La Rivoluzione d’Ottobre della scuola di centrodestra

Orizzontescuola, insieme ad altri siti di informazione, ci fa sapere che i deputati Faenzi e Rossi del PDL hanno presentato una proposta di legge per riportare l’inizio dell’anno scolastico al primo ottobre.

Tale modifica, le cui motivazioni  integralmente si possono leggere qui,  secondo i firmatari sarebbe provvidenziale sia per la scuola (che in tal modo avrebbe più tempo per svolgere gli esami di recupero e preparare adeguatamente la programmazione del nuovo anno scolastico), sia per il mondo del turismo, che ne riceverebbe una benefica boccata di risorse supplementari.

In un maldestro tentativo di imitazione del più maldestro stile social-premuroso-istituzionale di sinistra, osano perfino elencare la motivazione scolastica per prima, illudendosi di apparire credibili.

Intanto, milioni di genitori allarmati si preoccupano di come farebbero a gestire i tempi di inattività scolastica dei figli (traduzione spicciola: “e a me chi me lo tiene il pupo quando  devo andare a lavorare?”) se le loro lunghe vacanze estive dovessero durare anche qualche settimana in più.

La prima reazione è di sollievo: almeno questi sono di destra. Così, almeno, non salteranno su i soliti imbufaliti a tuonare che è l’ennesima intollerabile prevaricazione della lobby degli insegnanti fannulloni statalisti e sindacalizzati che già c’hanno tre mesi di ferie e adesso pretendono di lavorare ancora meno.

Comunque, state tranquilli: non è nuova. Ogni due o tre anni c’è qualcuno che ci prova, riceve un po’ di pernacchie, e la cosa finisce lì.

Ma attenzione: non è che ci prova a realizzare davvero il progetto; ci prova solo a presentare una proposta sulla carta, e a fare in modo che venga pubblicizzata dai media, ben sapendo che non supererà mai alcun esame preliminare in Commissione, e che quindi in Parlamento non verrà nemmeno mai discussa.

L’unico motivo per cui ogni tanto qualcuno vi ritorna su è molto semplice: è una vecchia fissazione delle categorie commerciali legate al turismo e all’intrattenimento, albergatori, ristoratori, agenzie di viaggi, parchi di divertimenti e locali notturni, che in tal modo spererebbero di prolungare gli incassi, o di raccogliere più clientela tra chi non può permettersi di muoversi in alta stagione.

Ogni tanto, qualche singolo rappresentante della categoria, che conosce personalmente un parlamentare legato al proprio territorio, gli chiede di provare a presentare l’ennesima versione della proposta. L’onorevole, anche se sa che non passerà mai, e anche se magari non è nemmeno personalmente d’accordo, lo accontenta, perché tanto a lui non costa niente, e anzi ci guadagna una citazione in più sui giornali e in televisione, che fa sempre brodo.

Normalmente si tratta di deputati eletti in distretti del Sud (dove il settore economico del turismo è importante, e dove la cosa potrebbe anche sembrare più plausibile, perché in effetti il caldo dell’estate dura di più).

Stavolta l’unica novità è che almeno una dei due è toscana.

E di dov’è, esattamente?

E’ stata sindaco di Castiglione della Pescaia, amena località maremmana che vive di turismo.

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