Adempimenti di fine anno scolastico (II)

Uno dei rituali più solenni di fine anno scolastico è quello di ripulire il registro, nonché la borsa dei materiali di lavoro, da tutti i pezzi di carta selvaggi che vi si sono accumulati nel corso dell’anno intero.

Copie supplementari di testi dei compiti in classe, prove scarabocchiate di esercizi da proporre, appunti personali presi durante le riunioni, fotocopie venute male, tabelloni dei voti per i pagellini informali di sei mesi prima…

…ma la valenza antropologica più rilevante ce l’ha l’immancabile faldone di fogli strappati di mano agli studenti, ogni volta che li si è sorpresi, durante una lezione, a dedicarsi a qualsiasi altra cosa, purché rigorosamente fuori tema.

Nel corso degli anni, a parte le banalissime copiature di esercizi e appunti di altre materie, mi è capitato di sequestrare lettere d’amore, testi di canzoni, biglietti di auguri, brogliacci di fumetti autoprodotti, caricature e vignette varie. In un caso antropologicamente eccezionale, perfino la relazione dettagliata di un rituale neopagano completo, finalizzato (con poco successo) a conciliare la promozione.

Quest’anno, l’alunno Fagiano Ippocastano, veleggiante ostinatamente tra il cinque e il sei, e noto per la sua creatività artistica e per la sua passione per i motori, ha finalmente trovato la dimensione giusta per conciliare queste due ispirazioni, apparentemente lontane l’una dall’altra: semplicemente, ha passato decine di ore di spiegazione in classe, ore di matematica, di fisica, ma anche di storia, di inglese e quant’altro, a disegnare bozzetti di moto e di automobili d’epoca.

Circa un mese fa, spazientita, dopo il secondo o terzo richiamo informale, gli avevo sfilato via da sopra al banco un foglio elaboratissimo, diviso in quattro sezioni. In esso, non solo erano riprodotti quattro modelli dettagliati di veicoli a motore di ispirazione vintage, delineati con accurato tratto a pennarello nero sottile… ma addirittura erano ricostruite nei minimi particolari le loro caratteristiche tecniche, componendo dei finti annunci di vendita assolutamente realistici, completi di codici, di chilometraggio e di date. Le date, peraltro, risalivano agli anni Settanta, ossia ad almeno vent’anni prima della nascita del nostro soggetto.

Per portarmi avanti col lavoro, avevo cominciato la ripulitura dei raccoglitori già qualche settimana fa, sparpagliando incautamente sul letto il contenuto della borsa, con ai piedi un bustone di carta già destinato al cassonetto da riciclo. E tra i vari ritagli da buttare, era comparso anche quello.

Mentre stavo per inserirlo nella busta, senza pietà, il figlio quasicinquenne era casualmente piombato sul lettone. Incantato dal pregevole pezzo, aveva immediatamente preteso:

“No, non lo buttare, lo voglio colorare io!”

Non avendo nulla in contrario allo sviluppo della sensibilità artistica infantile, lo accontentai senza problemi. Nel giro di pochi minuti il reperto mi fu restituito, con buoni risultati cromatici e con soddisfazione estrema del giovanissimo sperimentatore. Nonostante non vada ancora alle elementari e abbia un’idea molto approssimativa della scrittura, il pargolo si era addirittura sforzato di firmare il lavoro, con lettere quasi leggibili.

Dato che mancavano ancora un paio di settimane alla fine della scuola, alla fine ho ritenuto giusto riportare il documento in classe con le modifiche apportate, e ringraziare l’autore della bozza per aver fatto contento un bambino.

Sarà un caso fortuito, ma dopo qualche giorno lo studente ha chiesto di farsi nuovamente interrogare, e dopo una sofferta ordalìa su tutte le parti di programma che aveva trascurato in precedenza, si è onestamente conquistato la sufficienza piena.

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3 risposte a Adempimenti di fine anno scolastico (II)

  1. une tortue scrive:

    Io ho sempre disegnato durante le lezioni, e non solo io.
    Molti credono che sia un modo di distrarsi, ma è del tutto errato.
    Si tratta invece di un validissimo espediente che a molti di noi concilia estremamente la concentrazione, soprattutto a persone che pensano più per immagini che per suoni e parole.
    La nostra mente può fare tranquillamente due (ed anche più) cose contemporaneamente e non è affatto detto che l’una depotenzi l’altra, anzi, a volte è il contrario.
    La mia prof di chimica ingaggio con me una guerra feroce perché leggevo altri libri durante la lezione sotto il banco, inoltre ero in grado di studiare il programma di chimica di un intero quadrimestre in sole 4 ore e prendere nove all’interrogiazione, senza per questo dimenticare in seguito l’appreso.
    Lei mi odiava per questo, io continuavo a leggere, lei si indispettiva per le mie interrogazioni da nove.
    :-)

    Ciao! Carino il tuo blog!

  2. Paniscus scrive:

    “Io ho sempre disegnato durante le lezioni, e non solo io.
    Molti credono che sia un modo di distrarsi, ma è del tutto errato.
    Si tratta invece di un validissimo espediente che a molti di noi concilia estremamente la concentrazione, soprattutto a persone che pensano più per immagini che per suoni e parole.”
    ————————-

    Non metto in dubbio che per alcune persone il disegno, lo scarabocchio o la scrittura (quasi automatica) di roba fuori tema possano conciliare la concentrazione. Ma evidentemente NON ERA il caso di questo ragazzo, altrimenti non avrebbe annaspato per tutto l’anno tra il cinque e il sei (e qualche volta anche ampiamente sotto al cinque), e non avrebbe avuto bisogno dell’interrogazione di emergenza l’ultima settimana per farsi confermare il sei preciso preciso…

    Tu dici che disegnavi e leggevi altre cose durante le lezioni, e poi capivi lo stesso e prendevi nove lo stesso, ma ti assicuro che nel caso specifico non era affatto così!

    Lisa

  3. une tortue scrive:

    Infatti mi riferivo solo al fatto in sé di fare due cose contemporaneamente. Ovviamente poi ci sono tanti casi.
    Buon pomeriggio!

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