Adempimenti di fine anno scolastico (I)

In un afoso mezzogiorno di fine maggio la collega Anguana Bouganvillea, vaporosa nel suo ennesimo spolverino impalpabile, era inferocita. A parte la notizia di non aver superato la prova scritta del concorso a preside, subito metabolizzata ammettendo che in realtà, di fare la preside, non è che gliene importasse gran che, era piombata in sala insegnanti con le mascelle serrate e le unghie piantate nei palmi, faticando a spiccicare parola.

Poi, col fiatone, aveva spiegato che l’alunna Faina Gramigna, stazionante per tutto l’anno su una sufficienza piena e sdegnosa, si era fatta sorprendere durante l’ultimo compito a picchiettare concentratissima sui tasti del suo cellulare onnicomprensivo ultimo modello, e a copiarsi da Wikipedia paragrafi interi con la massima naturalezza. La collega le aveva tolto i fogli di mano, aveva invalidato il compito, e le aveva appioppato un bel 2.

Nel giro di pochi secondi, la ragazza aveva supplicato di poter andare in bagno perché sopraffatta da una crisi di lacrime. Non appena arrivata in bagno, evidentemente si era ricordata che i cellulari, anche se non sembra, possono servire anche per telefonare, e aveva immediatamente contattato la madre.

Come è, come non è, nel giro di cinque minuti di orologio, dalla madre medesima, arriva una telefonata risentita al vicepreside, in cui (invece di scusarsi a nome della figlia per la palese scorrettezza compiuta) si denuncia l’ingiustizia patita dalla povera vittima, e si protesta contro i modi eccessivamente autoritari di questa insegnante, che “non aveva il diritto” di essere così severa e di spaventare tanto la delicata fanciulla.

La signora (si fa per dire) pretende con tono perentorio di parlare subito con la professoressa.

Il vicepreside le spiega pazientemente che non è possibile, perché questa è ancora in classe e sta continuando a sorvegliare lo svolgimento del famigerato compito per tutti gli altri; e comunque non è orario di ricevimento e la discussione non è urgente.

La risposta è lapidaria: “Bene, allora io lascio il mio numero di telefono privato, e dite alla professoressa che mi richiami immediatamente appena può!”

Il malcapitato diplomatico risponde che non se ne parla, che se vuole un colloquio si presenti lei di persona, e che si limiterà ad avvertire la collega con comodo, a ora di lezione finita. Segue quindi coda di improperi da parte della madre, sempre ripetendo che lei non è d’accordo con la sanzione, che non è giusto essere così severi per una cosa che non è poi così grave e che abbiamo sempre fatto tutti (e certo, 20 o 30 anni fa stavamo tutti a spippolare sull’Iphone) e che rivendica il diritto di dire all’insegnante “cosa avrebbe dovuto fare” invece secondo lei.

E si fa presente che la ragazza non aveva mai avuto problemi gravi in quella materia, ma si era sempre mantenuta sulla sufficienza abbondante. Se anche il compito non le fosse andato bene, alla peggio rischiava di incassare un 4 ma non un 2, e complessivamente non rischiava certo di prendersi la materia a settembre, ma rischiava solo di essere promossa col 6 invece che col 7, entrambi ragionevoli per il suo livello solito.

Tutti questi anni di frequentazione del magico RITHD, paranormale istituto dove si studiano la Magia Naturale e i Grandi Cicli della Terra e del Cosmo, mi hanno almeno convinta senza colpo ferire che la mela non rotola mai troppo lontano dal melo.

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3 risposte a Adempimenti di fine anno scolastico (I)

  1. Z. scrive:

    Ma la madre poi ce l’ha avuto il coraggio di precisare cosa avrebbe dovuto fare l’insegnante?

    Z.

  2. Paniscus scrive:

    Ma no, figurati… tanto per non saper né leggere né scrivere, la cosa è finita direttamente sul tavolo del preside, che a parole ha dato ragione all’insegnante, ma per levarsi dagli impicci l’ha anche esortata a stilare LEI, da parte sua, una risposta scritta formale a questa donna, spiegandole le motivazioni della sua decisione.

    In pratica, è l’insegnante che deve giustificarsi con i genitori del perché ha dato una sanzione al figliolo, e non i genitori a dovre motivare adeguatamente il perché non sono d’accordo…

    Non so ancora come sia andata a finire, i risultati pubblici escono domani e la classe non era mia, quindi allo scrutinio non c’ero… ma immagino che sia andata più o meno come presumevo, ossia che la ragazza sia stata promossa comunque, ma con un voto un po’ più basso di quello che si aspettava, e che quindi la madre avrà da ridire anche per quello.

    Lisa

  3. Roberto scrive:

    Credo che sia una delle poche situazioni in cui darei una sberla ai miei figli (e poi gli butterei il cellulare nella mondezza)

    Comunque avete il numero di telefono della deficiente, chiamatela alle tre di notte per farle passare la voglia di fare la deficiente

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