Hina, Giuseppe, e un’Elettra eterna

Vi rcordate della povera Hina Saleem, la giovane di origine pakistana che qualche anno fa, nell'industriosa provincia di Brescia, rimase vittima di un orribile delitto familiare che fu prontamente imputato a un generale e irrisolvibile "scontro di civiltà"?

Stando alle prime evidenze, infatti, la ragazza sarebbe stata uccisa dal padre, dallo zio e dai cognati, e nella silenziosa inanità della madre e delle sorelle, perché aveva violato le ferree leggi religiose della loro comunità, ostinandosi a condurre una vita "troppo occidentale", o addirittura "troppo cristiana". La fatale progressione verso ovest che avrebbe finito col condannare a morte la sfortunata giovane sarebbe stata sancita dal fatto di essersi scelta per compagno un uomo italiano, non musulmano, e quindi portatore di valori incompatibili con la tradizione di famiglia.

Il sigonre italiano in questione, tale Giuseppe Tempini, a seguito degli approfondimenti giornalistici del fattaccio, ebbe occasione di distinguersi per esplicite esternazioni xenofobe in qualità di vedovo inconsolabile, affermando di essere "diventato molto più duro nei confronti degli immigrati".

Di lì a poco gli assassini furono, giustamente, condannati a pesanti pene detentive.

Qualche anno dopo, a seguito di  rinvii e ricorsi assortiti, la Corte di Cassazione confermò le condanne, precisando che il movente del delitto non sarebbe stato affatto religioso, bensì originato da un malinteso concetto di possessività patriarcale all'interno della famiglia, che potrebbe manifestarsi in qualsiasi background religioso o culturale.

In altri termini, la logica perversa del rapporto affettivo come possesso, la furia viscerale di chi non accetta una disobbedienza, la frustrazione di chi vorrebbe manipolare e controllare la vita di tutti coloro che gli stanno accanto, e invece non può.

Quella sentenza, a quanto ricordiamo, sollevò le perplessità (e in qualche caso anche le furie) di qualche islamofobo nostrano, che accusò la Corte di aver ipocritamente sottovalutato l'influsso determinante della religione musulmana sulla tragedia: tutte balle, dicono i nostri, la possessività patriarcale e la prepotenza in famiglia sono roba islamica, gli occidentali civili 'ste cose mica le fanno. Libertà sessuale, autodeterminazione delle donne, matrimoni d'amore e non forzati, parità di diritti all'interno della famiglia, rifiuto del patriarcato, inaccettabilità delle violenze domestiche, noi sì che le mastichiamo come spaghetti. La giovane vittima  aveva tentato di conquistarsele, con l'appoggio di un bravo e sincero campione dei valori occidentali, ed era stata massacrata per questo.

E' notizia fresca fresca di qualche ora fa che l'allora fidanzato di Hina, il signor Giuseppe Tempini di cui sopra (che a seguito dell'omicidio ha avuto anche la possibilità di costituirsi parte civile e di rivendicare risarcimenti), è stato arrestato per molestie, aggressioni e minacce nei confronti di un'altra sua ex compagna.

Già denunciato in passato per lo stesso reato, ma rimasto a piede libero, stavolta è stato portato via a viva forza da una pattuglia di carabinieri, mentre sbraitava minacce di morte contro la donna terrorizzata e barricata in casa, tentando di buttar giù la sua porta di ingresso.

Qui nessuno è esperto di psicanalisi (e sostanzialmente nemmeno ci si crede molto) ma ci limitiamo a ricordare confusamente un po' di chiacchiere di Edipo, di Freud, di Elettra e di altra gente di quelle parti.

E a ipotizzare che la povera Hina, se anche fosse sopravvissuta, sarebbe cascata male, inesorabilmente destinata per tutta la vita a innamorarsi di uomini simili a suo padre.

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3 risposte a Hina, Giuseppe, e un’Elettra eterna

  1. SaR scrive:

    Il guaio più grande è che nel mondo occidentale manca ancora il vero liberalismo, non parliamo poi, dove la rivoluzione borghese non si è neppure vista…etc. Un saluto da Salvatore.

  2. roseau scrive:

    Grazie al cielo non mi è successo :) . Buon anno, Lisa!

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