie, a parità di risultati scolastici (che devono essere veramente pessimi)…

      … è molto più facile che si bocci il ragazzino mite, sprovveduto, immaturo, che non capisce nulla e non studia nulla ma non dà fastidio a nessuno, piuttosto che quello che a 13 anni fa il bulletto, fuma, e ostenta linguaggio sconcio con un bel vocione baritonale già sviluppato.

      Se questo deve pure confrontarsi con gli anticipatari che non hanno ancora compiuto 11 anni, non la vedo benissimo per loro :(

  7. MOI scrive:

    Iniziare a 5 anni ? … Iniziare a 6 anni ? Ma … quand’ è che si smette ? Con la fine di un percorso istituzionalizzato di studi “finisce tutto” ?!

    Dipendsse da me, tutte le scuole d’Italia di qualsiasi ordine e grado dovrebbero avere la seguente lapide incisa sul portone d’ingresso, accanto a quella che le identifica e qualifica:

    “L’ istruzione è obbligatoria … ma l’ ignoranza è facoltativa !” [cit.]

    Gian Carlo Pajetta lo diceva da Comunista, accesissimo fautore della Pubblica Istruzione. Ma consapevole del fatto che l’ Idealismo esce sempre malconcio dall’ incontro-scontro con la realtà effettiva degli autentici (!) ambienti culturali umani …

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