Un granulo di Pepe omeopatico e di giornalismo scientifico gossip

Il nome di Guglielmo Pepe me lo ricordo vagamente come uno di quei nomi agiografati del Risorgimento italiano,  ma stavolta pare che il patriottismo non c'entri, bensì il giornalismo. Forse.

Supponiamo che, per una singola volta inattesa, inesplicabile botto fortiano, un ministro dell'attuale governo in carica dica qualcosa di razionalmente sensato.

Posso capire che l'evento sia così spiazzante da lasciare tutti i commentatori a corto di idee, ma questo non dovrebbe autorizzarli a sostituire le idee, in blocco, con  un'imbarazzante paginetta di diario personale, infarcita di luoghi comuni, di pettegolezzi personali, di saggezza confidenziale della cuGGina, di ammiccatine contro gli avversari storici, che tanto vale bacchettare sempre una volta di più.

Soprattutto se a farlo non è uno spiantato free-lance in attesa di tesserino di pubblicista, né un supplente trimestrale che ha appena messo piede in una redazione per sbaglio, ma un professionista del giornalismo di lunghissima esperienza, perfino fondatore e direttore di testate nazionali, addirittura dal taglio scientifico.

Il nostro Guglielmo Pepe, infatti (ignoro se sia discendente del generale, che pure il tocco giornalistico e autobiografico ce l'aveva) dirige attualmente l'edizione online del National Geographics italiano, dopo una lunga carriera nella redazione di Repubblica, in particolare come animatore e direttore del supplemento settimanale dedicato alla salute.

Il sito web qui linkato, in realtà, ha oggi una struttura piuttosto diversa dall'opuscolo cartaceo, di cui si parlava.

Da diversi anni non mi capita più di leggerne un numero per intero, ma le memorie di qualche tempo fa mi rievocano prevalentemente un senso di fastidio, per il suo carattere evidente  di passerella pubblicitaria. La rivistina, a quanto mi ricordo, consisteva in gran parte di articoletti propagandistici, in cui uno o due reportage fatti bene galleggiavano a fatica in mezzo al fitto di professionisti privati, aziende commerciali, palestre, piscine, erboristerie, saloni di bellezza e scuole di formazione per operatori delle discipline terapeutiche più curiose.. che godevano di volta in volta di un prezioso passaggio di notorietà, mascherato da intervista divulgativa neutrale, e suggellato in chiusura da indirizzo e numero di telefono da consultare direttamente.

In tutto questo contesto, il direttore aveva anche un vezzo personale ricorrente: quello di schierarsi con piglio militante a favore delle medicine alternative. Ma non tutte le medicine alternative, no, perché ovviamente una persona razionale ci tiene molto a specificare che ci ragiona, ci studia, mica se le beve tutte.

Infatti, non sia mai: si beve solo quelle che personalmente piacciono a lui e ai suoi familiari, senza nessun altro criterio scientifico.

Proprio oggi Guglielmo Pepe, che non è più direttore di Repubblica Salute, ma che continua a collaborarvi come esterno e a tenere una rubrica on line sui blog ufficiali legati al giornale, si indigna. Si indigna di fronte a un rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità e a una conseguente comunicato stampa del Ministero della Salute, che per la prima volta dopo diversi anni sdrammatizzano un po' il tema dell'influenza stagionale.

E si indigna non perché i documenti citati, a quanto pare, sdrammatizzino… ma perché inseriscono nei suggerimenti di buon senso alla popolazione anche quello di non ricorrere ai rimedi omeopatici, che non servono a niente.

Poco importa che le stesse fonti, ragionevolmente, suggeriscano di non prendere nemmeno antibiotici, perché per l'influenza non servono a niente nemmeno quelli: no, il nostro piccante cavaliere si sente in dovere di scendere in campo, e di raccontare a tutto il mondo che lui, invece, difende l'omeopatia.

E perché la difende, di grazia? Perché la sua lunga esperienza di divulgatore scientifico l'ha messo a contatto con evidenze sperimentali incontestabili?

No, la difende perché personalmente a lui piace.

Perché lui la usa.

Perché lui si è convinto che su qualche suo conoscente personale abbia funzionato alla grande.

Perché alcune riviste scientifiche "sia pure non autorevoli come Science o Nature" (ma non ci dice quali) hanno pubblicato articoli favorevoli (ma non ce ne fornisce i riferimenti).

Perché "con l'omeopatia vengono curati i cavalli e i cani" (anche qui, senza alcuna citazione controllabile).

Perché "milioni di italiani la usano", e questo dimostrerebbe indubitabilmente che funziona.

E perché personaggi come Silvio Garattini, che evidentemente di persona gli sta antipatico, "considerano l’omeopatia acqua fresca, arrivando a ritenere chi la usa un credulone", e siccome questa opinione è brutta e offensiva, allora l'omeopatia funziona.

E quindi conclude che lui personalmente stasera, in barba a tutti gli scettici malevoli e prevenuti, prenderà qualche granulo omeopatico.

Ma diciamocela in maniera brutale: un bel chissenefrega ce lo mettiamo?

E ancora più brutale: siamo sicuri che il ruolo di un giornalista scientifico sia questo?

Ovvero, ssere pagato da uno dei più autorevoli quotidiani nazionali per raccontarci con compiacimento infantile i fatti suoi personali e per togliersi qualche sassolino dalle scarpe contro chi gli sta antipatico?

Il tutto senza la minima argomentazione razionale o citazione delle fonti, nemmeno sotto la forma di una spolveratina di pepe, sia pure in diluizione omeopatica.

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4 risposte a Un granulo di Pepe omeopatico e di giornalismo scientifico gossip

  1. utente anonimo scrive:

    Pepe NON è un giornalista scientifico, non lo è e forse non lo è mai stato. Un atteggiamento del genere va bene per la cronaca locale (ho visto e ho fatto) ma chi lo usa in un dibattito scientifico (e quello sull'omeopatia è un dibattito di proporzioni colossali, con miliardi di euro che girano) si squalifica da solo. Come quando Bellone (direttore o chissa cosa di Le Scienze) fece un articolo contro il riscaldamento globale citando Avvenire e siti negazionisti.  Difendo forse la categoria, già bistrattata, ma queste cose mi fanno veramente… adirare

  2. utente anonimo scrive:

    Beh, a parita' di inutilita', l' omeopatia e' sicuramente meno dannosa dei veleni che i "veri" informatori scientifici propagandano ben pagati dai cessi farmaceutici mondiali. Sicuramente non ci muore nessuno con l' omeopatia, mentre lo stesso non si puo' dire dei farmaci scientificamente accettati (grazie a milioni di poveri animaletti-cavia letteralmente massacrati con metodi nazisti).

    Scienza = Nazismo

  3. paniscus scrive:

    Per l'anonimo del commento n. 2:

    visto che consideri la scienza e le sue applicazioni industriali "nazismo" in blocco, immagino che tu non usi computer, non usi connessioni telefoniche e non usi schermi digitali, e che abbia inviato questo commento tramite telepatia omeopatica.

    O al massimo tramite segnali di fumo ayurvedici prodotti da virgulti di lauro di Cipro calcinati su un ceppo di faggio sacro celtico nella notte dell'equinozio di primavera, solo che hai usato il calendario degli Esseni e hai sbagliato di una decina di giorni…

    Lisa

  4. utente anonimo scrive:

    E infatti sono nazista, ma non ne vado fiero, al contrario di te…

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