Piltdown e la scimmia dell’evoluzione – I

Lo chiamavano Venus, letteralmente “Venere“, ma quale fosse il suo vero nome non ci è dato di saperlo. Né sappiamo con certezza che cosa avesse combinato questo suddito britannico, indubbiamente maschio, in età abbastanza avanzata da permettersi una vistosa barba bianca, e avvezzo a pesantissimi lavori manuali nelle campagne del Sussex, per meritarsi un soprannome del genere.

Quello che sappiamo con certezza è che nei primi anni del secolo andato, a qualche punto imprecisato tra il 1908 e il 1911, il nostro “Venus” Hargreaves, insieme a un paio di rustici colleghi, stava lavorando di vanga in una piccola spianata seminascosta dagli alberi, che custodiva un deposito naturale di ghiaia.

Venus Hargreaves al lavoro tra le ghiaie di Piltdown
(l’oca si chiama Chipper
)

La ghiaia proveniva da uno degli strati millenari di sedimenti accatastati lungo il corso del fiume Ouse, e gli scavi non avevano alcun fine intellettuale, ma solo quello di raccogliere materiale per i lavori edili, richiesto in particolar modo per la costruzione delle strade. Il sito apparteneva a una tenuta nota con il nome di Barkham Manor, e il nome del centro abitato più vicino era Piltdown.

Nonostante la loro scarsa istruzione formale, tuttavia, Venus e i suoi compagni, qualche vaga familiarità con il mondo della ricerca scientifica sotterranea potevano vantarla. Quella zona, infatti, ricca di strati di ghiaie, argille e riporti alluvionali assortiti, godeva fama di territorio geologicamente interessante, e da anni era frequentata da cultori di archeologia e di mineralogia; qualcuno era uno studioso professionista, altri erano semplici appassionati, mercanti opportunisti o collezionisti di bizzarrie, ma tutti sempre pronti a presidiare pozzi, cave e cantieri in cerca di materiale curioso. Fibbie e monete metalliche di età romana, selci scheggiate del Paleolitico, fino a qualche osso fossile di misteriosi animali sconosciuti, favolosamente sconfinanti nella leggenda, tutto era buono per i musei, per le botteghe antiquarie, e per le wunderkammer private.

Così, quel giorno in cui la vanga di uno degli operai sbalzò fuori dalla ghiaia un oggetto tondeggiante, a prima vista compatto, fortemente abbrunito dal tempo, che prima di poter essere distinto e afferrato al volo era già andato a raggiungere un mucchio di detriti spaccandosi in sette o otto pezzi,  e qualcun altro dei presenti commentò incuriosito: “…e quella che cos’era, una noce di cocco?“…

…Venus Hargreaves bloccò lo scenario con voce concitata e disse: “Calma, fermi tutti, chiamiamo un esperto!”

Il nome dell’esperto era Charles Dawson.

(1 – continua)

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