Barbara Ruffoni e il roccolo ideologico

Se qualcuno avesse ingenuamente pensato che le prodezze della dottoressa Anna Antonica, dirigente scolastica del 1° Circolo didattico di Galatina in provincia di Lecce, potessero affondare le proprie radici in un presunto clima di particolare arretratezza culturale della sua regione, siamo ben contenti di smentirlo decisamente nel giro di pochi giorni.

La signora può infatti contare sulla degnissima compagnia di un’altra autorevole figura pubblica, che esercita il suo mandato a tutt’altra latitudine: Barbara Ruffoni, vicesindaco di Ceresara in provincia di Mantova, di professione architetto, e nel tempo libero direttrice del coro nella chiesa parrocchiale del paese. E tutto questo a soli 24 anni, dato che le fonti ufficiali sulla composizione della giunta la riportano come nata nel 1985.

Sull’episodio che ha dato fuoco alle polveri, hanno già scritto in tanti e non vale la pena di ripetersi troppo. Nel paese  esistono due scuole materne, una appartenente a un Istituto Comprensivo statale e una privata gestita da suore. La responsabile del coro, che appunto è anche vicesindaco del  Comune, invita a partecipare alle esibizioni natalizie un gruppo di bambini (normalmente non facenti parte del coro stabile, ma accolti eccezionalmente come ospiti a parte) iscritti alla scuola religiosa, senza estendere l’invito ai loro coetanei dell’asilo pubblico. Le famiglie di questi ultimi insorgono e pretendono parità di trattamento; ne segue un tragicomico scaricabarile di responsabilità, di imbarazzi e di figuracce tra direttrice, sindaco, parroco, genitori e giornalisti; infine, la vicenda finisce addirittura in un’interrogazione parlamentare, presentata da un indignato deputato di centrosinistra all’indirizzo della statuaria ministra delle Pari Opportunità  Mara Carfagna (laddove l’aggettivo statuaria va inteso in senso letterale, con riferimento esplicito alla vivacità del suo attivismo finora registrata).

Pochissime note a margine, quindi.

1)  sono convinta che la direttrice di un coro parrocchiale abbia il diritto sacrosanto di convocare chi vuole per collaborare alle esibizioni musicali del gruppo, senza doverne render conto a nessun altro.

2)  sono straconvinta che, tra il roccolo immondo delle mamme dell’asilo delle suore (tutte fiere di esibire i loro pargoli gorgheggianti in chiesa), e il roccolo altrettanto immondo delle mamme dell’asilo laico (che mi immagino  a complottare imbelvite fuori dal portone della scuola, pianificando atroci vendette per l’esclusione), personalmente mi terrei alla larga da entrambi con terrore cieco… preferendo di gran lunga, che so, un coven di  devote della Dea Madre o un nugolo di mamme zingare del Poderaccio con i pupi avvolticciolati nella fascia al petto.

3) sono ancora più convinta che l’estensore dell’interrogazione parlamentare, onorevole Marco Carra, del PD, abbia decisamente sprecato un’occasione per dire qualcosa di intelligente.

A quanto si evince dagli stringati riassunti giornalistici attualmente disponibili, infatti, l’interrogazione riguarda proprio la presunta discriminazione dei bambini dell’asilo pubblico, che avrebbero diritto naturale a cantare in chiesa pure loro.

Non è che il deputato si sia accorto della ben più spaventosa evidenza collaterale: quella di un vicesindaco, che ricopre un ruolo ufficiale in un’istituzione dello Stato italiano, che afferma con la massima tranquillità che "chi manda i figli alla scuola pubblica avrebbe fatto una precisa scelta ideologica".

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(si ringrazia la virtuale amica Emanuela
per la provvidenziale creazione dell’espressione "roccolo immondo")
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5 risposte a Barbara Ruffoni e il roccolo ideologico

  1. utente anonimo scrive:

    … E i bambini musulmani ?

    XXX

  2. paniscus scrive:

    Non capisco il senso dell’obiezione, francamente. Potresti elaborare meglio?

    Presumo che le famiglie dei bambini musulmani non siano interessate a farli cantare nel coro della chiesa, e che tutto finisca lì. Come del resto anche le famiglie degli italiani laici che frequentano la scuola pubblica e che in chiesa non ci vanno (sempre che in quel paesello ne esistano).

    Ma qui pare che la protesta sia stata montata da famiglie cattoliche, che frequentano comunque la chiesa, che sono credenti, che seguono le attività della parrocchia, e che però hanno avuto la "COLPA" di iscrivere i figli a una scuola pubblica.

    NON a una madrasa islamica, NON a un circolo dell’UAAR, NON a una scuola steineriana (dalle inquietanti implicazioni gnostiche ed esoteriche), ma a una normale scuola pubblica, che viene pubblicamente definita come "ideologizzata", e quindi inadatta a una famiglia veramente cattolica.

    In pratica, è stato detto che una famiglia cattolica dovrebbe avere l’OBBLIGO morale di iscrivere i figli dalle suore, e che un cattolico che crede nella scuola pubblica non sarebbe un buon cattolico. E questo non l’ha detto un prete invasato che però si limita a fare il suo mestiere di prete, ma l’ha detto un rappresentante delle istituzioni dello stato italiano.

    E’ questo l’unico punto veramente grave, che sembra essere sfuggito a tutti, quando invece l’unica preoccupazione sembra essere quella di difendere il diritto dei poveri angioletti innocenti a cantare in chiesa come gli altri…

    Lisa

  3. NonStoConOriana scrive:

    …Non stiamo tanto a lambiccarci il cervello: Carra, Carfagna, Ruffoni, Antonica… Via via, tutti quanti alla stazione, di corsa, ché la Siberia è lontana e all’arrivo ci sono anche le baracche da costruire, se si vuol dormire al chiuso!

  4. temporalia scrive:

     Condivido in pieno la tua indignazione.
    Auguri…e non solo per le feste!

  5. utente anonimo scrive:

    Il  " natale " non è una tradizione islamica, però, stando ai notevoli punti di contatto fra corano e vangeli circa Gesù e Maria, non dovrebbero avere particolari difficoltà culturali ad adottarlo come festa.  Probabilmente lo vivrebbero anche in maniera meno pagano-crapulon-godereccia e più "autentica".

    Resterebbe il problema di genitori e bambini atei che non vorrebbero nulla … che dire, forse l’ ideale sarebbe lasciar cadere ogni velleità di catechismo / proselitismo / difesa identitaria e  studiare seriamente storia delle religioni, in fondo profondamente legata a quella dell’ arte e del pensiero.

    Breve, la religione è un fenomeno culturale universale e complesso, da non potersi ridurre alla celebre provocazione di Voltaire che sostiene :

    la religione sorse quando il primo truffatore incontrò il primo fesso 

    ciò è arguto in casi particolari, ma in termini assoluti lo trovo superficiale.

    XXX

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