12 febbraio 2013, la cicogna in sciopero

Leggo oggi su Repubblica on line questa allarmante notizia: il personale dei reparti di ostetricia degli ospedali italiani, per protestare contro il disagio, l’incertezza istituzionale e la carenza di fondi in cui è costretto a lavorare, invece di indire il solito sciopero tradizionale ha escogitato un’originale forma di contestazione sindacale. Il 12 febbraio prossimo, infatti, ginecologi e ostetriche, regolarmente in servizio, si asterranno da qualsiasi manovra  medicalizzata programmata, a cominciare dai parti cesarei e dalle induzioni di travaglio, garantendo soltanto gli interventi che dovessero rendersi necessari in urgenza, oltre alla normale assistenza ai parti fisiologici spontanei.

La decisione, tranne che per il fatto di essere limitata a un solo giorno, ha qualcosa in comune con l’agitazione sindacale in corso da qualche tempo tra il personale della scuola: in moltissimi istituti superiori i docenti hanno ritirato la disponibilità a svolgere qualsiasi attività aggiuntiva non obbligatoria, che sia retribuita o no, a cominciare dall’accompagnamento delle classi in gita di istruzione, dai corsi di recupero pomeridiani, fino a tutti i progetti didattici aggiuntivi, alle sostituzioni occasionali dei colleghi assenti e agli incarichi di coordinatore di classe o di figura referente. Il tutto, senza mettere in discussione le consuete attività didattiche quotidiane, il corretto svolgimento dei programmi, la preparazione e la correzione delle verifiche e i contatti con le famiglie: ossia, le attività ordinarie in cui consiste normalmente il nostro lavoro. Più o meno quello che per l’ostetrico (sia nel senso di medico ginecologo, sia di “levatrice”) dovrebbe essere l’assistenza corretta ai parti fisiologici, e l’avvio dell’intervento medico di urgenza solo quando c’è bisogno.

Ma no, la notizia allarmante non era questa, bensì quella che arriva immediatamente dopo: si stima, testualmente, che a causa dell’iniziativa, “delle circa 1.500 nascite medie giornaliere, circa 1.100 saranno rinviate oppure anticipate.”

Se la matematica vale anche a quest’ora (e spero di sì, perché devo ancora finire di correggere un pacco di verifiche), 1100 eventi su 1500 corrispondono a più del 70 per cento.

L’articolo quindi ci informa che, non nella situazione eccezionale di una giornata di sciopero, ma in regime di assoluta normalità che vige tutti i giorni, in Italia le date e gli orari di quasi tre quarti delle nascite vengono programmati a tavolino, invece di aspettare che la fisiologia faccia il suo corso e che le avvisaglie di travaglio partano da sole quando i tempi sono maturi.

Tali interventi, dichiaratamente, non hanno alcun carattere di necessità stringente, ed evidentemente non fanno parte delle mansioni obbligatorie, tanto è vero che possono essere agevolmente rifiutate, rinviate o ridotte senza cadere in alcuna illegalità.

Il punto è che siamo talmente abituati a considerarli routinari, e in un certo senso “dovuti“, che la sia pur minima iniziativa che abbia l’effetto di metterli in dubbio, fa notizia. Analogamente, quanti dei nostri studenti, e relative famiglie, quest’anno sono caduti dal pero sgomenti, all’annuncio che quasi sicuramente non si sarebbero programmate le gite: ma come, si è mai sentita una cosa del genere? Ma non si può…

Fosse la volta buona che qualcuno si accorge che tutte quelle operazioni ostetriche scrupolosamente pianificate sono in gran parte inutili, e che anche senza, si nasce lo stesso? Esattamente come a scuola si può imparare lo stesso anche senza il rituale della gita scolastica, del progetto teatrale o del mercatino natalizio.

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6 risposte a 12 febbraio 2013, la cicogna in sciopero

  1. Bea scrive:

    La notizia, velocemente rimbalzata tra giornali, web e radio, ha suscitato in me riflessioni molto simili alle tue.
    Sarebbe interessante protrarre questo sciopero anche solo per qualche settimana e vedere come cambierebbero le percentuali relative a cesarei ed esiti materno-fetali, in assenza costante di interventi non strettamente necessari. Io credo che avremmo delle belle sorprese.
    Del resto, già ora le induzioni e i cesarei “d’urgenza” si verificano maggiormente nei giorni feriali… evidentemente partorire durante i ponti o le ferie offre maggiori garanzie di sicurezza. E allora, sarà più sicuro anche partorire durante lo sciopero, rallegratevi donne!!!!

  2. PinoMamet scrive:

    Da “esperto” chiamato per corsi (non teatrali ma cinematografici) posso affermare che secondo me a scuola si impara più e meglio senza i corsi…
    cioè io, per dirla papale papale, io (visto che bisogna arrotondare) frego utili ore di italiano o inglese, per insegnare “italiano come linguaggio cinematrografico”, o “scrittura per il cinema”, che agli studenti non serve a niente e che possono benissimo imparare da soli, una volta che abbiano appreso la scrittura pura e semplice…

  3. Moi scrive:

    Ma il “niente più gite” è un taglio anticrisi o che ?

    Comunque sia … per i ragazzi sarà una roba da violazione dei diritti umani più elementari ;-) .

    Ma l’ospedalizzazione del parto a quando risale, esattamente ? E soprattutto, perché?

  4. Paniscus scrive:

    No, non è un taglio anticrisi, per nulla: è uno dei (numerosi diversi) esempi di rifiuto di attività aggiuntive non obbligatorie e non incluse nel contratto, che comportano una responsabilità civile e penale immensa, senza MAI essere state compensate da un adeguato pagamento come “straordinario”, né tantomeno da un’adeguata copertura legale.

    L’idea di base, nella protesta di quest’anno, è stata questa:

    siccome è stata orchestrata a livello politico e mediatico una deliberata campagna di denigrazione pubblica della categoria, per far credere alla gente che “gli insegnanti lavorano solo 18 ore a settimana”, e che quindi sia giusto costringerli unilateralmente a condizioni di lavoro molto più pesanti di prima perché tanto, per definizione, “finora non avevano fatto altro che rubare uno stipendio immeritato” e fossero stati “già pagati troppo per quel poco che fanno”

    …allora si è provato a dare al pubblico e all’utenza un’idea di come sarebbe la scuola SE veramente gli insegnanti lavorassero solo 18 ore a settimana.

    Tutto lì…
    Lisa

  5. Moi scrive:

    Due robe due :

    1

    SE (!) coerentemente smettete pure di dare i famigerati “compiti a casa” … i “ragazzi” vi perdoneranno.

    2

    Questa NON puoi perdertela :

    http://cinema-tv.virgilio.it/news/tv/belen-contro-donne-che-approfittano-gravidanza-per-stare-casa.html

    va da sé che costei gli improperii, almeno a ‘sto giro, se li merita tutti. ; -)

  6. Pingback: La giornata evoluzionistica, le scimmie e le cicogne | Paniscus

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