Letizia Quaranta e la scuola del futuro

La signora Letizia Quaranta, ai primi del Novecento, è stata un’attrice del cinema muto di una certa fama, che però, a partire dagli anni Trenta, sentendosi fuori posto nel nuovo e sconcertante mondo del sonoro, scelse il silenzio e si defilò dalle scene.

Una sua perfetta omonima di oggi, a quanto pare, insegue la realizzazione e il successo professionale percorrendo il tragitto esattamente opposto; dopo un passato da ingegnere elettronico e da “lavoratrice giramondo al seguito di varie multinazionali”, presumibilmente vincolata alla necessità di produrre fatti concreti, ha fatto la scelta arguta di vivere di parole, di suoni e di chiacchiere.

Oggi, se le chiedono che mestiere fa, risponde che è una mompreneur, mamma imprenditrice.

Prima ha ideato un progetto multimediale di insegnamento delle lingue ai bambini piccoli; poi, compiendo un salto più ambizioso, ha deciso di fondare una vera e propria scuola, che dovrebbe coprire l’intera formazione a tempo pieno dei bambini in età di elementari. Il progetto va sotto il nome di Aurion, che in teoria dovrebbe essere una parola greca classica che significa brezza, venticello leggero, ma che a piazzarla su un motore di ricerca restituisce solo pubblicità di automobili.

Per il momento, dal sito stesso dell’istituto, non si capisce gran che:

- forse i corsi inizieranno effettivamente nel settembre prossimo, ma forse no;

- secondo il bando di reclutamento proposto agli aspiranti insegnanti, pare che non sia ancora certa nemmeno l’ubicazione della sede;

- la specificità dei metodi di insegnamento, rispetto a quelli di qualsiasi altra scuola, non è chiara: il flusso senza ritegno di termini rituali, dalle competenze alla pluralità, dai saperi alle eccellenze, dalle risorse all’innovazione, dai talenti alla flessibilità, è rigorosamente identico a quello che si può rinvenire in qualsiasi POF di qualsiasi banale scuola pubblica italiana.

Ma una mossa geniale, per il momento, la mompreneur Letizia Quaranta l’ha fatta, quella di allertare i grandi mezzi di comunicazione nazionali sull’assoluta novità della sua strategia educativa: gli insegnanti da assumere saranno scelti direttamente dai bambini, liberi di esprimere le loro aspirazioni creative, ma incidentalmente coadiuvati da un cocktail micidiale (come si dice in gergo giornalistico) di bocconiani e di pedagogisti.

Un incubo.

Ma forse, un incubo molto più modesto di quello che sembra.

A una prima occhiata, questa scuola virtuale appare banalmente come una brutta copia di quelle degli steineriani, soltanto in versione meno esoterica e più carrieristica.

Ovviamente, proprio come per gli steineriani, il traguardo immediato non è affatto quello di garantire ai bambini un’istruzione migliore di quella della scuola pubblica, o comunque ideologicamente diversa.

È piuttosto, con strategia tanto trasparente da apparire patetica, quello di far radunare tutti insieme a grappolo i figli di un certo tipo di famiglie, che in gran parte si conoscono già, si frequentano già, sono tutti amici o colleghi, frequentano già un certo tipo di ambiente piuttosto che un altro, che hanno già un certo stile di vita che non vogliono che sia contaminato dai contatti con mondi diversi, e che hanno già determinati piani strategici per il futuro a lungo termine dei figli.

A differenza degli steineriani, che mediamente sognano per i propri figli un futuro da naturopata, da ceramista o da erborista (sempre che non li massacrino prima), questi danno più l’impressione di appartenere alla categoria che, già quando il pargolo ha tre anni, comincia a prepararlo  per i test di accesso alle facoltà universitarie internazionali più prestigiose.

Se fossimo negli Stati Uniti, non ci sarebbe niente di strano.

Ma siccome siamo in Italia, e per di più in Veneto, entro un anno o due (sempre che il progetto riesca a stare in piedi e non fallisca prima) correggeranno il tiro e faranno la loro bella domanda per chiedere la parificazione alla scuola pubblica, e magari anche per rivendicare un bel po’ di contributi statali.

Come si può constatare scorrendo il loro elenco di esperti, il prete ce l’hanno già.

Niente paura, prima ancora di iniziare sono già sulla buona strada per diventare l’ennesima scuoletta privata di quartiere, uguale a tutte le altre.

Letizia Quaranta, quella zitta
Questa voce è stata pubblicata in civiltà superiore, cronaca, scuola, ti prendesse un occidente, venditori e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Letizia Quaranta e la scuola del futuro

  1. Moi scrive:

    Non so se hai presente le lezioni youtubesche di filologia (in Inglese, con un accento russo veramente lievissimo, niente da “Ninotchka”) e di Russo da conversazione di Marina Orlova … per saperne ne sa. La sua didattica _ rivolta soprattutto ad allievi maschi _ è molto realistica, sì insomma consapevole del fatto che il neurone deve fare i conti suo malgrado contro l’ormone, notoriamente oltremodo più forte.

    Intendiamoci: nulla di sconcio … al massimo qualche simpatico ammiccamento da “finta oca”.

  2. Paniscus scrive:

    Scusa, potresti chiarire meglio cosa c’entrerebbero la filologia, l’ammiccamento e l’ormone con i metodi di insegnamento adeguati in una scuola ELEMENTARE? :)

  3. Moi scrive:

    Ah, be’ … “elementare”. Scusate.

    Eh, però crescono così in fretta … ;)

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>