Roberto Calderoli, Cecile Kyenge e la primatologia padana

Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, più volte ministro della Repubblica e noto per le sue goliardate rituali celtiche e per il suo ruolo nella sanguinosa vicenda delle vignette antiislamiche danesi, ha pubblicamente affermato che l’onorevole Cecile Kyenge, italiana di origine congolese e membro del governo in carica, gli ricorda un orango.

Fermo restando che siamo tutti scimmie, e che un laureato in medicina dovrebbe saperlo, qui invece di accodarci al (meritatissimo, ma scontato) coro di strilli che gli è stato già riservato da tutti i media italiani, per non parlare dei blog e dei social network, osserviamo un dettaglio curioso dei suoi presumibili processi mentali.

Il nostro, infatti, con l’intento di offendere una persona dalla pelle nera e proveniente dall’Africa evocando una sua presunta somiglianza con le scimmie proprio in quanto nera e in quanto africana, cosa fa?

Di tutte le specie di grandi scimmie antropomorfe note all’immaginario popolare, va a scegliere proprio l’unica che non è africana, e soprattutto l’unica che non è nera. Alcuni esemplari di orangutan, è vero, presentano una colorazione bruna proprio in viso, ma sempre molto più chiara dei gorilla, dei bonobo o degli scimpanzé, e di sicuro il colpo d’occhio generale dà sul rossastro-arancione dato dal vistosissimo colore del pelo, che è la caratteristica più conosciuta di questo primate.

In altri termini, se dovessimo fare un esercizio di analogia “al contrario”, e chiederci a quale categoria di esseri umani assomigli di più un orango, i neri africani sarebbero gli ultimi a cui pensare.


Un esemplare di maschio adulto di orangutan (quello a destra)
con le caratteristiche cheekpads, a confronto con un
vicepresidente del Senato italiano, di equivalente stadio di età biologica

Come ci spieghiamo, quindi, questo singolare fraintendimento?

a) Roberto Calderoli ha qualche problema visivo nel riconoscere i colori; nulla di male, ma quando sarà lui a beccarsi qualche spiacevole battuta discriminatoria e spregiativa per questa sua caratteristica innata (come lo strillo spazientito: “Ma che sei, daltonicooooo?” quando non rispetterà un segnale di precedenza stradale), non venga a lamentarsi.

b) Roberto Calderoli non conosce la differenza tra Indonesia e Congo; e allora la finisca, una buona volta, di fare tanto il pignolo quando pretende di distinguere la Padania dall’Italia.

c) La cultura scientifica di Roberto Calderoli, nonostante gli studi fatti, non si è aggiornata nemmeno ai documentari di Quark degli anni Ottanta, ma è rimasta limitata a eccitanti letture di fumetti coloniali degli anni Venti, forse rinvenuti da bambino nella soffitta di suo nonno; forse quelli che scrivevano ancora orangotango e che raffiguravano gli scimpanzé con la coda.

d) Roberto Calderoli ha molto meno senso dell’umorismo rispetto a un orango; ma questo lo sapevamo già.

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8 risposte a Roberto Calderoli, Cecile Kyenge e la primatologia padana

  1. Miguel Martinez scrive:

    ” il colpo d’occhio generale dà sul rossastro-arancione dato dal vistosissimo colore del pelo”

    Ma non è il classico e vistosissimo colore del pelo dei Celti? Obelix docet!

  2. MOI scrive:

    Per quanto riguarda le Vignette Danesi … il fatto che possano sollevare un’insurrezione popolare con undici morti in piazza ha dell’ incredibile, però _ pur senza spiegarmelo_ ne prendo atto. Troppe diversità sociali fra religione e lacità. Non ho mai capito perché non ci sia mai stato nulla di simile contro quelle moooltopiù “pese” in Francia. Forse perché nessun ministro (!) ne ha fatto una provacazione davanti a dei Diplomatici …

    Del resto, nel link di Lisa c’è anche un’ intervista a Calderoli che si scusa e dice di essere stato frainteso e strumentalizzato, ma non ritira quel che ha detto. Si noti come, ridacchiando, Calderoli risponde che di dimettersi per razzismo _cosa che non foss’altro (!) per “fair play istituzionale” sarebbe ovvia in qualsiasi altro Paese d’ Europa_ lui, invece, non ci pensa nemmeno !

  3. roberto scrive:

    e) calderoli è un imbecille

    f) il neurone di calderoli è morto di solitudine

    (sono solo battute simpatiche, mica voglio offendere quell’idiota, ops ancora battuta simpatica, di calderoli)

    il tuo post è divertente e ben fatto, ma sapere che sto coso sia vicepresidente del senato non mi ha fatto dormire stanotte, salvo i rassicuranti 1500 km di distanza dalla sfortunata penisola

  4. Paniscus scrive:

    Roberto: ma infatti quello che trovo incredibile è appunto questo: non quanto si cretino lui, che, poveretto, quello è un fatto personale e non mi interessa; ma come è possibile che a livello POLITICO e ISTITUZIONALE (intendo, circa 1000 suoi colleghi parlamentari, circa 50 persone appartenenti al governo, più varie altre figure pubbliche) non ci sia stata spontaneamente una sollevazione immediata per costringerlo a sparire.

    Al massimo c’è stato “uno scambio di polemiche” in cui qualcuno si indigna, qualcuno minimizza e qualcuno cerca di mediare… ma PERCHE’ non c’è stata una convocazione immediata da parte del presidente della Repubblica e di quello del Senato, in cui si ingiunge a questo cialtrone di dimettersi senza se e senza ma, e possibilmente di non ripresentarsi più a nessuna elezione? In un paese civile, questo qui non solo si dimetterebbe all’istante, ma sarebbe scaricato dal suo stesso partito (ANCHE se il partito è cialtrone a sua volta, ma se non altro agirebbe per motivi di opportunità politica) e non potrebbe più candidarsi nemmeno come consigliere di quartiere!…

    PERCHE’ in Italia non ci riusciamo?

    Oltetutto, a guardare bene, ci sarebbero pure gli estremi per una vera e propria incriminazione. Io personalmente ho grosse perplessità sulla legge Mancino o altre leggi del genere che “puniscono le idee”, ma finché ci sono, mi pare anche coerente che siano applicate. Possibile che ci si ricordi dell’esistenza di leggi che puniscono “l’incitamento alla discriminazione razziale” solo quando beccano il sedicenne idiota che litiga su facebook con un compagno di classe ebreo (e magari non lo insulta affatto perché ebreo, ma solo perché non gli ha passato il compito di matematica)?

    Lisa

  5. Roberto scrive:

    Non ci riuscite perché agli italiani sta bene così.

    In altri paesi un Calderoli sarebbe stato scaricato innanzitutto dal suo partito, per paura di essere pesantemente sanzionato alle elezioni. Da noi un partito guidato da uno che si accompagna con prostitute minorenni, che apostrofa con epiteti irripetibili le avversarie politiche e fa nominare il suo cavallo al senato, vince quasi senza interruzioni le elezioni da 20 anni….non possiamo certo incolpare la classe politica che noi stessi abbiamo scelto.

    A me Calderoli fa schifo, ma chi l’ha votato mi fa veramente rabbia (e spero si stia vergognando)

    • Z. scrive:

      Robè,

      chi l’ha votato (oltre a non sapere cosa sia un orango) trova normale, e probabilmente pure encomiabile, l’idea di insultare una donna perché africana e di colore. Quindi dubito che possa vergognarsene.

      E tutto sommato sì, agli italiani stanno bene così.

      Abbiamo quel che ci meritiamo.

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