Non c’è più religione (o comunque, ci manca pochissimo)

Oggi mi segnalano che la diocesi di Padova, per convincere i giovani studenti e le loro famiglie a continuare ad aderire alla frequenza dell’ora di religione cattolica nelle scuole pubbliche, ha curato e sponsorizzato il seguente capolavoro:

…no, un attimo di suspence, per ora metto solo il link, l’embedding diretto godetevelo soltanto alla fine.

A braccio, mi pare che sia diretto soprattutto agli studenti delle superiori, dove evidentemente il calo di iscrizioni è più significativo.

A parte il livello stilistico incommentabile di per sé, andiamo un po’ a vedere cosa dice il testo, che è molto più interessante.

Perché a prendere ferocemente in giro i preti e i catechisti che, per raccogliere qualche seguace in più, si abbassano a un linguaggio tanto ridicolo, saranno capaci tutti, dal finissimo editorialista da pagina culturale, al più rustico bestemmiatore di Greve in Chianti; ma pochissimi andranno a spulciare il significato effettivo di quelle frasi punto per punto, e a notare la loro lucida e deliberata scelta di contenuti.

Facciamo presente intanto a chi non fosse aggiornato che “l’ora di religione”, in tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado, non consiste affatto in un insegnamento imparziale di “storia delle religioni”, o di presentazione generale del fenomeno religioso da un punto di vista antropologico e sociale: il corso continua a chiamarsi formalmente IRC, ossia Insegnamento della Religione Cattolica, ed è tenuto esclusivamente da personale scelto e abilitato dalle Curie vescovili cattoliche, secondo programmi approvati dalla Conferenza Episcopale Italiana.

Cominciamo dalla confezione, che è già indicativa:

1) chi non fa religione “sta fuori dalla classe”, come a dire che “la classe” come istituzione formale è quella che segue religione in blocco, e chi non lo fa è anomalo; e quei pochi che vogliono fare gli originali credono di essere “fuoriclasse ma invece non si rendono conto di essere dei poveri reietti. E va bene, questo è un patetico tentativo di fare i simpatici, ma non attacca questioni tecniche di principio. Se poi la classe, con figura retorica usuale, significa semplicemente “aula”, evidentemente i nostri parolieri non sanno che può capitare anche il contrario, ossia che nelle scuole civili ci si alterna alla pari, a turno, e qualche volta è il gruppetto che fa religione a raccogliere baracca e burattini e trasferirsi in un’altra stanza.

Poi andiamo più sul concreto:

2) la possibile esistenza delle attività alternative non è nemmeno ipotizzata: chi non segue religione viene dipinto semplicemente come uno sbandato, privo di qualsiasi interesse e curiosità culturale, che preferisce ciondolare avanti e indietro per il corridoio senza fare nulla;

3) secondo il testo, quello che si ostina a non fare religione avrebbe delle idee mute”, ossia non è interessato a esprimerle, e rifiuta il confronto con gli altri. Gli iscritti a religione, invece, sarebbero per definizione quelli disponibili al confronto, alla discussione e al pluralismo;

4) le motivazioni per cui lo studente non vuole seguire il corso di religione (e quindi, deve venire convinto che sta sbagliando) sono presentate, manco a dirlo, in modo macchiettistico e del tutto avulso dalla realtà. Una delle più significative è quella secondo cui il ragazzo annoiato e disilluso dice: “No, io non ci vengo, perché tanto il catechismo l’ho già fatto”. L’idea che possa esistere qualcuno che invece non l’ha fatto, e che semplicemente non segue religione perché non l’ha mai seguita nemmeno alle elementari, non è mai stato educato alla religione cattolica, non ha mai frequentato il catechismo, e magari non è nemmeno battezzato, non è minimamente contemplata.

5) si insinua, in maniera decisamente offensiva, che condividere allegramente quella lezione tutti insieme rappresenterebbe un segno di “rispetto per se stessi e per gli altri”: come a dire che chi sceglie di non farla, secondo un diritto garantito dalla legge, non solo abbia poca dignità personale, ma stia addirittura mancando di rispetto a qualcun altro. In che modo, non ci è dato di saperlo. Forse si vuole intendere che la mancanza di rispetto sia verso l’insegnante, che si sente comprensibilmente imbarazzato a fare lezione a quattro gatti, ma d’altra parte se l’è cercata e poteva pensarci prima: se si fosse abilitato per insegnare una materia normale, questi problemi non li avrebbe avuti.

Ma soprattutto, ed è questa la cosa più grave:

6) l’ora di religione viene ostinatamente presentata come un’ora dedicata alla discussione, al confronto, alla comprensione e alla condivisione di punti di vista diversi, e si lascia intendere di proposito che si parli liberamente di tutte le religioni allo stesso modo, senza intento di propaganda confessionale. E questo è proprio platealmente falso, sotto tutti i punti di vista, anche rispetto agli accordi del Concordato e ai programmi di insegnamento ufficiali approvati dalla CEI, ossia dalla stessa organizzazione cui fanno capo le curie vescovili, compresa quella che ha benedetto e raccomandato questa canzoncina. Chiunque abbia voglia di sfogliarsi quelle linee guida, si rende conto benissimo che il corso è strutturato apposta per presentare, incoraggiare e propagandare un punto di vista cattolico, assolutamente in chiaro e senza ambiguità.

Fautori della laicità della scuola, coraggio, abbiamo già vinto: con certi sostenitori e certi sponsor, l’ora di religione a scuola non ha alcun bisogno di nemici che la combattano.

Ha ottime probabilità di estinguersi miseramente da sola.

———————

Aggiunta doverosa: gli autori del misfatto,  che appaiono personalmente nel video, contrariamente a quanto si potrebbe pensare da ingenui, non sono due volontari raccolti a caso nel cortile di qualche parrocchia, ma si presentano come un duo comico-musicale dalle pretese professionistiche. I loro nomi sono Pierclaudio Rozzarin e Fabio Bianchini, e una sintetica carrellata delle loro altre prodezze artistiche si può consultare  qui. Il patrocinatore spirituale, vera e propria anima – letteralmente – dell’iniziativa, pare essere invece un certo monsignor Franco Costa, responsabile dell’Ufficio Scuola della Diocesi di Padova

Be’, la citazione al merito era dovuta.

Al prelato, in particolare, per la temerarietà di essersi esposto con nome e cognome per un’impresa pubblica come questa, va riconosciuta la virtù eroica cristiana, proprio in senso teologico, quella che lo accomunerebbe a tanti gloriosi santi e martiri.

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20 risposte a Non c’è più religione (o comunque, ci manca pochissimo)

  1. Benedetta scrive:

    Nel nostro caso sono i catechizzati che si spostano quindi non sono fuoriclasse sono solo fuori dalla classe oltre ad essere…fuori di testa!

  2. Quella che voi date per ipotesi, ovvero che alle superiori si abbia la minor frequenza dell’ora di religione, non è un’ipotesi ma un fatto acclarato ;)
    Vedi qui http://dallapartedialice.wordpress.com/2012/03/31/frequenza-irc/

    • Paniscus scrive:

      …e perché pensavi che qua non lo si sapesse? :)

      L.

    • Moi scrive:

      Sì, va bene ma … diciamola tutta però:

      la frequenza all’ IRC durante l’ Adolescenza cala sì, ma in nome di uno Spensierato (almeno in apparenza !) Edonismo Cafone … mica in nome della tanto auspicata Sete di Sapere Scientifico, eh !

      Ma, come si dice, quel che conta è il risultato !

      Del tipo:

      http://www.youtube.com/watch?v=NOubzHCUt48

      • Paniscus scrive:

        per Moi:

        basterebbe rovesciare completamente i termini del problema, e invece di chiedersi “per quale motivo durante l’adolescenza le iscrizioni diminuiscono”, cominciare a chiedersi “perché mai durante la prima infanzia erano così tante”

        …visto che la stragrande maggioranza di quei bambini che alla materna ed elementare vengono iscritti a religione di routine (e che poi dieci anni dopo si pongono il problema se continuare o no), viene da famiglie alle quali non può fregare di meno dell’educazione cattolica, e sono figli di genitori che non vanno in chiesa, non pregano, non si confessano, non rispettano alcun dettame cattolico nella vita privata, e non hanno alcun interesse spirituale significativo.

        Bastrebbe che si abbandonasse questa abitudine ipocrita, e che a fare religione fossero solo quelli convinti, figli di genitori convinti, e abituati a vivere in un ambiente realmente cattolico, e nessuno si porrebbe più il problema.

        Hai presente il “vizio” del ciuccio in bocca per i bambini piccoli, no?

        Quasi tutte le mamme si pongono il problema di “quale sia l’età giusta per levarglielo”, o se “sia più giusto fare l’atto di forza o aspettare che lo abbandonino da soli”… ma quasi nessun genitore si rende conto che, che tre o quattro anni prima, poteva anche non cominciare a darglielo mai :)

        Lisa

  3. Moi scrive:

    Qua ci vorrebbe Mauricius Tarvisii per un confronto costruttivo e sereno sul tema, dico davvero.

  4. Moi scrive:

    Cmq, complimenti: video divertente … conferma pienamente il Paradosso della Convergenza Parallela fra la Satira AntiClericale e il cosiddetto “Cate Creativo”.

    • Paniscus scrive:

      Il Cate Creativo avrebbe qualcosa a che fare con le prodezze scenografiche del mitico SuperPasquale, o roba del genere?

      Lisa

      • Moi scrive:

        Certamente, ma … ai tuoi amici della UAAR non gliene hai mai parlato ?!

        • Paniscus scrive:

          Ah, perché pensi che glielo debba segnalare io, uno come Pasquale? Che non ci arrivino da soli, a sgamarlo? :)

          Peraltro, io non sono iscritta all’UAAR.

          Semplicemente, ammiro e condivido in pieno (e nel mio piccolo cerco anche di collaborarvi come posso, anche da esterna) l’eccezionale e benemerito lavoro che fanno sulla lacità dello stato, in particolare dal punto di vista della documentazione legale e dell’informazione sui diritti…

          Lisa

  5. andrea pessarelli scrive:

    scommetto poi che i cattolicisti “aperti al dialogo alla comprensione ecc. ecc.” si straccerebbero immediatamente le vesti sulla pubblica piazza se qualche associazione laica o qualche laico per conto suo lanciasse un rap “dio sono un integrato/perchè sono in te grato”

  6. raffina scrive:

    “Bastrebbe che si abbandonasse questa abitudine ipocrita, e che a fare religione fossero solo quelli convinti, figli di genitori convinti, e abituati a vivere in un ambiente realmente cattolico, e nessuno si porrebbe più il problema.”

    ma io farei un ragionamento ancora più radicale: perchè questi genitori convinti ecc ecc non se la fanno FUORI dalla scuola pubblica, la loro bella ora di religione?

  7. Benedetta scrive:

    Io sono stata mandata a religione alle elementari nel lontano 1978, credo che allora neppure fosse ipotizzabile un’attività alternativa. Sono stata mandata a religione da due genitori che non mi hanno mai mandato in chiesa (ci andavo solo per i matrimoni!) nè andavo a messa a natale o a pasqua. Appena ho potuto, nell’adolescenza appunto me ne sono tirata fuori, non perchè non avessi voglia di frequentare o per edonismo cafone ma semplicemente perchè non mi interessava, ero più interessata a frequentare un’ora di biblioteca che un’ora di religione. Non mi pare così difficile da capire che un adolescente è un essere pensante che ha sviluppato una propria maturità e che se decide di non fare una determinata cosa è per una sua propria scelta non per indolenza o sciatteria.

  8. Benedetta scrive:

    Ah ecco mi piacerebbe anche che si togliesse quel crocione di cattivo gusto che esiste ancora in alcune aule italiane, per tutta l’università me lo sono sorbito e mi ha dato così fastidio che adesso nel mio ufficio tengo un bel cartello “Grazie a dio sono atea”.

  9. xsara72 scrive:

    Appoggio in pieno raffina.

  10. Roberto scrive:

    Sono d’accordo con raffina, il resto mi sembrano discorsi un po’ secondari rispetto al problema principale, perché cavolo c’è l’ora di religione nella scuola pubblica

  11. Moi scrive:

    per quale motivo durante l’adolescenza le iscrizioni diminuiscono”, cominciare a chiedersi “perché mai durante la prima infanzia erano così tante”…


    Scusa Lisa, ma …

    Si chiamano “Ormoni”, e i “Neuroni” sono costretti _ soprattutto a quell’ età !_ ad un ‘ Impari Lotta che li vede facilmente sconfitti… la Prof. di Scienze dovrebbe essere la più comprensiva al riguardo, no ? ;)

    • Paniscus scrive:

      Moi:

      evidentemente non hai capito la mia osservazione: secondo me è sbagliato in partenza chiedersi “per quale motivo i ragazzi, dopo una certa età, smettano di seguire l’ora di religione”, quando invece sarebbe molto più interessante chiedersi “per quale motivo prima la seguissero”, tutto lì.

      Secondo me, è proprio fuorviante (e spesso, da parte di chi solleva il dibattito, l’intento fuorviante è VOLUTO eccome) il fatto di porre la domanda in quei termini, che implicherebbero un presupposto oggettivamente falso: ossia, che i ragazzi (e relative famiglie) prima fossero iscritti in massa a religione perché davvero interessati e favorevoli a quell’insegnamento, e che poi a un certo punto lo abbandonino perché “hanno cambiato idea”, e adesso non lo condividono più mentre prima sì.

      Quando invece questo, oggettivamente, non è vero!

      Se le cose stessero veramente così, le curie vescovili avrebbero tutte le ragioni di chiedersi seriamente il motivo di tale repentino “cambio di idee”. E a quel punto sarebbe onestissimo, sia per i cattolici sia per i laici, ammettere che, come dici tu, per un quindicenne il “risveglio della consapevolezza laica” sia trascurabile rispetto all’indiscutibile appeal della prospettiva di starsene a casa a dormire un’ora in più, o di avere un’ora libera per chiacchierare del più e del meno a metà mattinata. Francamente gli ormoni non vedo cosa c’entrino, anzi sarebbe esattamente il contrario: se un adolescente vuole eccitarsi sentendo fare discorsi pruriginosi sul sesso, è molto più facile che li senta fare durante le ore di religione che altrove!

      Il punto è che nessuna delle due spiegazioni ha senso, se non ha senso la domanda. La domanda presupporrebbe che l’altissima frequenza di religione alle elementari sia “normale”, per cui poi il fatto che cambino idea e smettano viene percepito come “strano”, e come un’anomalia da spiegare.

      Invece, io penso che la maggioranza di quelle iscrizioni alle elementari fossero del tutto immotivate e innaturali già in partenza… ossia riguardavano GIA’ masse enormi di ragazzini ai quali non poteva fregare di meno della religione, e alle loro famiglie meno ancora. E che venivano iscritti solo per automatismo, per abitudine, per conformismo, per mancanza di informazione sulle alternative, e in definitiva per indifferenza totale.

      Per cui, se durante l’adolescenza i numeri scendono, è semplicemente perché ritornano ai livelli “normali” che ci si aspetterebbe da quel campione di ragazzi e di famiglie, tutto lì. Sono i numeri iniziali ad essere abnormi e innaturali rispetto alla nostra società, NON il loro calo successivo!

      Lisa

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