E’ nato, è nato! La maieutica elettorale del Pd

Finalmente, qualche coalizione politica ha partorito.

Ma con quanta sofferenza, e con quanta fatica.

Dopo qualche giorno di diplomatico embargo, con la notizia che si sapeva ma non si doveva dire, oggi il Partito Democratico ha dato via libera alla pubblicazione dei primi spot televisivi e multimediali, per la campagna elettorale ormai entrata nel vivo.

Autore dei filmati, sostenuti dalla colonna sonora di Gianna Nannini, è il regista Luca Miniero, quarantacinquenne napoletano, simpaticamente conosciuto al pubblico per la saga satirico-sentimentale di Benvenuti al Sud, che in effetti è apprezzabile a qualsiasi latitudine.

Ignoriamo se il regista abbia figli; ma se ne avesse, per ragioni anagrafiche, ci aspetteremmo che si sia trovato personalmente ad avere a che fare con un reparto di ostetricia negli ultimi dieci anni, o appena prima: non certo tre o quattro decenni fa.

E allora, di grazia, come ha fatto a partorire una sequenza come questa?

Guardiamola tutti, che è istruttiva: una giovane coppia è alle prese con la nascita del primo figlio, presumibilmente femmina secondo i commenti audio. Immagino che, nella mente degli ideatori, tale ambientazione fosse intesa come incoraggiante per il futuro, e simbolicamente inneggiante alla speranza e al rinnovamento del Paese.

I due genitori, in barba a qualsiasi statistica demografica italiana, non dimostrano più di 25 anni, ma a questo eravamo già abituati da trent’anni di pubblicità di automobili e biscotti, e non ci scomponiamo più di tanto.

Ma fino a qualche anno fa, almeno, i luoghi comuni cinematografici sul parto, abbondavano di corse precipitose in ospedale, con le protagoniste ansimanti in preda a doglie bibliche, e i mariti abbarbicati a tavoletta all’acceleratore, sopraffatti dell’ansia di non arrivare in tempo (solo le anticonformiste esagerate come me azzardano la combinazione tra parto-quasi-precipitoso e consorte-che-non-guida).

Nel nostro spot, invece, nelle prime inquadrature, la giovane non mostra la sia pur minima avvisaglia di contrazioni: se ne sta rilassata e commossa ad accarezzarsi la pancia, riflettendo sul futuro e sui massimi sistemi… però è già ordinatamente distesa su un lettino ospedaliero, in camicia da notte linda e stirata, in attesa che qualcuno la spinga graziosamente, in un frullar di rotelle, verso una sala parto ultratecnologica.

L’ultima apparizione del futuro padre, e il suo unico contributo personale all’evento, consiste in un maldestro aiuto al personale sanitario nello spingere un carrellino, evidentemente zeppo di farmaci e di strumenti medici: poi, sul suo affettuoso gesto di saluto si richiude inesorabilmente una porta. Come a dire, boh, andrà tutto bene, un bacio, ci vediamo dopo.

Una persona di buon senso si chiede come sia venuto in mente, agli ideatori di uno spot che vorrebbe dare un’idea tenera e spigliata della maternità, di scegliere proprio una scena di parto cesareo programmato.

Solo così si spiegherebbero, realisticamente, la reclusione della partoriente in una stanza blindata prima che il travaglio inizi, il numero esagerato di operatori che le si affollano intorno, e il fatto che il padre venga lasciato fuori.

La sorpresa consiste invece, appunto, nello scoprire che la ragazza sta partorendo in modo naturale: evidentemente, il regista e i suoi consulenti, nonché i committenti dello spot, credono davvero che un parto naturale si svolga così, e contano di rivolgersi a un pubblico che pensa la stessa cosa.

Da quel punto in poi, il giovane maschio viene ripreso esclusivamente mentre passeggia ansioso nel corridoio con un gran mazzo di fiori pronto in mano, e senza nemmeno togliersi la giacca: fortuna che almeno, da qualche anno, nell’immaginario politicamente corretto di sinistra, è stato dato per acquisito un tocco di salutismo, altrimenti il nostalgico spettatore si sarebbe beccato anche la più classica delle sequenze di una volta, con tante nevrotiche sigarette una dietro l’altra.

Per l’intera sequenza del parto, la donna non cambia mai posizione: sempre rigorosamente supina, sempre coperta dal collo ai piedi di grazioso tessuto candido, al massimo accenna qualche smorfia di sforzo fisico nell’ultimissima fase, accarezzata sui capelli da un’ostetrica con la mano guantata… mentre l’audio continua ad alternare le sue riflessioni compunte su quale lavoro troverà la figlia da adulta, a quelle del marito che, sempre da fuori stanza, si preoccupa più pragmaticamente di quanto spenderanno in pannolini nei prossimi mesi.

La mamma, anche in fase espulsiva, può permettersi i voli pindarici sulle grandi questioni di principio, mentre il padre è bene che pensi al sodo, perché tanto paga lui.

E infatti il babbo coscienzioso, nemmeno a dirlo, si preoccupa anche del costo delle pappe, perché forse non lo sa che i bambini si possono anche allattare esclusivamente al seno e poi svezzarli con gli stessi alimenti freschi che i genitori comprerebbero per sé.

C’è da meravigliarsi che nessuno gliel’abbia detto, visto che una coppietta consapevole e impegnata come quella, nei mesi precedenti, avrà sicuramente seguito qualche corso pre-parto e chiacchierato animatamente su decine di forum telematici sull’argomento.

E qua c’è da insistere, sempre più increduli: è verosimile che registi, sceneggiatori, sondaggisti e pubblicitari, tutti questi dettagli non li sappiano? Che la presenza attiva dei padri in sala parto è la norma da quasi trent’anni, ad esempio?

Il finale è scontato: alla giovane puerpera, ancora col compagno assente, pochi secondi dopo dopo l’ultimo sospiro di sfogo stremato, viene piazzato in braccio un pacco che dimostra almeno tre mesi, perfettamente pulito, disteso, roseo e asciutto, e abilissimo a sorridere con intenzione, avvolto appena nel panno-carta usa e getta della sala parto.

Solo a quel punto il padre accorre commosso col suo bouquet, mentre da uno svolazzo casuale del rotolo igienico si intravede, sul pancino nudo della neonata sorridente, un ombelico perfettamente cicatrizzato.

Mi aspetto che qualche partito di centro destra, per riuscire a battere sullo stesso terreno l’efficacia di questo coinvolgente capolavoro, si risolva a mettere in scena un atterraggio della cicogna con il sacchetto nel becco, in mezzo a un orto di cavoli.

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11 risposte a E’ nato, è nato! La maieutica elettorale del Pd

  1. gigliola scrive:

    sono davvero stupefatta dalla carrellata di stereotipi propinati da questo spot , è lo specchio perfetto di come vanno le cose in’italia , ci fanno vedere tutto ciò che vogliono filtrato in modo da condizionare le nostre percezioni e costringerci a pensare come vogliono loro !
    mi viene la nausea a pensare a quante vedranno questo spot con parto modello da classico film americano …. e crederanno davvero che le cose funzionano così !

  2. Moi scrive:

    Ha ha ha!

    La cosa buffa è che per vederlo mi tocca prima passare dal “Reparto Geriatria” :) :

    “sorbirmi” :) il trailer “gerontofilo” :) del nuovo film “action movie” dell’ oramai ultra60enne Arnold Schwarzenegger : quello in cui, prima, risponde “Vecchio”, alla domanda “Come ti senti” … per poi riprende subito dopo con le “sboronate” che faceva da giovane ;) !

    PS

    Comunque, sì … concordo pienamente con Gligliola ! Lo spot del parto sembra proprio uno di quei film hollywoodiani che :

    http://www.youtube.com/watch?v=Ikg5030vMk4

    ;)

  3. Roberto scrive:

    Spot pessimo (anche se sei troppo severa, è uno spot mica un documentario)

    Ma due domande: in Italia i padri sono espulsi dalla sala operatoria in caso di cesareo? È si possono portare fiori in sala parto?

    Lo spot del bacio invece è carino

  4. Paniscus scrive:

    Roberto:

    in generale i padri non possono quasi mai assistere alla nascita in caso di cesareo… non escludo che in qualche singolo reparto molto all’avanguardia li facciano entrare, ma solitamente non è previsto.

    Di sicuro è eventualmente possibile solo in caso di intervento programmato, ma in caso di cesareo d’urgenza per complicazioni a travaglio già iniziato, è praticamente sicuro che li caccino fuori…

    Sui fiori non ne ho idea, francamente, io li ho ricevuti solo parecchie ore dopo :)

    Lisa

  5. Roberto scrive:

    Il secondo è nato con cesareo che non era proprio per niente programmato. Mi hanno chiesto se volevo andare (cosa che ho accettato solo per ordine di mia moglie, già il Travaglio era stato fino ad allora abbastanza splatter)… Alla fine è stato abbastanza interessante!

    I fiori sono proibitissimi nelle camere a due, e fortemente sconsigliati nelle camere singole (tieni conto che qui le donne restano in media cinque giorni in maternità dopo il parto, stare in una camera inondata di fiori non è un granché)

  6. Roberto scrive:

    La t maiuscola di travaglio me l’ha messa il maledetto correttore automatico ;-(

  7. Moi scrive:

    Segnalazione :

    http://www.uccronline.it/2012/06/06/lomofobia-delluaar-ecco-lultima-gaffe/

    che parlando di famiglia e prole nonché di scimmioni …

    • paniscus scrive:

      Francamente, l’unica “gaffe” che vedo in quell’immagine sta nel fatto di aver scelto, come esempio di “sacra famiglia” con babbo+mamma+cucciolo, proprio gli scimpanzé, che si accoppiano in maniera promiscua, non hanno nessuna forma di coppia fissa, nessun coinvolgimento maschile nella cura dei figli, e che riconoscono una figura paterna solo in quanto maschio dominante del gruppo, ma non certo come padre naturale. Se avessero scelto i gibboni, avrebbero fatto una figura molto migliore…

  8. Moi scrive:

    C’è anche un “prequel” ipso facto ;) su come il PD immagina che ‘ste coppie “si formino”:

    http://www.blitzquotidiano.it/video/spot-pd-bacio-discutere-rete-1464135/

    … e relativa polemica su di un presunto eccessivo catto-paternalismo !

    • Paniscus scrive:

      Ah, certo, la coppietta che già pensa alla convivenza, al mutuo della casa e ai figli prima ancora di essersi data il primo bacio, pure quella è realistica parecchio :)

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