La droga, la scuola, e il magico mondo del PdL fiorentino

A una normale insegnante di scuola pubblica, già avvezza a sentir gratificare ogni giorno la propria categoria con epiteti ameni quali fannullona, parassita, indottrinatrice ideologica, vecchia, noiosa, occasionalmente pedofila, e per giunta non abbastanza pop, può anche capitare di uscire tranquillamente di casa la mattina presto e imbattersi in una civetta giornalistica come questa:

"Choc a scuola - insegnante si droga - overdose in bagno"


Andiamo bene, dunque: oltre a tutto il resto, anche tossici. La meravigliosa macchina dei comunicati stampa si mette in moto, e nel giro di poche ore abbiamo, nell'ordine:

-  l'assessore alla Pubblica Istruzione (di centrosinistra) che invoca test antidroga obbligatori per tutti gli insegnanti, immediatamente sospettati in blocco;

-   il gruppo consiliare di opposizione (di centrodestra) che sbraita: "Noi sono anni che lo chiediamo e non veniamo presi sul serio, e adesso ci rubate l'idea?!";

- il capo di un'agguerrita organizzazione libertaria a tutela dei diritti dei consumatori (senza specificare di cosa), che afferma che il problema sta solo nell'overdose e non nell'utilizzo in sé, e rivendica il diritto di chiunque, insegnanti compresi, a fare uso di qualsiasi sostanza ritenga opportuna, senza incorrere in divieti e censure moralistiche;

- il Prefetto che, con aplomb e signorilità notevoli, taglia corto spiegando che l'idea dei test non sarebbe comunque praticabile, perché in forte dubbio di incostituzionalità;

- l'onorevole Carlo Giovanardi che, probabilmente per la prima volta in vita sua, non è d'accordo con un prefetto.

Poco per volta, in giornata, comincia a comparire qualche dettaglio in più sulla sconcertante episodio. Uno dei primi articoli emersi online, ad esempio, recita questo:

"Succede anche questo a scuola. Una insegnante di sostegno è stata soccorsa a seguito di un malore che l'ha colta nel bagno di una scuola elementare fiorentina, dove stava prestando servizio. La donna, di 40 anni, dipendente di una cooperativa sociale, avrebbe ammesso di aver assunto eroina, ed è stata subito sospesa. L'educatrice era rientrata al lavoro solo da qualche giorno, dopo una lunga assenza per motivi di salute."

Allora, con calma: cominciamo ad appizzare le antenne, e a fare le pulci alle parole.

Punto primo: "insegnante di sostegno" - "dipendente di una cooperativa sociale" .
L'indizio è palese, e ha già messo a nudo un punto che brucia. La sciagurata, sicuramente censurabile nel suo comportamento e inadatta a lavorare nella scuola, per l'appunto, non era affatto un'insegnante. Tantomeno una "insegnante di sostegno", come viene distrattamente definita. Era (ma guarda che novità…) un'operatrice ausiliaria di altro tipo, che non aveva alcun compito didattico ma solo di assistenza pratica ad alunni disabili, e che lavorava precariamente tramite cooperative esterne. Presumo che non fosse nemmeno pagata dalla scuola, ma con fondi provenienti dalla ASL o da qualche altra amministrazione pubblica che con l'istruzione non c'entra nulla.

Punto secondo: "40 anni" – "eroina".
Gli anni dei tossici di strada dalla gioventù bruciata sono passati da un po'. Una persona che alla non tenera età di 40 anni sia assuefatta proprio all'eroina (che è praticamente in via di estinzione come problema sociale significativo), è con ogni probabilità una reduce di lungo corso di quelli che hanno cominciato a drogarsi più di 20 anni fa, e non sono mai riusciti a uscirne. E dunque, è quasi sicuramente una persona problematica che ha vissuto per decenni in una situazione emarginata e senza equilibrio, forse smettendo e ricominciando più volte, non riuscendo a svolgere alcuna attività stabile, e probabilmente avendo già gravitato a lungo come "paziente" nel sottobosco di quelle stesse cooperative che oggi, ogni tanto, le offrono qualche ora di lavoro. Cooperative che forse, a seconda della richiesta, nel giro di pochi mesi alla volta la spedivano indifferentemente a fare le pulizie in una fabbrica, a lavare i piatti in una mensa universitaria, o a fare l'assistente ai bambini disabili, che tanto è uguale.

La sensazione di deja-vu si fa sempre più fastidiosa. E questa volta è facile, perché non è proprio un caso originale, dalla forma inconsueta dell'overdose in bagno. Si parla degli scandali splatter sulle "maestre picchiatrici nell'asilo degli orrori" , non si scappa, ce ne sono almeno un paio all'anno. Nella maggior parte di questi casi, nel giro di un giorno o due, viene fuori che quello non era affatto un asilo, ma un baby parking privato e fuori norma sotto tutti i punti di vista, e che le vessatrici non erano affatto maestre, ma impiegate raccattaticce qualsiasi, piazzate lì senza alcuna abilitazione in regola. I proprietari o dirigenti di queste imprese, nonché datori di lavoro delle reprobe, non sono quasi mai insegnanti, pedagogisti o educatori, ma  furbacchioni commerciali qualunque, che avendo un po' di soldi da investire sono passati con la massima disinvoltura dall'agenzia di viaggi al catering, e dall'impresa di pulizie all'aprire un asilo.

La conclusione è semplice: laddove mancano i servizi pubblici essenziali, in ambiti delicati in cui quei servizi sono necessari e di conseguenza richiestissimi, inevitabilmente si spiana la strada a qualsiasi dilettante cialtrone, sfigato, privo di scrupoli e privo di qualsiasi preparazione tecnica, che pensa di approfittare di tale  vuoto assistenziale per tirar su un po' di soldi facili, aprendo e chiudendo società, cooperative e associazioni che millantano l'offerta di quei servizi, e assumendo a sua volta gente ancora più sfigata e cialtrona di lui, per pagarla due spiccioli senza il minimo controllo e la minima garanzia di professionalità.

L'unica soluzione ragionevole, pertanto, è palese: investire più soldi pubblici nei servizi fondamentali che competono allo Stato (scuola, sanità, servizi sociali), assumendo più personale dipendente con contratti stabili, selezionandolo con criteri culturali e professionali ferrei, e aggiornandolo in continuazione. In tal modo si eviterebbe (o almeno si ridurrebbe al minimo) il rischio di affidare delicatissimi compiti di alta fiducia a personale avventizio disperato che si alterna in un flusso casuale, senza i titoli opportuni, e senza una reale consapevolezza di ciò che sta facendo.

Occhio che a dire una cosa del genere, oggi, si passa per statalisti retrogradi, nemici della libertà, e addirittura comunisti

Per fortuna, a toglierci dall'imbarazzo è arrivato il gruppo consiliare municipale del Partito delle Libertà, opposizione di centrodestra del Comune di Firenze, che pur di dare addosso agli avversari politici cittadini, si è prodotto nel seguente capolavoro:

“In Toscana ad essere drogato è l’intero sistema scuola. Un sistema che ricorre sistematicamente all’affidamento dei servizi alle cooperative, impedendo così che il personale si consolidi all’interno delle strutture."

Il comunicato non è firmato individualmente, ma sia messo agli atti che il gruppo che lo ha espresso è composto attualmente dai signori Marco Stella, Stefano Alessandri, Jacopo Cellai, Emanuele Roselli, Mario Tenerani, Francesco Roselli.

Questi signori, dalla loro imbarazzante posizione di militanti e rappresentanti della stessa coalizione che è al governo nazionale, se la prendono esplicitamente con la politica del governo medesimo, che soltanto nell'ultimo anno ha tagliato circa trentamila posti di lavoro nella scuola, e ha falcidiato in particolare le cattedre di sostegno per disabili, costringendo le scuole, di fatto, a ricorrere sempre più a collaborazioni esterne improvvisate. E questo, secondo loro, sarebbe colpa dell'amministrazione toscana, che ora è accusata perfino di drogare la gente?

E diteglielo, alla vostra amica Gelmini, diteglielo, ma DITEGLIELO, santo cielo!

Spiegatele con calma, senza traumatizzarla troppo, che se si vuole evitare che le rosse regioni sovversive piazzino in classe assistenti precari e dal curriculum dubbio, l'unica soluzione è quella di assumere più dipendenti stabili.

Fissi, selezionati per concorso e indipendenti da come gira la banderuola.

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19 risposte a La droga, la scuola, e il magico mondo del PdL fiorentino

  1. utente anonimo scrive:

    Non so molto di droghe attuali, e non propongo soluzioni in merito.

    Ma dovrebbe essere evidente che <b>i buoni vecchi tossici di lungo corso</b> siano:

    1) persone del tutto innocue, se non devono fare cose incredibili per avere soldi

    2) persone piuttosto inaffidabili, che non possono fare lavori delicati come in questo caso

    Sono trent'anni, con innumerevoli morti, delitti e tragedie in mezzo, che le persone ragionevoli propongono di trattare questi tossici, che non ce la fanno a seguire un esigente ed elitario percorso terapeutico, come i malati che sono. 

    Che devono avere la possibilità di farsi nelle condizioni socialmente meno devastanti, mentre fanno lavori semplici che non mettono a rischio il prossimo.

    Qui abbiamo la convergenza di due delitti di Stato – il taglio alle scuole e il proibizionismo.

    Miguel Martinez

  2. utente anonimo scrive:

    Condivido tutte le tue considerazioni, su un punto mi preme dire la mia: effettivamente di docenti cialtroni, fannulloni e/o incompetenti ce ne sono non pochi (30/40 ?).
    Questo è un problema serio che prima o poi bisognerà affrontare davvero, ma mi rendo conto che sto andando fuori tema.
    Ciao, Mauro..

  3. utente anonimo scrive:

     

    Test antidroga per le maestre di scuola?

    "Purtroppo – affermano ancora i consiglieri del Pdl – la sinistra è ancora vittima di una pseudocultura sessantottina per cui la droga è uno status symbol di libertinismo e ribellione. Per noi invece è soltanto una sostanza infame che annebbia le menti e distrugge la vita".

    Leggi tutto: http://www.firenzetoday.it/cronaca/test-antidroga-maestre-scuola.html
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    http://www.firenzetoday.it/cronaca/test-antidroga-maestre-scuola.html

    MOI

  4. utente anonimo scrive:

    Cmq i link della scuola a misura di i-phone in cui  studiare LadyGaga spaccano …

    E' un modo iperutilitaristico d'intendere la formazione: imparare a fare un lavoro e basta fin da subito, se poi uno è così sfigato da voler conoscere i Fenici (ma a che cazzo serve ?!) se lo legga per i cazzi suoi come passatempo al posto del derby di calcio in tv !

    MOI

  5. paniscus scrive:

    Per Mauro, due osservazioni:

    1) a parte la boutade sui numeri, da dove trai la tua certezza così perentoria che "di docenti cialtroni, fannulloni e/o incompetenti ce ne sono non pochi" (e per quale motivo una tale emergenza si manifesterebbe in particolare nella popolazione dei docenti, che con questo episodio non c'entrano nulla, e non a qualsiasi altra categoria professionale allo stesso modo)? Poi magari hai davvero ragione tu, ma un'affermazione del genere andrebbe motivata e circostanziata un po' meglio.

    2) ti invito a proporre tu, ai fini di una discussione costruttiva, quale potrebbe essere un possibile criterio sensato per misurare la competenza o la "produttività" degli insegnanti. Sarebbero da considerare più efficienti quelli che "sfornano" allievi  con esiti scolastici migliori? Ma allora è facile, basta far lavorare i ragazzi il meno possibile, pretendere da loro il meno possibile, e regalare voti alti a tutti. Oppure quelli che incassano maggiore "soddisfazione del cliente", ossia quelli più graditi agli studenti e alle loro famiglie? Ancora più facile, con la stessa tecnica esposta sopra. O magari quelli i cui alunni riportano risultati migliori nelle prove nazionali tipo INVALSI? Ma se quelle prove, per definizione, non riguardano i programmi svolti delle singole materie…

    Facci sapere cosa proporresti, e poi se ne discute volentieri.

    Però agganciarsi a un post che descrive un deplorevole evento in cui gli insegnanti non c'entrano nulla, per commentare che "però bisogna ammettere che di insegnanti cialtroni ce ne sono", è una mossa che francamente non si capisce.

    Lisa

  6. utente anonimo scrive:

    @Lisa
    Ammetto di essere andato OT, può darsi che abbia letto un po' frettolosamente il post (che non è breve) e mi scuso per questo.
    Probabilmente sarà il dente avvelenato che ho nei confronti della scuola che troppo spesso favorisce il ragazzo fannullone (che si trova benissimo se fannullore è anche il docente) a danno dei più meritevoli, che mi ha portato fuori strada.

    Dopo le scuse, cerco ora di risponderti, anche se non sono un esperto in materia, ma solo un padre (esasperato) di quattro figli che ne ha viste di cotte e di crude.

    1) Mi baso sull'esperienza diretta e fatti i miei calcoli sono arrivato ad una percentuale del 30/40%, percentuale che nel commento è accompagnata da un punto di domanda. Quindi, nessuna certezza, era infatti una domanda, seppure un po' retorica.
    Ovviamente il mio ragionamento si presta a diverse critiche, la prima è che la mia esperienza, per quanto ampia, non può avere valore statistico; la seconda obiezione portrebbe riguardare i criteri di giudizio utilizzati per quelle valutazioni che magari saranno stati del tutto soggettivi, ecc
    Ma non sono uno studioso, sono un cittadino comune che lavora nella scuola da più di 20 anni e che avendo una prole abbastanza numerosa ho potuto toccare con mano cosa effettivamente combinano gli insegnanti in classe: potrei scrivere diverse pagine a tale proposito.
    Ti faccio un esempio, tra i mille:
    siamo in un liceo scientifico e durante una lezione di fisica una ragazza chiede "perché il secondo principio della dinamica ha proprio quella formula F=ma?"
    Risposta: "stiamo studiando la fisica, la fisica è fatta di formule e le dobbiamo applicare" Io mi indigno difronte a risposte come queste!
    E' probabile che io abbia un'idea troppo alta dell'insegnamento, per cui è inevitabile che rimanga deluso, ma il livello di insipienza che molti docenti raggiungono è incredibile.
    Non dirmi che sono eccezioni, non lo sono affatto.
    Oltre l'incompetenza c'è poi la scarsa serietà, l'incoerenza, lo scarso rispetto per gli alunni, per il ruolo di docente e per la scuola.

    Gli insegnanti sono unomini e donne come tutti e come tutti possono sbagliare, essere cialtroni, impreparati, inaffidabili, ecc.
    Non è così, la stessa Costituzione prevede per i dipendenti pubblici maggiori oneri rispetto al resto dei cittadini: "L'eccellenza del fine e del servizio esige un senso della disciplina e dell'onore più forte di quelli che è lecito attendersi dagli altri cittadini. A questi ultimi la Costituzione chiede fedeltà e obbedienza; l'onore e la disciplina li esige soltanto da chi ha scelto di servire il bene comume" La libertà dei servi, di Maurizio Viroli.
    Ma, al di là della Costituzione, i docenti, per il ruolo educativo e formativo che hanno non devono e non possono essere "come tutti gli altri", ma migliori: è proprio qui lo scandalo, che siano come tutti, pescivendoli e norcini.
    Ho lavorato per 16 anni gomito a gomito con docenti laureti e non, conosco perciò dall'interno l'ambiente scolastico e per quanto non possa pretendere che le mie opinioni abbiano  un valore del tutto oggettivo, credo comunque che l'esperienza accumulata non sia stata vana.

    2) su questo punto, vista l'ora, propongo di discuterne poi, una cosa per volta è forse meglio, che dici va bene?

    Ciao, mi scuso di nuovo e ti saluto.

  7. roseau scrive:

    assumendo a sua volta gente ancora più sfigata e cialtrona di lui, per pagarla due spiccioli senza il minimo controllo e la minima garanzia di professionalità

    ….come la sottoscritta.Sono assunta da un centro didattico dal nome mitologico, che ha aperto i battenti con enorme lungimiranza d'estate,da una tizia laureata in lettere "indirizzo storia del teatro", che per campare dà lezioni di italiano a stranieri. Le ho chiesto: "che lingue sai? Arabo, rumeno …?" Lei: "ah guarda, io so pochissimo l'inglese e un po' il francese…ma non li uso quasi mai…meglio costringerli  da subito a parlare in italiano, non serve che impari tu la loro lingua….poi anche lì, gli insegni quelle quattro cose e vanno avanti da soli. Io: "quali quattro cose? zi badrone, grazzie,scusi?"

    Non va meglio quando mi approcciano con le lezioni private:
     

    Telefonata arrivata adesso: "Pronto, è la signora roseau?"

    Io: "Sì, mi dica"

    Madre: "Volevo sapere se lei era disposta ad ASSISTERE due ragazzi delle superiori con riassunti e compiti. Se sono tutti e due nella stessa casa, la paga oraria è la stessa?"

    Io: "Signora, forse non ci siamo capiti: io non ASSISTO, il ragazzo deve metterci del suo, semmai collaboro. E poi perché dà per scontato che io li segua a domicilio, due al prezzo di uno???"

    Madre: "Ehm, ma siccome io lavoro e non li posso seguire io…"

    Io: "A parte che uno delle superiori che per fare i compiti debba essere seguito dalla madre è un fallimento educativo, ma chieda ad una baby sitter con aiuto compiti. Spiacente, io faccio dell' altro.

    Ma in fondo mi sta ben fatto.10 euro l'ora. Le professoresse di latino, quelle vere, trovano i miei annunci online e mi telefonano, insultandomi, dicendo che faccio dumping. In compenso insegnano a scrivere VI° e sostengono che esista un genitivo locativo, o meglio ancora, saltano le ore di latino al linguistico o all'  (ex) PNI "perché tanto a voi latino che vi serve, eppoi siamo indietro col programma di italiano". Letteratura latina consiste, se va bene, nel leggere traduzioni di autori celebri in italiano. Questo è quanto. D'altronde, la professionalità paga. Sempre.


     

  8. utente anonimo scrive:

    2) Proposte

    a) Qualche tempo fa mi capitò di leggere un articolo su un quotidiano nazionale dove l'autore spiegava che a suo avviso, per migliorare la qualità dell'insegnamento, bisognava rendere più difficile laurearsi. La laurea non è un diritto, bisogna meritarsela.
    Se così fosse i docenti non solo sarebbero più preparati, ma avrebbero anche un po' di passione in più per la propria materia e un maggiore rispetto per se stessi e per il ruolo che rivestono. Il ragionamento mi pare convincente, non saprei dire però come si potrebbero indurre i docenti universitari a essere più severi con gli studenti.

    b)
    I genitori e gli studienti normalmente non si preoccupano molto della preparazione raggiunta, ma soprattutto del voto: l'importante è che si ottenga il famoso pezzo di carta, possibilemente con un bel 100.
    Perché? Perché per partecipare a un concorso pubblico è importante possedere il titolo di studio adeguato con un voto il più alto possibile, mi risulta che il voto del diploma viene preso in considerazione per l'ammissione in facoltà a numero chiuso.
    Se si abolisse per legge il valore legale del titolo di studio, a mio avviso, avrebbe molta più importanza la preparazione effettiva dello studente, non il voto del diploma che spesso non corrisponde alle reali competenze possedute dai ragazzi.
    I genitori e gli studenti, invece di premere perché l'insegnante sia generoso, spingerebbero per avere un insegnamento adeguato e di qualità: credo che finirebbe la pacchia, non basterebbe più regalare la sufficienza a tutti e incassare lo stipendio a fine mese, senza aver fatto il proprio dovere.

    c)
    Fino a due o tre anni fa, all'Iris Versari di Cesena lo studente aveva la possibilità di rivedere le lezioni andando sul sito della scuola, era una sperimentazione e non so dire se sia terminata o stia ancora andando avanti; sul sito non ho trovato nulla.
    Mi sembra un'ottima idea, non solo per gli alunni che sono stati assenti alle lezioni, ma anche per chi abbia bisogno di chiarire qualche dubbio.
    Non sarebbe male mettere on-line anche le interrogazioni, perché anche seguendo quelle lo studente può imparare molto.
    Ci sono inoltre altri effetti positivi prodotti da un'innovazione simile: i docenti, soprattutto quelli impreparati e fannulloni, sarebbero costretti quanto meno a prepararsi la lezione.
    Un conto è fare le figuracce che così spesso fanno, in classe, che tanto rimangono lì, un altro è sapere che vanno a finire in rete.
    Se la fisica è semplicemente un insieme di formule da applicare, lo si dica urbi ed orbi! No?

    d)
    Invalsi sì, ma per i docenti.
    Certo le prove dovranno essere somministrate con modalità che garantiscano un minimo di serietà, in modo che i risultati siano attendibili.
    Gli esiti delle prove dovrebbero essere pubblicati anonimi sul sito dell'istituto, per informare l'utenza del livello di preparazione dei docenti.
    Mi sembra un ottimo stimolo per indurre gli insegnanti a ricominciare a studiare.

    e)
    Invalsi per gli studenti.
    Se sono fatte come si deve e somministrate con la garanzia che i docenti non aiutino gli alunni, sono certamente indicative della preparazione raggiunta dagli studenti.

    f)
    Pubblicazione sul sito della scuola della percentuale di ragazzi che frequentano l'università, specificando le facoltà e quanti di questi raggiungono la laurea e con quale votazione.
    Così l'utenza avrà un ulteriore possibilità di fare le proprie valutazioni.

    Questi suggerimenti, ovviamente, sono qualcosa di appena abbozzato, andrebbero eventualmente vagliate e approfondite da chi ha le competenze per farlo, non pretendo certo di aver proposto qualcosa di compiuto né di aver avuto idee originali.

    So d'altra parte che i docenti, la maggior parte, non accetterebbero nulla di quanto ho sopra proposto: preferirebbero che tutto rimanesse così com'è oggi, dove il docente nell'aula può fare o non fare quel che vuole nei modi che ritiene più opportuni. Più di un docente di mia conoscenza spiega leggendo in classe il libro di testo e alla domanda dell'alunno che chiede chiarimenti, risponde rileggendo i passi appena letti.
    Anch'io, umile diplomato, saprei fare lezione così, non serve mica una laurea.

    Mi scuso per l'acredine che manifesto, ma sono anni che vedo nelle scuole cose che fanno piangere il cuore.

    Mauro

  9. utente anonimo scrive:

    "di docenti cialtroni, fannulloni e/o incompetenti ce ne sono non pochi"  [Mauro]

    [...] per quale motivo una tale emergenza si manifesterebbe in particolare nella popolazione dei docenti, che con questo episodio non c'entrano nulla, e non a qualsiasi altra categoria professionale allo stesso modo ?

    [Lisa]

    ______________________

    In teoria dei giovani ignoranti sono più gravi per il futuro della nazione che non un pacco che arriva ritardo … poi va be', c' è il discorso che a tanti genitori interessa solo dove "parcheggiare" la prole, e per questioni pecuniarie o scuola pubblica o nisba. Il problema è d' estate, quando i genitori lanciano le loro geremiadi contro gli insegnanti (presunti) fanKazzisti con 18 ore lavorative a settimana  una settimana a Pasqua, due a Natale, tutto 2a metà Giugno,  Luglio intero, Agosto intero e 1a metà Settembre  di ferie, e generalmente l' unica alternativa  "tascacompatibile" è la parrocchia.

    MOI

  10. roseau scrive:

    Moi:Il problema è d' estate, quando i genitori lanciano le loro geremiadi contro gli insegnanti (presunti) fanKazzisti con 18 ore lavorative a settimana  una settimana a Pasqua, due a Natale, tutto 2a metà Giugno,  Luglio intero, Agosto intero e 1a metà Settembre  di ferie, e generalmente l' unica alternativa  "tascacompatibile" è la parrocchia.

    o le coglione come me. :( questo sistema fa comodo a troppa gente.Va detto,che, limitatamente a Parma, la collaborazione tra la Curia e il comune per fornire personale di sostegno nelle scuole, ha dato buoni frutti.Nessuno si sogna manco lontanamente di indottrinare, per convinzione propria e per  evitare d'essere allontanato o denunciato da genitori pugnaci.

  11. paniscus scrive:

    Premetto che nelle prossime ore mi riservo di rispondere dettagliatamente alle obiezioni/proposte di Mauro, che sono interessanti…

    Ma intanto, velocemente, faccio presente che questa storia degli "insegnanti che hanno tre mesi di ferie" avrebbe un po' stufato, eh. Innanzi tutto l'interruzione estiva non dura mai più di due mesi per gli insegnanti delle elementari e molto meno per quelli delle superiori (che se hanno esami finiscono a metà luglio, altrimenti sono comunque impegnati in corsi di recupero e attività varie): ammetto che sia di più rispetto alla durata media delle ferie di altri lavoratori, ma la storia dei tre mesi è una balla.

    E inoltre, vorrei vedere quegli stessi genitori che inveiscono perché "nessuno gli tiene il pupo" d'estate, quanto inveirebbero ancora peggio se effettivamente la scuola ci fosse davvero, per qualche settimana di più, ma funzionando normalmente come scuola, e non come ludoteca o parcheggio facoltativo. Ossia, con frequenza obbligatoria, normali programmi, compiti e voti, con la pagella finale che si dà a metà luglio invece che a metà giugno. Allora sì che si solleverebbero le invettive più feroci, a tutela dei poveri bimbi che sono stanchi, che soffrono il caldo, che hanno già faticato tutto l'anno, e che hanno diritto di svagarsi un po'.

    Sta gente vorrebbe che "gli insegnanti lavorassero di più", purché NON a fare gli insegnanti, bensì gli animatori o i baby sitter…

    Lisa

  12. utente anonimo scrive:

    @Lisa
    Sui genitori mi trovi completamente d'accordo, anche per loro la scuola è quel che è.
    Ma mi fermo, che vado di nuovo OT

  13. utente anonimo scrive:

    Ciao Lisa,
    non ti va più di proseguire la nostra discussione?
    Mi interesserebbe molto continuare, ma se hai cambiato opinione o magari non hai tempo, non fa niente.
    Ciao

  14. utente anonimo scrive:

    Quel pagliaccio rancoroso e complessato di Brunetta ha fatto un sacco di danni: che un Ministro della Repubblica fomenti il clichè del dipendente pubblico fannullone, invece che farsi carico della responsabilità di difenderne la reputazione, è ridicolo e controproducente.

    Ciò detto, devo ammettere che spesso devo fare appello a tutta la mia parte razionale per non cadere anch'io nel luogo comune: non mi si chieda di produrre prove circostanziate, ma mi si creda se dico che ho accumulato una tale serie di episodi da aver sviluppato una specie di presunzione di colpevolezza nei confronti del dipendente pubblico. Vigili urbani, INAIL, INPS, Agenzia delle Entrate, Ministeri di ogni tipo: a vario titolo li ho frequentati tutti, e non c'è storia: se non la pura nullafacenza, la differenza di produttività rispetto a qualsiasi lavoro nel settore privato balza agli occhi anche dell'osservatore più sprovveduto.

    Nella scuola? Nella scuola non so, lì sì ho solo esperienze indirette: posso dire che le insegnanti che conosco personalmente (una mezza dozzina o poco più, tutte donne e tutte meridionali, lo specifico come curiosità sociologica)  rappresenteranno un campione poco significativo ma che, francamente, non depone a favore della categoria. A parte una, splendida, lodevolissima eccezione (un'insegnante appassionata del suo lavoro – e quanta differnza fa questa passione!), negli altri casi quel che ho visto sono solo giorni di vacanza fatti passare per malattia, gravidanze sistematicamente a rischio (un anno e più di maternità), insofferenza per la "qualità"degli alunni (come se fosse una variabile indipendente dal proprio lavoro), mai la benché una minima iniziativa personale di aggiornamento professionale, e infine un tono di perenne lamentazione. E sto parlando di persone per bene, intelligenti e preparate.

    La lamentazione: è un'arte che agli insegnanti riesce meglio che ad altre categorie. Si tratta pur sempre di intellettuali, ed ecco che (non so se ci hai fatto caso) mentre una lettera di un'operaio poche volte appare sui giornali, gli insegnanti scrivono a raffica; un giorno sì e l'altro pure esce una lettera che gronda indignazione. Per la situazione della scuola, certo, e soprattutto per il fatto di essere precari e sottopagati.

    Tutto vero. Sacrosanta idignazione. Io sono il primo a dire che si dovrebbe investire il doppio nell'istruzione pubblica. Il punto è che mezza Italia è precaria e sottopagata, e che il più precario degli insegnanti è comunque più garantito di qualsiasi suo coetaneo che lavori nel privato.

    E poi, diciamola tutta: gli insegnanti vengono pagati poco ma lavorano pochissimo. Pochissimissimo. Penso che tra le cause della crisi della scuola ci sia anche la sua progressiva "feminilizzazione": si sceglie questa carriera proprio perché lascia moltissimo tempo libero per la cura della casa e dei figli. Vocazione per il mestiere, zero. Dici: "solo" due mesi di vacanza d'estate? Sticazzi, se permetti :-) Più Natale, Pasqua, ponti, elezioni: dillo a un impiegata (laureata!) che si fa 8-9 ore al giorno per 1.400 euro al mese! In proporzione, guadagna di più un insegnante.Così non fosse, non ci sarebbero 30mila persona ad un concorso per 30 posti.

    Cosa voglio dire con tutto questo? Che proprio perché sostengo la battaglia a favore della scuola pubblica, e perché non desidero guerre fra poveri, gradirei che l'insegnante-medio alzasse un po' più spesso gli occhi dal suo ombelico e prendesse coscienza di essere comunque un privilegiato. Forse questo gli farebbe guadagnare la simpatia (oltre che l'astratta solidarietà) di quelli come me.

    Luca

  15. utente anonimo scrive:

    rileggo e correggo: un'impiegata con l'apostrofo ovviamente (avevo scritto impiegato, ma visto che il paragone era con insegnanti donne…)

    ne approfitto per una postilla: la categoria dei giornalisti cialtroni è sempre in azione, e sui vari "asili degli orrori" ha gioco facile. io penso però che in questo caso, prima ancora del problema (che tu giustamente poni) dell'esternalizzazione di funzioni pubbliche a un settore privato incompetente, il dato culturale sia l'ossessione della società attuale per la sicurezza-protezione-incolumità del bambino (parte di una più generale genuflessione della società adulta di fronte all'infanzia) – l'ossessione per la pedofilia (assurta al rango del peggior crimine contro l'umanità) o, più in piccolo, l'incapacità di molti genitori di accettare il ruolo anche "punitivo" degli insegnanti sono solo due dei tanti sintomi di questa che a io parere è una patologia. la quale a sua volta si iscrive in una crisi ancor più generale del ruolo della famiglia: ma tutto questo è un altro discorso, I suppose

  16. paniscus scrive:

    Caro Luca,

    avrei voluto rispondere con calma e con cortesia alle tue argomentazioni, ma visto che faccio l'insegnante anch'io (e che se permetti SO quanto mi impegno e SO quanto fatico)…

    …dopo essermi sentita accusare a priori di "lavorare pochissimo", di farmi fare certificati di malattia fasulli per andare in vacanza, e di inventarmi gravidanze a rischio inesistenti, francamente, la voglia di replicare civilmente alla pari mi è passata del tutto.

    Se nei prossimi giorni mi tornerà, vedrò di argomentare meglio, ma decisamente non mi sento obbligata. Nel frattempo, esistono tanti forum e blog in cui il qualunquismo e l'invettiva gratuita sono i benvenuti, puoi anche andare a sfogarti lì.

    saluti

    Lisa

  17. utente anonimo scrive:

    Vedi, io SO perfettamente di non essere qualunquista, nemmeno lontanamente. E' una certezza morale. Però può darsi che abbia dato quest'impressione, quindi prendo e porto a casa. Francamente, però, non vedo perché sia così difficile rispondere civilmente a un povero qualunquista, dato che quest'ultimo si è espresso in modo civile. Certo, le affermazioni sono provocatorie e un po' tranchant, ma sono certo che hai gli arogmenti per smontare il mio qualunquismo.

    Mi pare ad ogni modo di essere stato abbastanza chiaro: i certificati di malattia fasulli e l'approccio "impegatizio-fantozziano" al lavoro (spero si intenda cosa voglio dire) sono ciò che io, nella mia limitata esperienza, ho potuto vedere nel limitato campione di insegnanti che ho avuto la ventura di conocere direttamente.

    Posso supporre che il fatto di sentirti accusata in prima persona (cosa che da ciò che scrivo non si può dedurre in alcun modo) dipenda da 1) una certa coda di paglia; 2) un senso di identificazione con la categoria che ti fa prendere le critiche sul personale. Propendo naturalmente per la seconda ipotesi. Non mi vengono in mente altre possibili spiegazioni.

    Se è vera quest'ipotesi, si confermerebbe la mia idea che, al di là di tutte le ragioni che i critici della Gelmini possono avere (e che io – a questo punto pare necessario ricordarlo – riconosco come sacrosante), gli insegnanti tendono ad avere reazioni di tipo corporativo e difettano (generally speaking, ovviamente) di capacità autocritica.

    Almeno questa è la mia impressione. Sono consapevole che bisognerebbe giustificare meglio certe affermazioni, ma ammetterai che dire "SO quanto mi impegno" non è un argomento. Anch'io potrei dire che SO bene quante ore in più lavoro rispetto a un insegnante.

    Può darsi che io mi stia inventando un problema che non esiste, non so. Sono d'accordo con te  sul fatto che la soluzione è stabilizzare i precari con un processo di selezione trasparente, ma sospetto che ciò non sia sufficiente. Che tipo di selezione, per fare cosa, che tipo di controllo della qualità dell'insegnamento, sono tutti temi apertissimi: che il centrodestra abbia dato risposte sbagliate non toglie che restino irrisolti. Invece a sentire la parte in causa parrebbe che gli insegnanti in quanto tali siano immuni dalle pecche del sistema. Sarà, ma qualcosa non mi torna.

  18. utente anonimo scrive:

    Per Luca n. 14

    Vedi, io faccio il traduttore di manuali tecnici, sottomalpagato, precario nel senso che da un giorno all'altro non so se mi arriverà lavoro, costretto a improvvisarmi ogni giorno esperto di finanza, di chimica, di diritto internazionale, di trasporti, di macchine per la videosorveglianza, di ecosistemi e di tutto quello che ti pare.

    Bene, non scambierei mai il mio lavoro con quello di un insegnante.

    Perché non mi va di correggere cento compiti scarabocchiati, non mi va di trovarmi ogni giorno a parlare per quattro o cinque ore consecutive a bande di adolescenti che urlano tra di loro e spippolano messaggi sottobanco sul cellulare. E di genitori che minacciano di denunciarmi se non promuovo i loro figli.

    E' uno dei mestieri più angoscianti che abbia mai conosciuto, e me ne tengo alla larga.

    Miguel Martinez

  19. utente anonimo scrive:

    Gentile Miguel,

    capisco perfettamente cosa vuoi dire, anche se, davvero, faccio un po' fatica a riconoscere il ritratto dell'insegnante quale mestiere usurante.  Ho avuto modo, diversi anni fa, di fare alcune supplenze (medie e superiori) e, al netto della stupidità media dei ragazzi di quell'età, l'ho trovata un'esperienza divertente e nient'affatto faticosa.

    Ma il punto è che tanto la mia quanto la tua opinione sono irrilevanti nell'economia del discorso. Quello che tu dici ha valore soggettivo, e può valere per qualsiasi altro lavoro, dal traduttore di manuali al tranviere al cuoco. Posto che si può e si deve mettere in discussione il modo in cui il mercato attribuisce un valore economico ad una mansione piuttosto che un'altra, vale la pena comunque affidarsi a qualche parametro oggettivo.

    L'insegnamento non ricade nella categoria dei lavoro usuranti e ha un tasso di morti e infortuni sul lavoro pressoché nullo: cosa che non si può dire di altri mestieri ugualmente malpagati. Il numero di ore lavorate è significativamente più basso (e le ferie godute incomparabilmente più lunghe) di qualsiasi altra forma di lavoro dipendente. Tutto ciò sarà irrilevante o fuorviante, ma non si può negare che sia oggettivo.

    Luca

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