Scuola pubblica: Silvio ha ragione!

Genitori, Mamme Italiane, custodi dei più sacri vincoli di sangue e d’affetto, ascoltate fiduciosi la consolante verità a voi proclamata dal nostro Presidente del Consiglio: finalmente, potete uscire allo scoperto con la vostra fiera rivendicazione di educare i figli liberamente, e non sarete più obbligati a esporli alla perniciosa influenza degli insegnanti della scuola pubblica, che come è noto sono tutti di sinistra.

Da insegnante, e da persona relativamente di sinistra, stavolta vi stupirò con effetti speciali: ebbene sì non avete soltanto la sua benedizione, ma anche la mia. A costo di bruciarmi definitivamente l’immagine, lo ammetto: Berlusconi ha ragione!

Magari il suo consiglio venisse seguito più spesso.

Magari si affrettassero a sottrarre il figliolo alla mia inquietante presenza, i genitori dell’alunno Chiurlo Corbezzolo (per le origini bioesoteriche dei nomi, far riferimento sempre qui), che si sono degnati di venire a colloquio per la prima volta soltanto in aprile inoltrato, e che solo in tale occasione si sono accorti che il pupo, appena quattordicenne, nascondeva regolarmente i voti e si era perfino imboscato una pagella.

Magari avessero un sussulto di dignità e lo distogliessero dai miei odiosi indottrinamenti, i genitori dell’alunno Furetto Prugnolo, che sta ripetendo la stessa classe per la terza volta, e l’unica cosa costruttiva che gli abbia mai visto fare in questi tre anni è stata quella di spalare la neve.

Ma volesse il cielo che si ribellassero alla mia personalità vessatoria, e risparmiassero alle figlie una tale tortura, i genitori di Giovenca Violacciocca e di Manza Lillà, che dopo sei anni che le conosco sono ancora qui in giro, arrivate faticosamente in quarta, e che stanno a guardarmi da sei anni con la stessa inossidabile espressione bovina, per l’appunto, sgomente a qualsiasi mia parola, tra una ruminata di chewingum e  l’altra, interrotta da qualche morso al piercing per errore distratto.

Insomma, quand’è che si decidono?
Non siamo abbastanza estremisti per i loro gusti?

Cosa dovremmo fare di tanto spaventevolmente comunista per convincerli a levarsi di torno, forse costringerli a intonare l’Internazionale a pugno chiuso ad ogni cambio dell’ora? Interrogarli a raffica sul materialismo dialettico contenuto nel teorema di Pitagora o sull’interpretazione dantesca della dittatura del proletariato? Un po’ di biologia alla Lysenko può essere utile?

Ai genitori di Volpone Sambuco, invece, meglio non mettere in testa idee strane: ci hanno già provato una volta, a piazzarlo in una scuola privata, ma il giovanotto, dopo essere riuscito nella mirabile impresa di  farsi bocciare anche lì, ha avuto il coraggio di ritornare da noi con la coda tra le gambe.

Nemmeno se lo costringessimo a imparare a memoria un discorso di Pierluigi Bersani, quei genitori si scoraggerebbero.

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8 risposte a Scuola pubblica: Silvio ha ragione!

  1. utente anonimo scrive:

    Da figlia di insegnante in pensione (non credo sarà mai un'ex-insegnante), ho riso molto, sappilo.

    Seriamente: immagino che tu rida meno – mi spiace.

  2. utente anonimo scrive:

    Grande.

    Massimo Manca

  3. paniscus scrive:

    Grazie  :)

    Avrei potuto stupirvi con ulteriori effetti speciali, ma un po' alla volta.

    Lisa

  4. utente anonimo scrive:

    Ma non era BS che mandava i figli alla scuola steineriana? Non so se la Chiesa la prendeva meglio della scuola pubblica… ma molto probabilmente lì gli insegnanti non erano di sinistra (qualsiasi cosa questo significhi).
    Poi magari adesso ci sono anche scuole preparatorie al buga-bunga: messe su da Fede e Mora (non sono di sinistra), col finanziamento all Presidenza del Consiglio.
    Janko

    PS: Ma se i genitori son a loro volta obbligati ad ascoltare la declamazione del discorso di Bersani? (io a quel punto mi arrenderaei)
     

  5. utente anonimo scrive:

    Lisa, conosci l' invettiva di sinistra del fu Edmondo Berselli contro la scuola pubblica ?

    Va be', se la trovo …

    MOI

  6. utente anonimo scrive:


    Con qualche taglio, purtroppo :  

     

    “Brave maestrine, maltrattatissime dallo Stato patrigno, avevano accettato con tanta buona volontà il comandamento antipassatista che per imparare a leggere e scrivere i ragazzini dovessero “partire dal grafo”, sgorbiare i quaderni senza preoccupazioni né estetiche né semantiche, finchè per un miracolo dell’antipedagogia lo sgorbio non si sarebbe evoluto in una firma, in uno stampatello, in un corsivo decifrabile, insomma nel controllo calligrafico maturo, per quanto tardivo, della scrittura. Altre storie e altri tempi, quando le mamme insegnavano ai bambini a comporre !a, bi, ci2 in modo rigorosamente conservatore ma funzionale, sicché questi andavano spesso a scuola che sapevano già leggere e scrivere, con le vecchie maestre che gongolavano di soddisfazione per le doti dei pupi. Adesso grazie al grafo e allo sgorbio ci si mette un anno anno, se il dio dei grafi collabora, e i figli dell’età techno, espertissimi di giochi complicati alla playstation, continuano a leggere con il ito sulla pagina fino alle medie, sillabando in modo inarticolato, ai limiti della disabilità.[…]
    Nei licei si era imposto come testo base “Il materiale e l’immaginario”, di Remo Ceserani e Lidia De Federicis: una bibbia transgenerazionale, un’opera sofisticata, il vero e unico manuale totale interdisciplinare, in cui trasparivano strumentazioni come la semiologia e lo strutturalismo. La contestualizzazione veniva realizzata dal testo, dal docente, dalle capacità percettive e categoriali dell’alunno: accidenti, si insegnava un metodo, non una serie di curiosità slegate o eterogenee.
    Basta con lo “strano ma vero””, con gli episodi celebri, con le date, con le paci, le guerriciole, le successioni, il cuius regio esiu religio, la Prammatica sanzione, i matrimoni morganatici, il Dio me l’ha data, l’Obbedisco. […]
    Come nelle migliori pedagogie, anche in questo caso si commetteva un peccato di ottimismo, nel senso che si pensava, e si continua a pensare, che la popolazione scolastica sia la migliore possibile, quindi da sollecitare con riflessioni e metodi, meglio ancora con metodologie.[…] Sotto sotto, serpeggiava l’idea della scuola come una comunità di lavoro, un laboratorio sociopolitico, un atelier spirituale in cui si sarebbe realizzata la fusione degli animi, cioè il miracolo immateriale del modellarsi di una coscienza condivisa.
    Per la verità sarebbe bastato osservare le facce degli studenti, adolescenti e postadolescenti, osservando quelle fisionomie medioborghesi o tardoproletarie, l’abbigliamento, le acconciature tendenziose e i tatuaggi, gli smalti neri o viola sulle unghie, per temperare questo ottimismo; sarebbe bastato qualche approfondimento sulle loro abitudini per capire in quale direzione si evolvessero gli interessi.
    Secondo i pessimisti, verso una propensione generalmente irresponsabile al consumo, al materialismo spicciolo, all’intrattenimento svaccato, verso una spiccata brutalità nei rapporti fra i sessi, l’assenza di galateo come stile collettivo. E allora perché si nutrivano tante illusioni, così generoso ma anche così irrealistiche? Per quale ragione, nonostante l’invecchiare grigio dei “prof”, la loro perdita di status, come raccontavano le indagini dello Iard, corredata dal disincanto professionale, dallo stipendio effettivamente di merda, dalla conseguente femminilizzazione del corpo docente, e via andare?”

    Manca secondo me _nel link d' excepta ma non nel libro_ una delle cose più inquietanti, cito ad memoriam :

    una specie di "Educazione alla Mafia" nel copiare e suggerire, in cui chi vuole stare alle regole e studiare verrà bollato come "infame traditore" da stigmatizzare e/o "secchione" da sbeffeggiare ed escludere dai rapporti interpersonali fra coetanei  aggiungo io e che poi da grande, per vendicarsi,   sarà un Intellettuale-di-Sinistra che ama il Popolo in astratto ma odia la ggènte in concreto ;-) :-) ;-) :-) ;-) :-)

    MOI

     

  7. utente anonimo scrive:

    Avevo provato un link per "snellire" il commento, ma il tuo Filtro Antispam
    è scattato implacabile con la severità di un De Rossi capoclasse !

    MOI

  8. utente anonimo scrive:

    Ad ogni buon merito, tanta gente manda i fogli alla scuola pubblica perché …  è l' unica che può economicamente permettersi.

    MOI

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