Vi racconto una parabola

Da quasi 50 anni, i complottisti di tutto il mondo hanno avuto occasione di deliziarsi e mettersi alla prova, analizzando, decostruendo e parodiando la paranormale teoria del proiettile magico che uccise il presidente Kennedy.

Meglio tardi che mai, anche noi italiani, nel nostro piccolo, ci abbiamo provato: i lacrimogeni misteriosamente materializzatisi, il 14 novembre scorso, sopra un corteo di studenti che transitava sotto le finestre del Ministero della Giustizia, in via Arenula a Roma, avrebbero potuto essere un’ottima occasione per dimostrare una volta per tutte l’esistenza della telecinesi, della levitazione, della propulsione a curvatura o della Quinta Forza, spalancando scenari da premio Nobel, o almeno da premio Randi.

E invece i carabinieri del RACIS incaricati di studiare il fenomeno hanno sprecato un’occasione d’oro, limitandosi a invocare patetici rimbalzi e svolazzamenti frivoli. La mancanza di fantasia dei periti giunge al punto di scopiazzare maldestramente il romanzaccio dell’attentato di Dallas, sostenendo che le numerose tracce riconoscibili nel video sarebbero gli esiti del lancio di un solo lacrimogeno, che dopo essersene andato liberamente a spasso su e giù, si sarebbe spaccato in tre.

A sostegno della teoria giunge la rassicurazione del segretario del sindacato di polizia Siulp, Felice Romano:

“Nelle tecniche che noi utilizziamo i lacrimogeni vengono sparati a parabola, proprio per evitare che possano ferire le persone (….) forse quei lacrimogeni sono stati lanciati dai colleghi in strada in parabola, e nella discesa dalla parabola, chi ha inquadrato in quel momento, può pensare che siano venuti fuori dalla finestra“.

E a quanto pare anche il questore di Roma, Fulvio Della Rocca, conferma questa versione:

Dato che i lacrimogeni non devono essere sparati ad altezza d’uomo ma devono seguire una certa parabola, l’ipotesi è che si sia infranto sul muro del ministero dando quindi l’impressione di essere stato esploso da un balcone. ”

A questo punto, con un sospiro, torniamo ai fondamenti e ricordiamo a tutti che prima di lanciarsi in spericolate ipotesi implicanti scienze “alternative“, bisognerebbe conoscere un po’ meglio quelle “ufficiali“.

Questi signori, a quanto pare, parlano di “lancio a parabola” come se si trattasse di una tecnica specialistica, che richiede perizia, finezza e volontà deliberata.

Qualcuno, per pietà, spieghi loro che, a meno di non lasciar cadere un oggetto abbandonandolo da fermo, o di lanciarselo verticalmente sulla testa (o al limite scagliarlo in giù verso i propri piedi) senza nessuna deviazione orizzontale, tutte le traiettorie di oggetti lanciati sono sempre “a parabola”.

Non c’è bisogno di sforzarsi apposta per ottenere quella curva, viene da sola.

Ovviamente, se si vuole essere ancora più pedanti, si potrà anche specificare che si trascura la resistenza dell’aria, le rotazioni e vibrazioni interne del proiettile, e la sua perdita di massa durante il volo.

Ma di fronte a chi (vezzo usualmente coltivato dai filosofi, dai sociologi e dagli pscicanalisti, non dai poliziotti) pensa di impressionare intellettualmente l’ascoltatore, usando a sproposito un termine che evidentemente considera astruso e dotto, ignorando quanto invece sia banale… cominciamo dalle obiezioni più elementari.

E lasciamo la parola ai commoventi giovani autori di questo manifesto, evidentemente promettenti studenti di fisica:

Grazie per la rimpatriata di gioventù che mi avete fatto fare, ragazzi.

 

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