Giulio Meotti, scimmia dei neocon

“…sì vedrai ch’io son l’ombra di Capocchio,
che falsai li metalli con l’alchìmia;
e te dee ricordar, se ben t’adocchio,
com’io fui di natura buona scimia”

(Dante, Inferno, canto XXIX,  136 -149 )

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Antefatto filologico: nell’italiano arcaico, e forse anche in qualche altra lingua, il termine scimmia (nel nostro caso, scritto eventualmente anche scimia) era ampiamente usato in senso metaforico per indicare l’autore di un’imitazione, un plagiario, un contraffattore. L’artista era definito “scimmia della Natura“, come il diavolo “scimmia di Dio“.

Qualche anno fa, abbiamo avuto occasione di occuparci del giovane Giulio Meotti, ragazzo prodigio che nel giro di pochi anni era riuscito a svoltare, da un modesto e appiccicoso impiego in una friggitoria di Arezzo, a un lavoro ben più soddisfacente e altrettanto untuoso, quello di redattore fisso del Foglio di Giuliano Ferrara.

Ignoriamo quali circostanze della sorte lo abbiano portato a quel notevole salto professionale. Una cosa è certa: la promozione sarebbe avvenuta un po’ meno di 10 anni fa, proprio nel periodo del massimo colpo di coda dell’intellighenzia (si fa per dire) neoreazionaria, che fibrillava e schiumava come non aveva mai più fatto da decenni, contro qualsiasi rivendicazione laica in materia di scienza e di bioetica.

Giusto per riassumere il clima dell’epoca a chi se lo fosse lasciato sfuggire: si sta parlando degli anni del referendum sulla legge 40, del goffo tentativo morattiano di cancellare dai programmi scolastici l’insegnamento dell’evoluzione (e di parecchie altre cose utili al ragionamento), del coming out degli atei devoti, quali Marcello Pera e Giuliano Ferrara stesso, del primo insediamento del’inossidabile Roberto de Mattei alla vicepresidenza del CNR

…e della proliferazione incontrollata di altre bizzarre forme di vita, quali il Comitato Antievoluzionista di tale Fabrizio Fratus, altro giovane dinamico e fantasioso, impegnato a organizzare convegni antidarwiniani nelle università, o la comparsa spontanea in ogni angolo d’Europa di massicci tomi enciclopedici di lusso inviati dalla Turchia, che parevano riprodursi da soli.

Un unico passaggio è chiaro: in quel clima frenetico, alla stampa impegnata di destra mancava uno specialista e bisognava inventarselo. Dunque, qualcuno ha adescato il giovane Giulio nel retrobottega del fast food, e gli ha detto:

“Se ti impegni a scrivere più bordate possibili contro le scimmie, ti facciamo diventare un grande giornalista!”

Il ragazzo, probabilmente, avrà sgranato gli occhi sorpreso:

“Sì, ok, a me va bene, scrivo tutto quello che volete, però… per curiosità, perché proprio le scimmie? Che vi hanno fatto di male?”

Risposta sbrigativa e allegra:

“Ma dai, non ti preoccupare… tanto le scimmie sono antipatiche, non sei d’accordo anche tu? Fanno i dispetti, puzzano, imitano e copiano senza vergogna, sono così presuntuose da pretendere di essere i nostri antenati, poi non credono in Dio, hanno rubato il posto di Adamo ed Eva nell’Eden, sono a favore della fecondazione eterologa, sono contrarie alla famiglia tradizionale, e sicuramente saranno pure antisemite! E non devono essere insegnate a scuola, altrimenti che esempio danno ai nostri bambini?!”

“Ah, ma certo, se lo dite voi… sono pronto, quando posso iniziare?!”

Ecco nata una nuova stella nel firmamento dell’informazione corretta.

Frutto del suo impegno, oltre a una fitta serie di articoli a tema, un (ben poco memorabile) libro, “Il Processo della Scimmia“, che ripercorre la vicenda storica della prima controversia legale sull’insegnamento dell’evoluzione, nel Tennessee degli anni Venti. Inutile dire che, sull’argomento, studiosi e divulgatori di tutto rispetto si erano già espressi con mezzi migliori; e inutile dire anche che il nostro, sbracciandosi a dichiararsi cattolico, le “prove” teologiche a sostegno delle sue tesi se le fa andare bene tutti, da quelle dei Testimoni di Geova a quelle di Harun Yahya.

Ma curiosamente, da due o tre anni, Giulio Meotti non lo si riconosceva più.

Sarà che è cresciuto, ormai dovrebbe essere ampiamente sopra ai 30 anni, ha maturato una più ampia consapevolezza sociale e politica, e si è rivolto a una battaglia ben più attuale: quella della propaganda sfrenata a favore dello stato di Israele. Ormai  conosciamo bene la tecnica martellante di alternare ogni giorno, con foga da sindrome bipolare, l’esaltazione del bellico eroismo sionista all’agitazione del cupo spettro della persecuzione antisemita, e decisamente non è di questo che si vuole parlare.

Quello che è curioso è che, da quando si è dedicato a questa nuova missione, Giulio Meotti di Darwin e di scimmie non ha quasi mai più parlato. Addirittura, sembra che ambisca a passare sotto silenzio anche il fatto di aver scritto quel libro.

Come se in qualche modo, della vera storia delle sue origini si vergognasse un po’, e non volesse a sua volta ammettere di essere mai passato attraverso alcuna evoluzione.

Fenomeno psicologico diffusissimo, peraltro, tra i protagonisti delle più accese controversie ottocentesche sull’origine dell’uomo: all’epoca, anche fior di teste pensanti, che avrebbero potuto apprezzare fino in fondo la portata immensa di quelle riflessioni, per pura e semplice debolezza emotiva si arenarono inesorabilmente su quella che fu chiamata, scherzosamente ma non troppo, pitecofobia.

Forse Meotti aveva semplicemente pensato che i propagandisti sionisti l’avrebbero pagato di più dei pitecofobi contemporanei.

Quello che forse non si aspettava è che sarebbero stati anche molto più attenti a controllare i risultati, e a fargli pagare qualunque passo falso.

E’ di qualche giorno fa la notizia della sua cacciata imbarazzante dall’empireo dei media neoconservatori americani; e non certo per aver pubblicato qualcosa di sgradito alla loro linea politica, quando mai? Al contrario, Meotti sarebbe stato estromesso proprio per aver scritto qualcosa di aderente a quella linea, aderentissimo, perfettamente condiviso da tutte le voci di quell’ambiente. Talmente condiviso che era stato già pubblicato più volte, a firma di altri, e da lui copiato e incollato senza ritegno guardandosi bene dal citare la fonte, e spacciandolo per lavoro proprio.

Caro Giulio, come vedi non si può andare contro l’evidenza biologica: l’eredità genetica dello scimmiottamento non te la puoi strappare di dosso.

Fattene una ragione: come noi tutti, sei un primate anche tu.

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