Lettera affettuosa a una giovane femminista romantica da parte di una razionalista di mezza età

Cara Caroline Criado-Perez,

ho circa 15 anni più di te, e ho un blog anch’io, anche se con meno pretese.

Ti conosco mediaticamente come “quella che ha fatto sostituire Charles Darwin con Jane Austen” sulle banconote inglesi, e che si è beccata una serie di minacce e insulti telematici per questo. Addirittura, pare che una persona sia stata arrestata e denunciata penalmente  per tali inconsulte reazioni.

Devo ammettere che la dinamica completa della vicenda non mi è perfettamente chiara.

Innanzi tutto, data la stagione, il tutto è capitato in un un momento in cui mi sono permessa un paio di settimane di vacanza, e non ho avuto l’opportunità di accedere a internet tutti i giorni. Per cui, sono venuta a conoscenza dei vari episodi  tutti insieme, senza potermi fare un’idea chiara della sequenza temporale. Immagino anche che questo concetto, per te, possa essere ostico da capire, essendo cresciuta e maturata in un contesto in cui è inconcepibile stare scollegati dalla rete per più di un’ora alla volta, e in cui chiunque, ovunque vada, ha sempre con sé una saldissima scorta di dispositivi portatili, che gli assicurano connessione illimitata 24 ore su 24.

Forse arriverà il giorno in cui anche tu la apprezzerai, la libertà occasionale di essere socialmente irreperibile per qualche giorno, ma il punto non è questo .

E dunque, andrò al punto più crudo: ma con tutta la tua indubbia preparazione, e il tuo aggiornato colpo d’occhio sulla realtà culturale del mondo che ti circonda, proprio non ti era venuto in mente che esultare pubblicamente alla rimozione di una diffusissima effigie di Charles Darwin e alla sua sostituzione con quella di una letterata sentimentale (e per di più, vantarsi di essere stata l’artefice attiva di quella sostituzione) avrebbe inevitabilmente sollevato una bufera che la metà basta?

Ma torniamo ai due protagonisti storici della controversia.

Tu avrai probabilmente avrai pensato che sostituire l’icona di un maschio (e per di più anziano e con la barba bianca, oltre che scienziato e razionalista), con quella di una femmina (e per di più elegante e graziosa nei suoi merletti frou-frou, oltre che sensibile artista) avrebbe rappresentato automaticamente, dal punto di vista culturale e politico, una vittoria femminile; e avrai pensato che qualsiasi donna, per il solo fatto di essere donna, non avrebbe potuto che plaudire con sollievo e identificazione a questa trovata.

Peraltro, la notizia può essere sembrata molto più nevralgicamente simbolica di quanto non fosse in realtà: a quanto risulta da fonti generiche, come wikipedia, mi pare di aver capito che l’avvicendamento dei ritratti sulle banconote britanniche sia un fatto abbastanza comune, e che sia normale che qualcuna di queste figure sia sostituita, in media, ogni decina d’anni.

Per cui, ti giuro, in questo contesto non è un problema che Charles Darwin se ne vada perché ha completato il suo turno, come anni fa Michael Faraday è stato sostituito da un musicista, dopo aver a sua volta rimpiazzato nientemeno che William Shakespeare.

E in effetti è vero che, nel complesso, le donne siano state poche. A parte regine e principesse, le poche che hanno avuto spazio sui famigerati biglietti appartengono solo al mondo dell’attivismo umanitario: è vero che non ci sono donne di scienza (o meglio, ce n’è una, Florence Nightingale, che, oltre ad aver formalizzato le basi scientifiche delle moderne professioni paramediche, fu anche una notevole esperta di matematica applicata e di statistica, ma questo non lo sa quasi nessuno, ed è molto più edificante celebrarla come instancabile angelo della lampada o volontaria di carità), ma nemmeno le artiste o le letterate sono rappresentate meglio.

Da questo punto di vista, siamo d’accordo: qualche donna in più ci starebbe bene.

Ciononostante, a me come a tanti altri, uomini o donne indifferentemente, la tua brillante trovata non ha risvegliato alcun senso di soddisfazione.

Perché col cavolo che è stata presentata pubblicamente come una valorizzazione dell’ingegno femminile, in generale, contro la dittatura culturale governata esclusivamente da maschi.

Al contrario, è stata percepita come un “togliamoci finalmente dai piedi questo noioso vecchio patriarca pieno di pretese spocchiose, e rivalutiamo la bellezza e la simpatia di chi scriveva storie d’amore fregandosene delle certezze della scienza”.

E a questo punto, dall’alto dei circa quindici anni che ho più di te, devo ammettere un’evidenza assolutamente politically incorrect: ovvero, che la letteratura di Jane Austen, almeno quella che mi è finita per le mani durante l’adolescenza, come a moltissime ragazze di tutto il mondo, l’ho sempre trovata di una noia mortale.

Ammetto anche di averla letta quasi esclusivamente in traduzione, e immagino che nella traduzione (e specialmente nelle provincialissime traduzioni italiane di trent’anni fa) possa essersi persa una componente notevole del valore letterario dell’opera.

Ma se ci si astiene dall’analisi stilistica e lessicale, e ci si limita  alla valutazione delle trame, delle ambientazioni, e della psicologia dei personaggi, i dubbi si dissipano immediatamente: oggi come oggi, non metterei mai in mano a mia figlia un  polpettone del genere, almeno finché non sarà agli ultimi anni delle superiori e sarà  tenuta a conoscerli per ragioni scolastiche (dopo essersi fatta una sufficiente cultura generale sull’evoluzione storica delle società e sui contesti in cui certe storie si situavano).

Ma siamo obiettivi, giovane Caroline: che cosa ci sarebbe di innovativo e di rivoluzionario nelle trame della Austen, se non il fatto in sé che la loro ideatrice sia una donna? Al massimo, si può apprezzare che alcune delle sue protagoniste siano donne intelligenti e spiritose, questo sì, ma a riconoscere questo  valore c’era arrivato anche Boccaccio cinquecento anni prima, dandosi molte meno arie.

Ma di esemplarmente innovativo, queste ragazze, cosa fanno? Anche se il mio campionario è limitato (e, ripeto, appannato dalla traduzione o dalla noia scolastica), mi pare di ricordare che non ce ne sia una, almeno non tra quelle più note, che abbia la sia pur minima ambizione anticonvenzionale. Il loro unico obiettivo di realizzazione vitale, quasi in automatico, è quello di sistemarsi economicamente e socialmente tramite un regolare matrimonio. Ce ne fosse una che sogna di fare il medico, o l’esploratrice, o l’astronoma (e qualcuna ce n’era già, all’epoca, poche scuse): no, ci mancherebbe, l’unica cosa che vogliono è sposarsi, e fare felicemente le casalinghe. E naturalmente, le casalinghe di buona famiglia, di quelle che non devono preoccuparsi nemmeno di fare il bucato o di rigovernare, perché hanno qualcuno che lo fa al posto loro.

Almeno, Charles Darwin, pur venendo a sua volta da una famiglia benestante e ben servita, a vomitarsi l’anima sul ponte della nave, o a imbrattarsi di fango per raccogliere reperti naturalistici in Patagonia, ci andava di persona.

Quello che probabilmente non hai colto, cara Caroline, è che il problema non sta nell’entusiasmo sincero di accogliere Jane Austen, ma nella soddisfazione malsana di aver finalmente fatto fuori Darwin.

Ma veramente non ci avevi pensato, che questa bella pensata avrebbe risvegliato i rancori peggiori di chi da decenni combatte contro il fanatismo religioso, l’irrazionalismo antiscientifico, e che non ne può più di vedere rivendicazioni a favore dell’insegnamento del creazionismo nelle scuole, o amenità del genere? Davvero non te lo aspettavi, che avresti fatto il gioco del Discovery Institute, di Harun Yahya o di Roberto De Mattei? Davvero non immaginavi che avresti irritato tutti quelli che da decenni, anche nel tuo paese, si battono per una società più laica e meno conformista? E allora è proprio vero, senza offesa, che devi ancora maturare.

E quindi, simpatica ragazza, se proprio non ne potevi più di Darwin e non vedevi l’ora di sostituirlo con una donna, proprio Jane Austen ti è sembrata la scelta migliore?

Non potevi scendere a un ragionevole compromesso e proporre Ada Lovelace, nata baronessina di Byron? Quella che, negli stessi anni in cui Darwin se ne andava in giro per il mondo, riuscì ad essere contemporaneamente una signora elegante, un genio della matematica, una lucidissima anticipatrice di tecnologie future, e la figlia commossa e straziata di un poeta romantico mai rinnegato?

Ma non c’è solo lei, eh: che ne diresti di Margaret Cavendish e di Mary Somerville, tra le prime divulgatrici scientifiche della storia mondiale, o di Carolina Herschel (che era nata in Germania, ma che fu la prima donna ammessa alla Royal Astronomical Society di Londra)? O di Rosalind Franklin, cronologicamente molto più vicina a noi, e davvero colpevolmente occultata con noncuranza imperdonabile?

Ma se proprio si ha il dente avvelenato contro il mondo della scienza sperimentale, e si ritiene davvero che la sensibilità femminile possa essere rappresentata solo da un’artista o da una scrittrice, mai sentito parlare, che so, di Virginia Woolf? Oppure, per rimanere in ambientazione vittoriana, di Mary Shelley, creatrice di un’icona simbolica ancora più nota al grande pubblico rispetto alle acquisizioni di Darwin (e per di più, dalle implicazioni fortemente critiche contro lo scientismo trionfante dell’epoca)? O magari di sua madre, Mary Wollstonecraft, autrice di uno dei primi saggi, lucidi e disincantati, sulla rivendicazione dei diritti delle donne?

Ti prego, fermati un attimo, rilassati, fai un sospiro profondo, cercati un po’ di bibliografia in rete, e rifletti.

E comunque, dai retta a me, che comunico su internet da vent’anni, quando tu eri ancora alle elementari: invocare sui media di tutto il mondo la necessità morale di severissime sanzioni penali per chi scrive scemenze su facebook o su twitter, è di per sé una caduta di stile imperdonabile.

Io sto tranquillamente qui ad aspettare che tali canali di comunicazione passino di moda, come tanti altri, e tu attribuisci loro tutta questa serissima importanza?

Impara anche questo, te lo dico amichevolmente: ti sarà utile.

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23 risposte a Lettera affettuosa a una giovane femminista romantica da parte di una razionalista di mezza età

  1. ROB scrive:

    “e specialmente nelle provincialissime traduzioni italiane di trent’anni fa” ecco, questa battuta è di una provincialità (si può dire?) suprema…

  2. ROB scrive:

    Battuta nel senso di espressione, luogo, frase, motto… e più chiaro così?

  3. Paniscus scrive:

    Rob, ma a te sono mai capitati davvero per le mani, quei testi?

    Perché se sai di cosa parlo, è un conto, ma se invece non ne hai idea, e se lo spunto ti serve solo per fare il commentino acido per sentirti superiore, allora le cose cambiano.

    Io ho un po’ più di 40 anni, e quella roba mi è finita in mano, diciamo, all’età delle medie o all’inizio delle superiori. Se ti fai i conti, sono passati 30 anni, ma probabilmente le edizioni italiane (per quanto ristampate più volte) risalivano anche a molto prima, per cui la mia stima precedente era anche ottimistica. Forse l’ho letto 30 anni fa, ma in una versione italiana risalente ad altri 40 anni prima, e io nemmeno lo sapevo, perchè nessuno, nemmeno gli adulti, ci faceva caso. Forse era stata pubblicata un’unica traduzione di successo non so quanti decenni prima, ed era stata ristampata sempre quella, in base alla convinzione che “tanto la storia originale è dell’ottocento”, e quindi “era vecchia comunque”.

    Peccato che mica ce lo spiegassero prima, che “era vecchia comunque”.

    Alle ragazzine venivano proposte storie sentimentali strappalacrime, e ai maschi storie di pirateria, di violenza e di avventura coloniale che oggi sarebbero considerate assolutamente insostenibili, perché tanto “erano classici”, e dei classici non si poteva dire male per nessun motivo.

    Oltretutto ci sarebbe anche da dire che la maggior parte di quei “classici”, nella testa dell’autore originario, non era affatto previsto che fossero destinati ai bambini o ai giovanissimi. Eppure, in traduzione, arrivavano solo ed escluisvamente sotto l’etichetta di “letteratura per ragazzi”, e come tali venivano spacciati. Qualsiasi cosa che risalisse a epoche sufficientemente lontane da apparire come “mitiche”, e che non contenesse riferimenti sessuali troppo espliciti, era considerata destinata ai ragazzini, anche se in origine non lo era.

    Così, una undicenne dei primi anni ottanta stava lì a sbigottirsi con confusione incredula sul perché mai quelle signorine tanto spiritose stessero a perdere tutto quel tempo in schermaglie frivole per litigarsi tra di loro un possibile marito spocchioso e imbranato, invece di andare a studiare, o a giocare col gatto che sicuramente dava più soddisfazioni. E un maschio della stessa generazione si chiedeva perplesso perché mai un attendente o un mozzo dalla pelle nera e dai muscoli poderosi stesse lì a venerare l’eroe bianco biascicando “grazie badrone, grazie badrone” con devozione canina. Ovviamente, sia ragazzi che ragazze si chiedevano come fosse possibile che il 90% dei protagonisti fossero rigorosamente orfani (e quasi sempre allevati da tutori crudeli e infami), che il 30% avessero stuoli di personale di servizio in casa, e che quindi, in base alla definizione di intersezione tra insiemi, almeno il 20% ricadesse in entrambe le categorie insieme.

    Ripeto, ce l’avessero minimamente spiegato e contestualizzato prima, poteva anche andare. Ma col fischio che ce lo spiegavano.

    E col fischio che propongo una roba del genere a mia figlia oggi, nonostante abbia pure la fortuna di essere bilingue, e possa addirittura permettersi di leggere l’inglese in originale, bypassando i disastri editoriali italiani :)

  4. ROB scrive:

    So di cosa parli e non c’è bisogno della lezioncina…del resto basta leggersi qualcosa di Pirandello o di Verga (e non c’è neanche bisogno della traduzione).
    Quello che non riesco a capire è perché taluni, nello scrivere, si sentano in dovere di rimarcare ad ogni piè sospinto il fatto che in Italia siamo “provinciali” non siamo “un paese normale” e “all’estero non funziona così” e altre amenità del genere. Insomma, per sembrare interessanti bisogna sempre martellarsi le dita. Questo, e non altro, il senso del mio primo commento.

    • PinoMamet scrive:

      Può essere che le traduzioni fossero veramente provinciali, Rob.

      A me piace Steinbeck, per esempio, ma nessuno si è mai premurato di aggiornare la traduzione di Vittorini, così capita di leggere, per esempio, che un “peacoat” (giaccone da marinaio) sarebbe una “giacca color pisello”, o che un cowboy ispanico californiano è vestito di “fustagno azzurro” (che sarebbe il blue jeans); per non parlare della censura fascista che nessuno ha mai levato, quindi se leggi Tortilla Flat in italiano, tutt’ora mancano una paginetta di litigi del protagonista con i pescatori italiani del porto, con relativo turpiloquio, e anche una frasetta qua e là…

      detto questo, sono il primo a non credere che l’Italia sia sempre e comunque provinciale. Un po’ distratta sì ;)

      • MOI scrive:

        Finalmente, qualche “esempio concreto” di traduzioni “provinciali” : bravo Pino. C’è da dire però che “adesso” è più facile, con google image search, vedere che roba sia un “peacot” o simili. Però ripeto, certe espressioni che richiamano una società diversa e “gerarchica” per il solo fatto di sesso o cosiddetta “razza” … be’, spurgare ;) quelle all’ insegna del Politically Correct: no ! Tanto varrebbe, allora, far leggere direttamente soltanto letteratura dagli Anni Novanta in su ! … Ma cosa, poi ?

      • ROB scrive:

        @ PinoMamet

        Certi modi di dire servono anche per contestualizzare, in senso temporale, una storia; quindi “fustagno azzurro” (ad esempio) può starci benissimo in certe traduzioni o storie originali.
        Tornando a Jane Austen (che personalmente non mi piace, ma questo è irrilevante), sembra, secondo la nostra ospite* che non vada bene sulle banconote perché sarebbe semplicemente una scrittrice e non una donna di scienza (semplifico ok?).
        Ebbene, la wikipedia inglese dice testualmente “Books and scripts that use the general storyline of Austen’s novels but change or otherwise modernise the story also became popular at the end of the 20th century. For example, Clueless (1995), Amy Heckerling’s updated version of Emma, which takes place in Beverly Hills, became a cultural phenomenon and spawned its own television series.[122] In 1994, American literary critic Harold Bloom placed Austen among the greatest Western Writers of all time.[123] In a 2002 poll to determine whom the UK public considers the greatest British people in history, Austen was ranked number 70 in the list of the “100 Greatest Britons”.[124] In 2003, Austen’s Pride and Prejudice came second in the BBC’s The Big Read, a national poll to find the “Nation’s best-loved book.”[125]”

        http://en.wikipedia.org/wiki/Jane_Austen

        Sembra quindi che Jane Austen abbia esercitato un discreto influsso sulla “cultura popolare” qualsiasi cosa si intenda con questa espressione.

        *ospite = nel senso di colei che ci ospita

  5. MOI scrive:

    @ ROB

    Scusa, ma … sei Roberto l’ Eurocrate :) o un altro Roberto ? … Giusto per capire, eh !

    @ LISA PANISCUS

    I

    Le tue osservazioni sui “Classici della Letteratura per Ragazzi” sono interessanti, però … scusa, ma che “Contestualizzazione” mai ci voleva ?! Boh … a me, per le esigenze storiografiche di un “cinno” ;) bastava Red Ronnie (sai chi è, vero ?) , il quale dal Pleistocene a Oggi divide la Storia del Genere Umano in due soli Periodi :

    Prima degli Anni Sessanta & Dopo gli Anni Sessanta !

    Così, mi feci l’ idea di base che “Prima” (!) la gente fosse tutta “scoppiata nella testa” ;) e solo “Dopo” (!) cominciasse a diventare “normale come noi” ;) … Ovviamente, sapevo anche dell’ esistenza di zone del mondo ancora “Ferme a Prima degli Anni Sessanta”, ma le liquidavo come “Arretrate” o “Scoppiate nella Testa”. ;)

    II

    Avessimo ancora i “Vecchi Sacchi” (a Bologna era, ad esempio: “50 sacchi = 50.000 lire”) … prime figure fra tutte, ci metterei Rita Levi Montalcini e Margherita Hack !

  6. MOI scrive:

    @ LISA

    Per quanto riguarda le traduzioni delle opere di Jane Austen _ o chi per lei_ dall’ Inglese all’ Italiano … si può avere qualche esempio pratico, con testo originale e versione italiana a confronto da commentare ?

    Magari Miguel Martinez …

    Fondamentalmente, comunque, sarei per mantenere delle traduzioni per quanto più possibile “coeve” di un’ opera letteraria. Ve l’ immaginate un Libro Cuore con dialoghi del tipo: “Bella lì, Prof !”, rivolto al Maestro Perboni ?! “Ciao, Pà !” , di Enrico Bottini rivolto a suo padre ?! O Garrone che sbotta: “Franti … a ‘sto giro ha rotto il cazzo !” ? O Marco il Genovese del racconto mensile che definisce modernamente “Migrante” sua madre in Argentina ?! O il piccolo Patriota Padovano che Mosconianamente dice agli stranieri della nave: “Ma andate in mona, D** Cane !” ?! … Be’, no: quest’ultima sarebbe più realistica dell’ opera reale di De Amicis ! ; -)

    Io, sinceramente, no. Sarebbe interessante un parere di Pino (!) l’ Umanista.

    PS

    Forse è superfluo dirlo, ma … Red Ronnie è amico di Mario Capanna ! La vulgata classica che il mondo pre Anni Sessanta facesse schifo su tutta la linea ma poi, finalmente all’ improvviso, con “le Nuove Idee in Marcia verso la Storia sulle Gambe dei Milioni [di Persone, eh ! ; NdR]” [cit.] …

  7. MOI scrive:

    @ ROB

    Mi sa che semplifichi un po’ troppo, però … a Lisa di Jane Austen non va bene che scrivesse storie in cui l’ unica ambizione di una ragazza era il marito ricco. Che poi se pensi alle Sgallettate Miracolate da Papy Silvio, quelle che NON vivono più il Femminismo come un Servizio di Leva Obbligatorio … Jane Austen torna di sorprendente attualità.

    Ciò detto, ribadisco la mia immensa stima per Rita Levi Montalcini e Margherita Hack in quanto individuE …ma (!) senza la solita menata _ oramai davvero stucchevole_ politically correct delle “Differenze di Genere” da tutelare e “quotarosare” ; -) !

    • ROB scrive:

      Eddai lo avevo pure scritto che semplificavo…
      Che a Lisa non vada bene Jane Austen perché scriveva storie in cui l’unica ambizione di una ragazza era il marito ricco ci sta anche, ognuno è libero di avere una sua opinione.
      Ma, probabilmente, anche Jane Austen avrà pur fatto e scritto quel che voleva lei (semplifico anche qui).
      Quel che volevo dire è che l’attualità della scrittrice è indubbia (l’ho anche segnalato nel precedente post) e quindi è probabilmente molto più conosciuta delle altre citate da Lisa.
      Quindi, di nuovo probabilmente, la scelta è caduta sulla scrittrice per motivi del tutto diversi di quelli citati da Lisa.
      Forse, tra le donne citate, l’unica ad essere altrettanto conosciuta è Mary Shelley, che però si è inserita in un filone letterario popolare e non colto.
      Poi, io sono anche libero di pensare cha Mary Shelley sia più interessante di Jane Austen, ma alla fine non ne farei una questione di vita o di morte come sembra (ho detto e sottolineo “sembra”) fare Lisa.

  8. MOI scrive:

    @ LISA

    Be’, potresti anche mandare davvero (!) una versione in Inglese di codesta :) epistola alla Criado-Perez, no ? ;)

    **** Vignetta a Tema ****

    http://forex-images.instaforex.com/humor/source/co/776727bc1e3e11e37e859d81f59c9c09.jpg

  9. Paniscus scrive:

    Ma tu guarda se un tale successo di pubblico per un mio post doveva arrivare proprio mentre non c’ero!

    Arrivo tra poco, quando ho sistemato un po’ di altre cose pratiche!

    L.

  10. MOI scrive:

    Permettimi allora di riportare almeno queste tre (mie) righe “a tema” da Kelebekler …

    Tratto da una lunghetta risposta a Daouda, il quale sosteneva di poter dimostrare scientificamente (!) la Naturale Inferiorità dei “Negri” e delle Donne, in quanto geneticamente (!) “irrazionali” :

    “le donne vengono “diseducate (!!!) alle scienze” fin da piccole sulle “riviste femminili” con oroscopi e robe varie simili. Questo (!) sì. Ma con menti eccezionali femminili (!) come Rita Levi Montalcini e Margherita Hack NON ha mica attaccato.” [autocit.]

    • Paniscus scrive:

      “le donne vengono “diseducate (!!!) alle scienze” fin da piccole sulle “riviste femminili” con oroscopi e robe varie simili. Questo (!) sì. Ma con menti eccezionali femminili (!) come Rita Levi Montalcini e Margherita Hack NON ha mica attaccato. [autocit.]“
      —————————————————-

      La famiglia della Levi Montalcini mi pare al di sopra di ogni sospetto, ma la Hack era figlia di una coppia di TEOSOFI, che probabilmente, anche se avessero avuto un figlio maschio, avrebbero tentato comunque di mettergli in testa occultismo, reincarnazione, sedute spiritiche, e ufi assortiti (non quelli tecnologici, ma quelli mistici).

      Nel caso specifico, non ha funzionato.

      L.

  11. MOI scrive:

    I)

    Ho capito che ‘sti Ufi Mistici NON sono quelli del PaleoContattesimo, ma … che roba l’ è che sono ?!

    II)

    OFF TOPIC

    SuperVecchietta brama di poter conoscere … Beppe Grillo !

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2013/08/29/AQzr9IF-vorrei_grillo_conoscere.shtml

  12. MOI scrive:

    Mai capito come funzioni i’ (c)Commentario qui … ma visto che si parla di accuratezza storica :

    http://www.cracked.com/video_18579_if-disney-songs-were-historically-accurate.html

    … per non parlare di quel che salterebbe (anzi: già salta) fuori per le Scienze (!) e i personaggi dei Cartoni Animati !

  13. Moi scrive:

    Ci sarebbe un post più adatto,ma lo metto qui perché dovrebbe (!) accettare il commento direttamente :

    anche Matteino “vostr…” ahem, oramai “nostro” ha fatto la mitica “Primina” :

    http://www.lanazione.it/firenze/politica/2012/09/19/774301-la-prima-puntata-della-storia-di-matteo-renzi.shtml

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