Gli oranghi alla conquista del mondo

Dopo Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, e Daniele Stival, assessore regionale veneto, un altro esponente leghista si aggiunge alla trionfale marcia del progresso tanto cara agli evoluzionisti poco aggiornati: oggi è il turno di Agostino Pedrali, assessore comunale nella minuta cittadina di Coccaglio, provincia di Brescia, che, per sottolineare ostinatamente la presunta somiglianza tra il ministro Cecile Kyenge e un orango, pensa bene di diffondere in rete questo rozzo montaggio fotografico:

A parte il fatto che non se ne può più di “notizie” giornalistiche consistenti in segnalazioni di sproloqui privati apparsi su facebook, e che sarebbe coraggioso proporre una moratoria indefinita di tali articoli, da introdurre nel codice etico dell’informazione professionale, intanto andiamo sul concreto.

Ovviamente, chiunque si sia tenuto aggiornato sulle divagazioni primatologiche che hanno affollato i media in questi giorni, è capacissimo di rendersi conto da solo che il grazioso animale raffigurato a sinistra non è affatto un orango.

A uno sguardo poco attento, potrebbe al limite essere scambiato per un neonato di gorilla, il che almeno ripotrebbe l’ambientazione geografica nei pressi del Congo… ma no, spiacenti, non si tratta nemmeno di questo.

Quel primate, all’occhio di un appassionato ancorché non professionista, ha tutta l’aria di appartenere alla categoria delle scimmie platirrine, e di avere parentela piuttosto lontana sia con gli oranghi che con l’uomo.

Non possiamo essere sicuri da quest’unica foto di quale sia la sua specie esatta, ma da un velocissimo controllo (che invitiamo qualsiasi addetto ai lavori a confermare o smentire) sembrerebbe probabilmente un esemplare giovane di Alouatta palliata, letteralmente “scimmia urlatrice dal mantello”, originaria dell’America centrale.

Dopo gli oranghi del Congo, quindi, abbiamo anche gli oranghi del Messico, del Guatemala o del Costarica.

La cosa non potrà che fare piacere ai nostri fulvi parenti indonesiani, che fino a una settimana fa credevano di essere a rischio di estinzione, e che invece adesso risultano diffusi in maniera invasiva in tutti continenti del mondo.

Ci manca solo l’Orango dell’Antartide, e poi la colonizzazione del pianeta è completa.

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5 risposte a Gli oranghi alla conquista del mondo

  1. ROB scrive:

    “A parte il fatto che non se ne può più di “notizie” giornalistiche consistenti in segnalazioni di sproloqui privati apparsi su facebook”

    Sono d’accordo.

    Ma invece della lezioncina non si può buttare sul ridere?
    Per esempio con una ricerca su google digitando “somiglianze uomini animali”; può uscirne questo:
    http://www.scannatoio.it/2010/04/24/somiglianze-tra-uomini-e-animali/

    Continuiamo così, facciamoci del male!

  2. MOI scrive:

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/cervia_kyenge_ministro_banane_manichini/notizie/308988.shtml

    senza parole … dirò solo che, purtroppo, è una becarata razzista che già si era vista negli stadi contro il calciatore Mario Balotelli.

    … E poi ‘sta gente Lunedì vorrebbe (!) pure festeggiare i cento (!) anni di Erich Priebke a Roma !

  3. MOI scrive:

    Precedenti dei lanci di banane :

    http://www.huffingtonpost.it/2013/07/27/lancio-banane-kyenge_n_3662874.html?utm_hp_ref=italy

    partiti dallo sport (il ché NON rende la cosa meno grave !), nel caso dell’ Italia con Mario Balotelli, e approdati alla politica …

  4. MOI scrive:

    “A Banana” era anche il nome di un tiro-gol ad Effetto (Magnus) di Roberto Carlos su punizione :

    http://www.youtube.com/watch?v=lNW_NdA9YEI

    In realtà, più che un “Negro” _ o un “Preto” _ è un”Mestiço”; cosa che in Brasile è più norma che eccezione, ma vaglielo a spiegare ai Razzisti …

    (L’ ho trovato con Telecronaca in Giapponese, suppongo)

  5. Il Libro dei Ceffi permette ai gazzettieri di far giornata senza fatica, e soprattutto di riempire quei fastidiosi spazi che ci sono tra una pubblicità e l’altra evitando con cura di dare qualche notizia vera.
    Difficilmente la tendenza cambierà, di qui a diversi anni.

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