Pochi, maledetti e tutti cuGGini (chiarimento sulle razze umane)

Visto che l'unico stimolo che funziona per spingermi a scrivere è l'urgenza estemporanea di rispondere a qualcun altro, mi decido e lo faccio.

Su kelebekerblog si sta discutendo, in libertà, di razze e di genetica. L'idea originaria era di limitarmi a un commento di risposta in coda a tutto il resto, ma è diventato troppo lungo e allora lo sistemo qui.

Allora, riordiniamo:

per quanto riguarda l'esistenza o inesistenza delle "razze umane", non si tratta di un discorso politico o etico, ma puramente e brutalmente biologico.

Alcuni sostengono che le razze umane esistano "perché le differenze fisiche tra una popolazione e l'altra sono evidenti", o magari anche perché "come nessuno mette in dubbio che esistano le razze dei cani, non ci sarebbe niente di strano ad ammettere anche quelle degli uomini"

Di conseguenza, i suddetti sostengono che la negazione dell'esistenza delle razze sia dettata solo da ragioni di diplomazia e di allineamento politicamente corretto, piuttosto che da dati scientifici, e che "ad ammettere l'esistenza biologica delle razze non ci sarebbe niente di male, basta che poi non la si usi per fare  discriminazioni".

Queste argomentazioni, come le si rigiri, sono viziate da una certa confusione di fondo.

Punto primo: alcune specie, effettivamente, hanno le razze (anzi, in biologia si dice varietà  )  ,   e altre no.
Quindi il paragone coi cani, con i pappagalli o con i broccoletti, per gli umani non significa niente.

Punto secondo: le presunte "differenze evidenti" tra presunte razze umane, esistono, di sicuro, ma riguardano in massima parte caratteri molto superficiali, che scompaiono rispetto alla media della maggior parte delle caratteristiche importanti.

Ossia, se si prendono un centinaio di marcatori genetici a caso, e si misura la loro variabilità in un gruppo di 1000 europei bianchi, un gruppo di 1000 africani neri e un gruppo di 1000 cinesi, si osserva che la differenza di distribuzione tra "la media dei neri", "la media dei bianchi" e "la media dei cinesi" è del tutto confrontabile con la distribuzione che si trova all'interno del singolo gruppo di bianchi confrontati solo fra di loro, o del singolo gruppo di neri, o del singolo gruppo di cinesi.

E' chiaro che se invece di prendere 100 marcatori genetici a caso, si fa una selezione apposta per scegliere quelli che fanno più comodo per descrivere solo le diversità somatiche evidenti, i risultati cambiano.

Ma i paladini delle razze si rassegnino, non è così che si fa scientificamente la genetica di popolazioni seria.

Quanto alle ragioni per cui alcune specie hanno le razze (riconoscibili davvero su base genetica) e altre no, ce ne sono almeno tre:

- le dimensioni assolute della varietà genetica iniziale del gruppo di antenati comuni: se questa è scarsa, rimane scarsa anche dopo milioni di anni, e anche dopo un'esplosione demografica mostruosa nel numero di discendenti…  e per sviluppare diverse razze, o addirittura diverse specie, da un pool genico modesto, di trippa per gatti ce n'è pochina;

- il tempo che i vari sottogruppi hanno avuto a disposizione per differenziarsi, e il grado di isolamento raggiunto l'uno dall'altro (nel fattore tempo interviene anche l'età media di riproduzione e il numero di generazioni effettivamente intercorse, che è diverso da specie a specie);

- il fatto che la differenziazione sia stata spontanea, o che sia stata piuttosto esaltata artificialmente di proposito.

Ora, è un dato di fatto – non un dogma politicamente corretto, ma un dato di fatto scientifico quasi certo – che la specie umana, la totalità della specie umana che è in giro oggi, sia il frutto di una fortunosa coincidenza che ha salvaguardato dall'estinzione un piccolo gruppo qualunque di antenati, probabilmente tutti imparentati tra di loro, mentre attorno tutte le altre comunità si estinguevano.

La nostra specie, in altri termini, sembra essere andata incontro a fenomeni drastici di deriva genetica e di collo di bottiglia, almeno una volta e probabilmente anche più di una.

In altri termini, ai tempi dei tempi, dopo una variegata fioritura di numerose specie ominidi diverse, tutte contemporanee tra loro… non solo "ne è rimasta soltanto una", ma di quell'unica ne è rimasta addirittura un campione talmente ristretto, da destinare i propri discendenti a rimpallarsi l'un l'altro sempre la stessa zuppa genetica, con pochissimo margine di novità. Certo le mutazioni spontanee ogni tanto avvengono, ma per la maggior parte sono indifferenti, o eventualmente anche dannose… quelle abbastanza positive da essere conservate a oltranza sono già rare, ma quelle tanto innovative da avviare l'evoluzione di una nuova stirpe sono davvero eccezionali. E tanto più eccezionali, quanto più è ripetitivo il materiale d'origine, come nel caso umano.

In altri termini, saremmo tutti figli dello stesso villaggio, fatalmente sposati tra cugini, tutti, senza eccezione (a volte consapevolmente, a volte no) da settantamila anni a questa parte, o altre stime assortite dello stesso ordine di grandezza. Pochi, maledetti e tutti parenti, in definitiva.

In quell'ordine di tempi, una creatura come la drosophila, che produce una nuova generazione ogni due settimane, fa in tempo a sbizzarrirsi con migliaia di mutazioni spontanee al secolo; per gli umani, che hanno un ritmo di un ricambio generazionale ogni vent'anni o anche trenta, con un solo figlio alla volta, hai voglia ad aspettare la mutazione decisiva.

Se poi la drosophila, o evntualmente anche il cane o il broccoletto, non viene lasciata riprodurre liberamente, ma selezionata apposta per isolare una certa caratteristica piuttosto che un'altra… e grazie che nel giro di qualche decina d'anni, le razze esistono. Chi lo immaginerebbe, a colpo d'occhio approssimativo, che il San Bernardo e il Volpino appartengano alla stessa specie? O magari anche la verza a foglie o il cavolfiore romano?

All'uomo, di fatto, non è avvenuto nulla del genere.

Innanzi tutto, non ce n'è stato il tempo;
poi, non c'è stato un demiurgo che avesse interesse a farlo;
e comunque, se anche qualcuno ci avesse provato, non ce ne sarebbe stata nemmeno la materia prima.

Nessun complotto buonista, solo biologia cruda.

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13 risposte a Pochi, maledetti e tutti cuGGini (chiarimento sulle razze umane)

  1. utente anonimo scrive:

    Ottimo.
    Mi ricito da Kelebekler
    "purtroppo per loro [i razzisti], gli esseri umani a quanto pare discendono tutti dalla stessa popolazione, e nel corso dei secoli non hanno fatto altro che mescolarsi continuamente… come è anche logico che sia…"

    ci ero andato vicino, dici? :)
    Ciao!
    PinoMamet

  2. kelebek scrive:

    Sicuramente i gruppi umani sono tendenzialmente endogami; ma la storia europea almeno è stata fatta da eserciti in continuo movimento, composti da giovinastri con il diritto garantito al bottino e allo stupro.

    Per cui il rimescolamento forzato deve essere stato quasi la norma.

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo scrive:

    Una buona supersintesi d' un paio di libri che mi son letto fra Cavalli-Sforza e Barbujani …

    MOI

  4. utente anonimo scrive:

    Altro stimolo ad aggiornare il tuo blog, ne stavamo discutendo io e Peucezio :

    http://kelebeklerblog.com/2010/12/25/happy-consumption-day/#comments

    Yahya e Sermonti NON sono esaltati che criticano Darwin semplicemente leggendo Corano e Bibbia : però partono dal postulato che Dio non può non esserci, il famoso "Intelligent Design" … tuttavia delle conoscenze scientifiche ne hanno e non vanno ridicolizzati (più del minimo dovuto).

    Moi

  5. paniscus scrive:

    Ora, che Harun Yahya e Giuseppe Sermonti vengano messi sullo stesso piano dal punto di vista dell' "avere delle conoscenze scientifiche", mi pare davvero azzardato.

    Sermonti è un vero biologo, con una lunga storia personale di ricerca accademica nel campo della genetica. Siamo tutti sostanzialmente d'accordo sul fatto che poi, che poi, in età avanzata, abbia mollato qualsiasi legame con la ricerca scientifica viva e abbia caparbiamente rifiutato di aggiornarsi per trent'anni (che in genetica sono un abisso)… e che quindi, con le sue conoscenze scientifiche, abbia scelto di farci delle cose quanto meno "strane" e discutibili.

    Ma Harun Yahya, è garantito, di scienze naturali non capisce niente e non ha mai saputo la sia pur minima cippa di cavolo. E probabilmente non sa nulla, o quasi, nemmeno di storia, di geografia e perfino di teologia islamica, che dovrebbe essere il suo punto di forza!

    Lisa

  6. utente anonimo scrive:

    Mai letto tante cazzate tutte in un articolo… da record

  7. paniscus scrive:

    Per l'anonimo del commento n.7: potresti per favore specificare meglio quali sarebbero esattamente le "cazzate", magari aggiungendo anche una firma?

    buone feste
    Lisa

  8. utente anonimo scrive:

    Soprattutto, quali scienziati  dovremmo "prendere per buoni" in alternativa, di grazia  ? 

    … o ti basi sul (presunto) "buonsenso spannometrico" ?

    Moi

  9. utente anonimo scrive:

    http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20080818051208AAelmy7

    cara Lisa,

    questa dei "negher con un peso specifico diverso che non li fa galleggiare" è diffusissima …

  10. utente anonimo scrive:

    scusa ero io

    MOI

  11. paniscus scrive:

    Mah, sui "negri che non galleggiano" credo che un fondo di verità esista, nel senso che la melanina ha un qualche legame con la vitamina D, che a sua volta ha un ruolo nel fissaggio del calcio nelle ossa. Questo porterebbe, mediamente, a ossa più dense e pesanti e a un peso specifico maggiore nella media di tutto il corpo (ma ovviamente la differenza è piccola, e non impedisce certo di nuotare). Anche l'incidenza dell'osteoporosi è diversa nelle varie polpolazioni,a parità di età e di di altre condizioni.

    Quello che non è vero è che questo abbia a che fare necessariamente con la categoria dei "negri", cioè degli africani: in generale, a quanto mi ricordo, esiste un legame tra scurezza della pelle e densità delle ossa, che vale anche tra singoli individui della stessa etnia, o che viene influenzato anche dalle condizioni ambientali in cui il singolo individuo vive e non solo dalle sue origini genetiche. Lo stesso colore visibile della pelle, per la singola persona, è un effetto combinato tra geni e la quantità di esposizione alla luce solare effettivamente ricevuta nella vita… Per esempio, in una famiglia di africani che va a vivere in Inghilterra, senza alcuna unione mista, già nel giro di un paio di generazioni qualche effetto diverso si vede. Ma appunto, si tratta di caratteri abbastanza superficiali e poco durevoli nel corso delle generazioni, che non bastano certo per identificare una "razza".

    Fin qui è quello che mi ricordo, poi controllo meglio…

    Lisa

  12. utente anonimo scrive:

    A proposito di "negri" … sarà pure un luogo comune anche quello del "ritmo  nel sangue" ma …

    http://www.youtube.com/watch?v=mtq6Y_vbmAA

    Moi

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