Cronache dal RITHD oQQupato (I)

Per gli eventuali lettori attenti e nostalgici che avessero qualche curiosità sulle vicissitudini scolastiche di questo blog, mi premuro con colpevole ritardo di fornire tutte le rassicurazioni possibili: il Ridente Istituto Tecnico di Hogwarts e Damanhur, ove si studiano Meraviglie della Natura e Tecnologgie Maggiche, è ancora al suo posto, è vivo e prospera, e la sottoscritta continua ad essere in servizio lì.

Ormai dissolte le vecchie classi dei primi anni in una confusa nuvola di storie personali (che nostalgia, quelle comunità accidentate, bollate subito con nomi narrativi trasparenti, Corvorosso, Serpeverde, ormai superati dai tempi sotto ogni punto di vista), ebbene, per il secondo anno consecutivo, siamo giunti a godere delle delizie intellettuali della Sezione Intera In Verticale.

Tale privilegio, secondo una legge non scritta è riservato a chi comincia ad essere preso sul serio come insegnante maturo, e addirittura stabile. Mica più traguardato sul vago e bersagliato di sospetti, come quella nuova arrivata dall’aspetto troppo giovanile, che vai-a-sapere se non ha intenzione di mollarci dopo un anno  per andarsene in una scuola meno esoterica.

Al secondo anno, la Sezione Intera in Verticale comincia ad essere addirittura divertente.

Ma garantisco che al primo anno è un massacro.

Cinque programmazioni diverse, cinque preparazioni di verifiche diverse (normalmente,  dopo la mezzanotte), cinque scansioni orarie diverse, cinque linguaggi diversi da costruirsi da un’ora all’altra, e guai a tardare lo switch di un minuto.

Eccoli qua, i MaghiEsordienti, i MaghiCadetti, i MaghiAvviati, i MaghiScalpitanti e i MaghiMaturi (o quasi).

Ma torniamo all’attualità.

Tanto vivo e tanto prospero è il nostro maggico istituto, che non poteva mancare di offrire la prova suprema di vivacità intellettuale, tradizionalmente richiesta a metà autunno ad ogni scuola che si rispetti: il rituale dell’oQQupazione

Non scriviamo "okkupazione" con la K perché noi siamo troppo spirituali per certe trucide allusioni materialistiche; e non scriviamo nemmeno "occupazione" con la C perché, per chi si affaccia dalle barricate,  scrivere correttamente in italiano è imbarazzante.

Imbarazzante, amaro a dirsi, tanto quanto il rituale stesso.

E’ incredibile quanto ‘sti ragazzi, orgogliosi dei più stupefacenti incantesimi in condizioni normali… proprio in circostanze eccezionali come queste, perdano inesorabilmente qualsiasi potere evocativo, per non parlare di quelli concreti

E giuro, non sono prevenuta.
Ce l’ho davvero messa tutta, per rievocare tutti gli episodi di protesta studentesca che ho visto, in questo piccolo ma ormai significativo fastello di anni, da quando ho potuto osservarli dalla sala professori.

Qualcuno dice che "le occupazioni delle scuole hanno stufato, perché sono sempre uguali".

E invece no, è proprio quello il problema, nella mia esperienza: non sono sempre uguali.

Una più triste e vacua di questa, in tutta coscienza, non l’avevo mai vista.

(I -continua)
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