Cosa succede a chi ricicla la carta – (II)

"Le querce non fanno limoni", di Cosimo Calamini, è un libro che si scopre trovandolo sugli scaffali soltanto per caso, che si compra a vista sulla fiducia dopo averne scorso appena dieci righe e che poi, nonostante le quasi trecento pagine, si legge tutto d'un fiato nell'arco di una serata. Se poi a leggerlo si è in due, uno dei quali si presta alla recitazione ad alta voce, l'effetto strepitoso è amplificato.

Certo, essere toscani costituisce un titolo preferenziale per goderselo fino in fondo. O almeno, avere avuto un  piede in Toscana, che so, un nonno di Arezzo, una ex fidanzata di Volterra, una storia infantile di vacanze in Maremma. Anche le solenni città d'arte e di signoria servono a poco o a niente, per calarsi in questa storia: leggetela tutti, riflettete e godetevela, ma se ne avete la possibilità fatevi spiegare i dettagli migliori da chi conosca il tocco inconfondibile del toscano di provincia.

Ovvero, l'eco di quell'inconfondibile ambiente contadino, illuminato, scettico, progressista, solidale, bestemmiatore, austero e partigiano che, nonostante le innovazioni, le Costituzioni, le migrazioni e le televisioni, è andato dritto conservando un filo di continuità naturale dal Neolitico a oggi

E questo libro ci racconta, con leggerezza acuta, come anche un mondo del genere può impazzire, come la maionese maldestra, non appena in mezzo al suo collaudatissimo impasto cade ad aggiungersi, per caso fortutito, una goccia in più.

In un piccolo paese del profondo cuore della provincia toscana, quella rossa, anticlericale ed egualitaria da sempre, giunge come una bomba la notizia della prossima costruzione di una moschea.

E i veterocomunisti disillusi, i fricchettoni pensionati, le casalinghe sospirose, i preti depressi, le adolescenti inquiete, le maestre impegnate, i giornalisti pecioni, i manovali stranieri, i politicanti traffichini, i tombaroli archeologici, i cacciatori laconici, i contadini ultraottantenni, i ragazzotti caratteriali, perdono tutti la bussola.

Ma proprio tutti.

Si salta, con strazio acuto di emozioni, dalla raccolta di firme xenofoba alla manifestazione solidale, dal piagnisteo vittimista alla fobia sociale, dallo sfregio volgare alla rivendicazione identitaria patetica, che più patetica non si può.

E il salto eventuale dalla commedia alla tragedia diventa questione di pochi secondi, a caso.

Leggetelo, sul serio.

Poi, di qui a poco, vi spiegherò anche cosa c'entra con questa storia a puntate.

Ma intanto leggetelo lo stesso, perché vale la pena comunque.
 

(…segue ancora)

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