Giulio Andreotti, la non-notizia, e la non-notizia esponenziale

La non-notizia è questa: il politico di lungo corso e senatore a vita Giulio Andreotti, anni 93, viene erroneamente dato per morto. Visto che un serio problema di salute ce l’ha avuto davvero, e che è stato effettivamente ricoverato in ospedale, la segnalazione è legittima, ma l’errore resta.

La non-notizia elevata al quadrato è questa: un quotidiano a grande diffusione nazionale ritiene opportuno salvare e pubblicare i fermo-immagine di una pagina di Wikipedia che lo dava per defunto, allo scopo di documentare per l’eternità l’errore, nonostante sia stato rettificato nel giro di pochi minuti.

La non-notizia elevata al cubo, quindi, emerge prontamente: qualche urlatore scomposto improvvisa un proclama sul Libro dei Ceffi (copyright INSCO, qui le fonti si citano), e desta l’indignazione di uno stimato giornalista del quotidiano medesimo, che ne fa immediatamente un pezzo da pubblicare.

E tale pezzo scatena la non-notizia elevata alla quarta, ossia il diluvio di commenti di lettori (arrivati al numero di 101 alle 11 di questa sera) appesi a seguito del breve articolo. Articolo che, ricordiamo, non riportava affatto una notizia, ma un commento sui commenti sui commenti a una notizia rivelatasi falsa.

E’ ovvio che il lettore malizioso potrebbe concludere che questo stesso post sia a sua volta l’evoluzione della non-notizia elevata alla quinta, ma qualche differenza c’è.

Innanzi tutto, nessuno è stato pagato per scriverla, e poi contiene al massimo un po’ di stupore e di ironia ricorsiva, mica tutte quelle implicazioni educative e morali.

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Il pesce supercentenario

Per la piccola comunità sparsa (sparsa su tutto il pianeta, ma pur sempre piccola) che si diletta di statistiche curiose sulla longevità estrema, una certa malinconia è inevitabile compagna di strada: la maggior parte degli aggiornamenti sul tema, fatalmente, consiste nella notizia di qualche commiato.

Un commiato più che ragionevole di fronte agli individui, ma a volte disturbante al cospetto della storia, che si vede strappare inesorabilmente gli ultimi appigli di testimonianza diretta di mondi che sfuggono.

Nel giro di pochi mesi, gli appassionati del tema hanno detto addio, ad esempio, a Frederica Sagor-Maas, sceneggiatrice di Hollywood tosta e anticonformista, abbastanza vecchia da aver fatto in tempo a lavorare nel cinema muto;  a Florence Green, ultima veterana documentata della Prima Guerra Mondiale; a Leila Denmark, medico pediatra che ha avuto la soddisfazione di avere in cura non solo i figli dei suoi ex pazienti, ma addirittura i bisnipoti; alla simbolica doppietta italiana composta da Giovanni Ligato, comunista da quando ancora il Partito Comunista non c’era, e da Giuseppe Mirabella, che ha pensato bene di aderire a Forza Italia quando era già ultranovantenne.

Tuttavia, per questa volta, ci prendiamo la soddisfazione di salutare una nascita: quella del Pesce d’Aprile Supercentenario, un genere letterario e mediatico nuovo di zecca, che ce la mette tutta per ravvivare l’ambiente.

Giungono infatti, in contemporanea, le segnalazioni di due articoli della stampa locale siciliana, uno su un’edizione locale del Corriere del Mezzogiorno e l’altro addirittura sulle pagine palermitane di Repubblica. In essi si rivela l’esistenza della signora Domenica Mancuso, detta Nonna Mimma, nata il 23 dicembre 1899 e mai conosciuta finora dai demografi né dai media. A 112 anni e tre mesi, sarebbe diventata nei giorni scorsi la Decana d’Italia, dopo la morte della precedente detentrice del primato, la 114enne Ramona Urri di Sassari. Le scarne notizie sulla supernonna mostrano una rassicurante somiglianza con quelle usuali sulle sue consimili:

Domenica è nata a Capizzi, un paesino dei Nebrodi, nel Messinese, il 23 dicembre 1899, e, all’età di 20 anni si è trasferita a San Filippo del Mela, dove ha vissuto con il marito Calogero (morto nel 1992) e dal quale ha avuto quattro figli: Annamaria, Oreste, Pietro e Riccardo. Ha lavorato tantissimi anni come sarta nella bottega ricavata al pianterreno della casetta di contrada Cattafi, dove da più di 90 anni abita.
E’ ancora piuttosto lucida, mangia di tutto e va matta per il peperoncino. Ama tantissimo i dolci siciliani. E’ stata festeggiata, come la più anziana d’Italia, dal sindaco Giuseppe Cocuzza e dai parenti. “La signora Mimma – ha detto il primo cittadino – dimostra come solo una vita e un’alimentazione sane possano far raggiungere certi traguardi”.

Vita semplice, lavoro artigianale, lungo matrimonio felice e bella famiglia, amore per la buona tavola, piccole soddisfazioni innocenti, e felicitazioni ufficiali del sindaco: il curriculum è pronto e confezionato. Nel giro di pochi giorni l’articolo, sempre identico a se stesso tranne che per piccole mutazioni casuali, si conquista più di cento citazioni e riproduzioni indipendenti su Internet, oltre a quelle eventuali sulla stampa cartacea, di cui non siamo al corrente.

La probabilità che un collezionatore di supercentenari possa essere contemporaneamente anche un militante scettico è piuttosto bassa; ma d’altra parte, tali esemplari non saranno addirittura più rari dei supercentenari stessi. E, come i supercentenari, di solito sono donne.

Per cui, la sospettosa va a inserire su Google qualche spezzone a caso dell’articolo, e risale a questa straordinaria coincidenza: la supernonna siciliana, addirittura la più anziana in assoluto del piccolissimo drappello ottocentesco ancora in vita in Italia, avrebbe avuto quattro figli con gli stessi nomi in sequenza riportati per i figli di Stella Nardari Vecchiato, supercentenaria veneta defunta in febbraio, che è stata effettivamente la persona più vecchia d’Italia.

Secondo uno o due articoli presi a caso, tra i numerosi scritti su Stella Nardari (che, a differenza della Mancuso, è stata molto nota ai media per diversi anni), perfino il loro giorno di nascita, il 23 dicembre, sarebbe lo stesso, anche se con un anno di differenza. Di entrambe ci si premura di specificare che fossero “ancora piuttosto lucide“,  “golosissime di dolci“, ed entrambe sono state debitamente festeggiate dal sindaco del proprio Comune.

Ultimo dettaglio interessante: nell’ambiente di chi si occupa del tema, nessuno aveva mai sentito nominare nemmeno la fantomatica Ramona Urri, che avrebbe superato i 114 anni (caso documentato soltanto tre volte in Italia) e che avrebbe preceduto la signora Mimma nel palmares della longevità nazionale. Considerando che il mito della straordinaria longevità dei sardi è un punto di forza del folklore locale, e che la stampa isolana è attentissima all’argomento, suona quanto meno improbabile che tutti si siano lasciati sfuggire un caso tanto straordinario.

Ma volendo accertarsene meglio, si piazza su un motore di ricerca anche quello, e si trova che l’unica occorrenza esistente di quel nome galleggia in un’emeroteca virtuale spagnola, e riguarda la vittima di una rapina avvenuta a Barcellona nel 1916. Non sarà stata sarda, ma l’ignoto copincollatore si è almeno preoccupato di associare un nome a un’età plausibile.

Beh, la nostra ipotesi legittima l’abbiamo fatta: un buontempone, che peraltro non è un improvvisatore ma segue l’argomento e ne conosce bene il linguaggio tipico, si è divertito a confezionare un comunicato stampa tecnicamente credibile e a inviarlo a qualche redazione locale, casualmente ai primi del mese di aprile.

Resta da capire se abbia utilizzato indebitamente anche il nome del sindaco, e come qualche giornalista si sia procurato le foto di una supervecchietta da record che non si sa se esista, con tanto di figli e parenti.

Ringraziamo comunque la vecchietta-pesce e il suo autore, per aver dato finalmente la botta definitiva per far ripartire questo blog.

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Ben ritrovati!

Vista la generale catastrofe di Splinder, modesta avvisaglia delle ufominacce asteroidali dei Maya, per le quali c’è tempo fino a dicembre, ci siamo trasferiti qui.

Non è ancora tutto in funzione alla perfezione, ma ci stiamo lavorando.

A presto!

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Capodanno in trincea

"Ma te 'ttu li fai, stasera, i botti in piazza, sì, eh?"

La signora è presumibilmente ultraottantenne e trascina con dignità un carrellino da spesa a rotelle, carico di verdure e affettati, dal quale spunta una bottiglia di spumante.

Il ragazzone in camice d'ordinanza, "Lorenzo B." come da tesserino bene in vista sul petto, sorride cordiale: "No, no, a me non sono mai piaciuti i botti, francamente è una cosa che mi fa un po' paura!"

"Ma come, ti fanno paura?! E che uomini ci sono, ora? E si sta freschi, è per questo che abbiamo perso la guerra!"

Il garbato commesso, che a occhio e croce non sarà nato prima del 1980, sorride di nuovo, contando ansioso i minuti che lo separano dall'agognata fine del turno al supermercato.

Buon 2012 a tutti.

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Supervecchietti disumani

La vasta platea dei nostalgici della Hollywood del tempo che fu, e la più sparuta comunità degli appassionati di scimmie, danno oggi l'ultimo saluto a Cheeta-Mike, uno delle varie decine di primati che si sono succeduti nell'interpretare, sul grande schermo, il ruolo della Cheeta di Tarzan.

Secondo le fonti più diffuse e accessibili, lo scimpanzé, che da anni viveva in una struttura zoologica protetta della Florida, aveva avuto il suo momento d'oro negli anni Quaranta, e attualmente gli si accreditava un'età di circa 80 anni.

Convalidare l'autenticità di un caso di longevità estrema è già una faccenda piuttosto impegnativa, quando si tratta di umani. Ci vuole una serie di documenti affidabili, possibilmente rilasciati da un'amministrazione che fosse già affidabile più di un secolo fa.

Quando si passa ad altre specie animali, le cose si fanno ancora più complicate. A meno che non si tratti di cosiddetti esemplari di razza, accuratamente schedati e incorniciati per il loro valore commerciale, i dati esatti sulle origini dei singoli individui sono spesso sfumati nella nebbia.

E ancor più sono destinati a rimanere nebulosi, quando si portano dietro lo stigma di un peccato originale cupo e imbarazzante: quello di chi, per decenni, non si è fatto scrupolo di procurarsi creature esotiche nelle loro regioni d'origine, commissionandone il sequestro a bracconieri senza ritegno, pronti a massacrare le madri per impossessarsi dei cuccioli, o a incendiare e spianare il loro ambiente naturale come se si trattasse di un generatore automatico di risorse senza limiti; o di chi ha avallato, con il silenzio e l'indifferenza, tale cruento sistema.

Non si hanno notizie di scimpanzé nati in cattività e sopravvissuti prima degli anni Cinquanta, quindi possiamo presumere che Mike appartenesse a questa tragica schiera di deportati di prima generazione.

Non sappiamo se avesse realmente ottant'anni, e da bravi scettici non prendiamo per buona un'affermazione straordinaria senza prove straordinarie: per i rappresentanti in cattività della sua specie, i record di longevità realmente documentati al di là di ogni dubbio oscillano attorno alla soglia dei 60 anni.

Uno scimpanzé ultraottantenne risulterebbe tanto straordinario quanto un essere umano che superasse i 120: oggettivamente non è impossibile, almeno una volta è avvenuto, ma la sfida alla statistica rimane davvero spavalda, e qualsiasi affermazione simile, prima di essere dichiarata genuina, deve essere pesata con pedanteria maniacale.

L'identità stessa di Mike, confusa in mezzo a tutte quelle dei suoi numerosi colleghi, è quanto mai ambigua: diverse fonti, tra cui Repubblica, lo confondono con altri, come il primo e il secondo Jiggs; in qualche caso estremo, la parte è stata addirittura interpretata da un orango, prima che le versioni più recenti, negli anni Ottanta e Novanta, ricorressero ad attori umani mascherati da scimmie, e professionalmente addestrati a comportarsi come tali, sotto la guida scientifica di primatologi di una certa fama.

Quali siano stati, nel dettaglio, i film interpretati individualmente da Cheeta-Mike piuttosto che da qualcun altro, probabilmente, non lo sa più nessuno: gli attori e i tecnici all'epoca coinvolti, per la maggior parte, sono già defunti, e difficilmente chi è rimasto avrà coltivato la capacità, dopo tanti anni, di distinguere uno scimpanzé da un altro. Addestratori e trafficanti di pochi scrupoli, cinquant'anni fa, o anche sessanta o settanta, avranno avuto tutto l'interesse a rimescolare le carte, a sostituire esemplari e a inventarsi curriculum strepitosi.

La lunga vita di Cheeta-Mike, chiunque sia stato, ben si presta a testimoniare l'ambiguo rapporto che si è dipanato, lungo tutto l'arco della modernità, tra la specie umana e i suoi parenti più stretti. Dalle catene, al palcoscenico, al laboratorio, al web, un omaggio tardivo alla scimmia che è in noi.

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Scontro di civiltà per una vergine alla Continassa (I)

Il fattaccio di cronaca è in prima pagina da due o tre giorni.

Una sedicenne piemontese lamenta di essere stata violentata da due zingari; il quartiere popolare in cui la giovane abita organizza immediatamente una manifestazione spontanea a suo sostegno, con ostensione di fiaccole ardenti; le fiaccole si trasformano provvidenzialmente in un'arma di vendetta per l'innocenza oltraggiata, e vengono meticolosamente usate per dare fuoco all'accampamento Rom che avrebbe ospitato i due presunti stupratori. Il tutto alla presenza serafica di un cordone di polizia, che invece di disperdere gli incendiari, si dà da fare per far sfollare gli abitanti del campo, in modo che l'operazione possa essere conclusa in modo pulito e senza rimorsi gravi. Nel giro di poche ore, la ragazza ritratta ogni cosa: nessun abuso, nessuna violenza, nessuno zingaro. Era tutta una bugia improvvisata, per la paura che i genitori scoprissero che aveva avuto effettivamente i suoi primi rapporti sessuali di recente, sì, ma in maniera del tutto consensuale, con il ragazzo di cui era innamorata. L'adolescente era terrorizzata dalla prospettiva di deludere i suoi familiari, e in particolare la nonna, che a quanto pare le aveva strappato la promessa di arrivare illibata al matrimonio.

I media si scusano con i lettori per essere caduti grossolanamente nella bufala, mentre ai Rom rimasti senza casa non è chiaro se qualcuno abbia chiesto scusa o no.

Sui dettagli dell'operazione giornalistica ci sarebbe ancora molto da dire, ma per adesso concentriamoci sul presunto scontro di civiltà, che ha visto una comunità di autoctoni reagire (forse in parziale buona fede, forse no) alla presunta minaccia proveniente da un gruppo alieno, non integrato e radicalmente differente dal proprio.

Gli articoli che hanno gradualmente approfondito, infiocchettato e romanzato questa vicenda ci rendono edotti di una serie di fatti curiosi sui familiari della ragazza, di cui ne citiamo solo alcuni:

- vivono in una sorta di bozzolo patriarcale chiuso in cui si gestiscono collettivamente i fatti personali di ognuno;

- sono ossessionati dalla preoccupazione di salvaguardare la verginità della figlia;

- pensano già al suo matrimonio, quando ha solo sedici anni;

- fanno riferimento alla nonna come depositaria dei voti più solenni sull'onore dei familiari;

- non si capisce se la ragazza vada a scuola o no;

- secondo la descrizione fatta in uno degli articoli, sono fortemente superstiziosi, e vivono immersi in un inquietante miscuglio frammentario di riferimenti mistici a più tradizioni religiose diverse;

- in famiglia sono tutti disoccupati, e da anni vivono quasi esclusivamente di beneficenza altrui (in pratica, di elemosina) o di lavoretti occasionali al nero;

Ecco, stereotipo per stereotipo, qualcuno ci spieghi che differenza ci sarebbe con gli zingari.

Certo che a parlare di "identità diversa" ci vuole un bel coraggio.

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Puff!

Puff.

Come da subject.

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Il preside a quiz

Da un mese a questa parte, ovvero da quando sono ricominciate le attività scolastiche a pieno ritmo, un visitatore ignaro che fosse capitato in una qualsiasi sala insegnanti in un momento di pausa avrebbe potuto scambiarla, con comprensibile spiazzamento, per un'agenzia di scommesse ippiche.

La collega Anguana Bouganvillea, spumeggiante nei suoi scialletti frivoli:

"Guarda un po' questa, tu quale gli daresti?"

La collega Lamia Ortica, scuotendo voluttuosamente la sua densa nuvola di aura gotica:

"Ah, sì, l'ho vista , secondo me è la C, sarà un'altra di quelle sbagliate."

Ma la prima insiste, scettica: "E l'avrei detto anch'io, ma nella lista delle correzioni non c'era!"

"Non c'era nella prima lista di correzioni, ma forse nella seconda sì.", si intromette il collega Badalischio Maggiociondolo, sornione dietro al giornale spiegazzato.

La collega Erinni Spinodigiuda, ostendendo lo zigomo sdegnoso e battendo a terra con imperio il tacco dodici, gli flauta:

"Ah, ma allora è vero che ti ci stai impegnando anche tu… eh, eh, eh, birichino, volevi tenercelo nascosto, aaahhhh! Ma io l'avevo detto, io, in tempi non sospetti, che saresti stato proprio tu farci le scarpe a tutti!…"

Alla parola scarpe, il nostro getta un'occhiata eloquente al sandalo pitonato, e sceglie il silenzio.

Le due concorrenti più convinte, sottilmente infastidite da chi sembra prendere l'impresa così poco sul serio, riprendono a confrontarsi:

"A proposito, tu a che punto sei con la quarta area?"

"L'ho fatta tutta, ma l'ho fatta venti giorni fa e già non ricordo più niente, che stress…"

"Ma fosse quello, il problema! E' l'area sette che proprio mi rifiuto, sui computer c'ho un blocco mentale, non so che farci!"

"E si sapeva", pensa malignamente qualsiasi ascoltatore casuale, ben abituato a vederla piangere oltraggio e tormento a ogni fine quadrimestre e a ogni pagellino, supplicando l'aiuto dei colleghi per inserire i voti nel sistema informatico della scuola, o in qualche caso addirittura precettando un alunno per l'imbarazzante lavoro.

"O questa, invece? L'avresti detto che la data giusta era il 1962?"

"Il sessantadue? Ma non è possibile, è il mio anno di nascita!"

"E tanto è inutile raccontarcela, non la passeremo mai, la prova, ci buttano fuori subito…"

"Dai, dai, non disperare, piuttosto dimmi che te ne pare di quest'altra qui, la 96. Ma che c'entra con quello che dovrebbe sapere un preside?!!"

"E che vuoi che c'entri, nulla, assolutamente NULLA; come tutte le altre!
Facevano meglio a sorteggiare!…"

Tra le altre comparse significative della singolare commedia, può affacciarsi ogni tanto il collega Munaciello Salice, supplente annuale da vent'anni su tre o quattro classi di abilitazione diverse, al quale non importa nulla di diventare preside, ma che si è tanto sbattuto a firmare petizioni perché il concorso fosse aperto anche ai precari, che adesso deve tentarlo per forza;

oppure la collega Viverna Ginestra, che prima di passare all'insegnamento ha lavorato per anni in un'azienda privata, e che da allora passa il tempo a rimpiangere quel maggico clima di produttività manageriale che sogna di ritrovarsi soltanto da dietro una scrivania da dirigente;

o eventualmente, di striscio, anche il tecnosciamano Tritone Corniolo, che per la verità, a sgomitare per un incarico di preside sarebbe adattissimo, visti i suoi anni di esperienza come vicario e le sue indubbie capacità di trasformismo diplomatico, ma che non ha mai ammesso né negato pubblicamente di essersi iscritto alla prova preselettiva: ufficialmente, perché deve fare la figura di quello al di sopra delle parti, e soprattutto perché una eventuale promozione a dirigente scolastico gli spazzerebbe via la frenetica attività che svolge nella sua libera professione fuori di scuola, e quindi tanto vale tenere il profilo basso.

In definitiva, sembra che questi quiz li stiano preparando tutti, chi in sordina e chi in chiaro. Ad ammettere di non aver presentato domanda, e di non aver nemmeno provato la curiosità personale di scaricarsi il librone delle cinquemila domande-e-risposte, circa mille delle quali completamente da buttare, si fa la figura del rinunciatario, imbelle, e obsoleto senza speranza. I dirigenti scolastici a quiz sono il futuro, no?! Chi rivela trasparente disinteresse, osservando divertito i frenetici colleghi spuntadomande come un antropologo studierebbe una tribù amazzonica contattata di fresco, ci manca poco che non venga nemmeno creduto. "Ma come, davvero non provi? Ma non lo sai che è quasi sicuramente l'ultima occasione che abbiamo? E allora sei pure incosciente! Cosa ti costava impegnarti un po' anche tu? "

Eppure, c'è un motivo semplicissimo dietro a quelli come me.

Che qualche insegnante, il mestiere di preside, non lo voglia proprio fare.

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Antonio Santoni Rugiu (1921 – 2011)

Chiunque abbia a che fare con la scuola e con l'educazione, e chiunque creda ancora al loro valore etico e civile, si soffermi un attimo, in silenzio che basta a se stesso, a dedicare un saluto ad Antonio Santoni Rugiu.

Era nato nel 1921, e aveva quindi novant'anni precisi. Una delle sue ultime interviste rese pubbliche, pochi mesi fa, lo mostrava inesorabilmente fragile e arreso, ma chi ricerca fonti e informazioni con un po' di attenzione in più ai dettagli noterà che scriveva assiduamente fino a un paio d'anni fa, e che la pubblicazione fittissima dei suoi libri più significativi è curiosamente compattata negli ultimi dieci anni. Quante di queste siano state opere originali sottoscritte in tempi recenti, e quali invece fossero riedizioni di studi e ricerche compiute in passato, non posso saperlo: ricordo solo di aver scoperto per caso, circa cinque anni fa, uno dei suoi lavori, "Maestre e maestri, la difficile storia dell'insegnamento elementare", e di essermi vergognata, da insegnante, di non aver mai sentito parlare di lui prima di allora.

Antonio Santoni Rugiu è stato un pedagogista, sì, ma soprattutto uno storico dell'istruzione. La comprensione illuminante di come siano andate le cose, schiette, nell'arco di qualche secolo, la percezione del come e del perché la scuola pubblica italiana abbia assunto proprio certe forme e non altre, e di come avrebbe potuto essere se non fosse andata così, l'ho colta tutta nei suoi testi, e non certo in qualche manuale di preparazione ai concorsi, o tantomeno in qualche solenne e vacuo corso di aggiornamento.

E inoltre, Antonio Santoni Rugiu è stato anche un militante, abbracciando questa semplice evidenza quando ancora non sembrava una parolaccia, e riuscendo a portarsela addosso integra per tutta la sua lunga vita, senza che gli stonasse mai. Credeva nell'indipendenza e nella laicItà della scuola pubblica, quella per tutti e di tutti, e nella sua libertà.

Parevano cose banali?

Già, perché oggi pare quasi brutto, essere tanto lucido ed efficace a spiegare dei fatti, a un interlocutore che ti ringrazia commosso, senza tuttavia far finta di essere un revisore asettico, e senza sognarsi di nascondere la propria idea forte, visto che c'è. E pare ancora più anomalo che un quasi novantenne, che nei suoi tempi migliori ha studiato tanto e scritto di tutto, passi gli ultimi anni di vita a riordinare e a ripubblicare scrupolosamente quello che aveva fatto, in modo che vi abbia accesso chiunque ne sia interessato.

Ma li chiamano maestri apposta, mica è da tutti.

———————-

Aggiunta (5 ottobre) :

vagando per la rete in cerca di maggiori dettagli sul personaggio, ci si può imbattere nell'annuncio della scomparsa, avvenuta nel 2009, di un signore di nome Paolo Santoni Rugiu, di qualche anno più giovane ma della stessa generazione, di professione medico, con alle spalle una lunga storia di impegno in aree del terzo mondo, e negli ultimi anni chirurgo volontario per Emergency, in regioni di guerra.

Qualcuno può confermare la ragionevole ipotesi che i due fossero fratelli
Dalle informazioni in rete non ci si arriva, ma sarebbe plausibile.
 

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Melania Rizzoli, Mattia Feltri e l’ostetricia astrologica

Nei giorni scorsi il giornalista Mattia Feltri, figlio d'arte passato inspiegabilmente a una testata di nobile tradizione critica e illuminata come La Stampa, ha avuto finalmente la sua occasione facile per fare la bella figura di scettico razionalista, dalla colonna della sua rubrica "Paesi e Buoi" .

Se l'è presa infatti con la deputata PdL Melania De Nichilo in Rizzoli, che a suo dire si sarebbe prodotta, in piena discussione parlamentare, in un panegirico a favore della naturalità del parto in chiave astrologica. O eventualmente, volendo, in un delirio astrologico in salsa ostetrica.

In entrambi i casi, il sogno inespresso (anzi, a volte espresso, e pure troppo) di certe guerriere della maternità tecnologica postmoderna, che non vedono l'ora di dimostrare al mondo che chiunque aspiri a una maternità  fisiologica, e magari voglia addirittura allattare al seno, sia in realtà una reazionaria stregonesca che complotta per riportare le donne all'oscurantismo e alla soggezione.

La signora Rizzoli, che è laureata in medicina e che come deputata percepisce un sostanzioso stipendio proveniente da fondi pubblici, avrebbe infatti denunciato l'evidente malcostume italiano dell'eccesso di parti cesarei ingiustificati, sulla base di un argomento quanto meno originale: l'idea che, a causa dei troppi parti programmati artificialmente, le previsioni astrologiche non funzionino più, perché ai bambini non viene più permesso di nascere quando aveva deciso il destino, bensì solo quando fa comodo al ginecologo.

La frase esatta attribuita alla parlamentare, con tanto di virgolettato formale, è questa:

«Gli oroscopi non valgono più niente. Oggi non si nasce più quando si deve nascere, ma quando lo decide il medico. Infatti nessun bambino nasce più di notte né durante il week end, ma per cesareo dal martedì mattina al giovedì sera. Uno non nasce sotto il quadro astrale che hanno scelto per lui le stelle, ma sotto quello scelto dal ginecologo. Ecco perché gli oroscopi non ci prendono più, è tutto falsato»

In altri termini, l'eccesso di cesarei superflui non va bene, certo, ma mica perché controproducente per la salute delle donne e dei bambini, o perché gravoso per le finanze della sanità pubblica: non va bene perché sballa l'attribuzione dei segni zodiacali.

Come avevamo fatto a non pensarci prima?

E ti pareva che la palla non dovesse passare a una scettica razionalista che ritiene che l'astrologia sia fuffa indecente, e che tuttavia sostiene fortemente la cultura del parto più naturale possibile? E che è perfino riuscita a partorire il giorno di Ferragosto, nonostante "di bambini nei giorni festivi non ne nasca più nessuno"?

Personaggi come Melania De Nichilo Rizzoli, da queste parti, dovrebbero essere visti come cialtroni insostenibili. E infatti, a scanso di equivoci, SONO effettivamente visti così, nessun dubbio in proposito.

Tuttavia, chi volesse andare a sfogliarsi l'intero verbale della seduta parlamentare in questione, potrà constatare che quella frase non c'è.

Il che non significa che la signora Melania sia stata accusata ingiustamente di scemenze che in realtà non pensa, eh. Al contrario, è sicuro che quelle scemenze le pensa eccome, e che le ha espresse davvero.

Cosa che, per quanto riguarda questo blog, sarebbe abbastanza per metterla alla gogna perpetua, e per considerarla inaffidabile su qualsiasi altro tema.

Solo che non le ha espresse un paio di giorni fa in Parlamento, bensì quasi due anni fa su un articolo del Giornale.

Naturalmente, non possiamo essere sicuri che l'aggiornamento sia inventato del tutto.

Magari, la nostra pasionaria dell'ostetricia astrologica ha davvero rinnovato quelle stesse esternazioni in Parlamento, e semplicemente la relativa citazione ci è sfuggita. In tal caso, la sottoscritta responsabile della distrazione sarà prontissima a rettificare.

Oppure quelle esternazioni rinnovate, pur essendo effettivamente esistite, potrebbero essere rimaste escluse, pietosamente, dal verbale dell'assemblea parlamentare. In tal caso, in un paese civile, spetterebbe al giornalista che ha lanciato la notizia, spiegare da dove l'ha presa.

Se per venderla come scoop freschissimo ha dovuto copincollarla da un articolo del gennaio 2010, pubblicato sulla testata di cui all'epoca era direttore suo padre, allora non vale gran che.
 

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Attenti, neutrini, arriva la Gelmini!

 

Qua si arriva buoni ultimi, dopo cinque ore di lavoro a scuola e altrettante di accompagnamento di figli in giro, a commmentare ciò che ormai mezza netsfera italiana ha già commentato ampiamente con i dovuti sberleffi: il mitico tunnel per neutrini che collegherebbe Ginevra con l'Abruzzo, per un'eroica lunghezza di 730 chilometri.



 

Ci asteniamo quindi da facilissime ironie su evidenze già fritte e bollite ad opera di una gran folla arrivata prima, e lasciamo perdere il tunnel medesimo. Ci concentriamo invece su un altro dettaglio del comunicato che, paradossalmente, a parecchie ore dalla pubblicazione, ancora non risulta essere stato valorizzato abbastanza.

La compassata ministra dell'Istruzione, Università e Ricerca Scientifica, colta evidentemente da un impeto di rivalità accademica verso la dotta collega di partito Gabriella Carlucci, si sbilancia infatti in una sorprendente intepretazione personale del rislutato annunciato dai fisici del CERN:

"Il superamento della velocità della luce
è una vittoria epocale
per la ricerca scientifica di tutto il mondo."

Evidentemente la nostra è convinta che la sfida fosse tecnologica e non teorica, e che gli scienziati dell'intero pianeta si stessero dando da fare per fabbricare un dispositivo che riuscisse a violare il limite della velocità della luce…

…e che finalmente ci siano riusciti, in barba al dogmatismo e ai vecchi paradigmi spocchiosi degli scettici materialisti, che dicevano che non fosse possibile.

Non è che gli scienziati del CERN, in collaborazione con quelli dei laboratori del Gran Sasso, abbiano semplicemente preso atto di un fenomeno osservato, e tratto prudentissime deduzioni da quell'osservazione, no.

Maria Stella Gelmini, la paladina della meritocrazia e dell'eccellenza, si è deliziata di proiettare a proprio uso e consumo personale un film di fantascienza, in cui gli eroici pionieri alternativi, contro tutto e contro tutti, si ostinano ad allenare neutrini recalcitranti, a educarli, a incoraggiarli, spingendoli amorevolmente a mani nude a correre più veloci che possano, finché non si decidano finalmente a sfidare il dogma della velocità della luce insuperabile.

Il tutto, nonostante la scienza ufficiale (con cui il CERN e i laboratori del Gran Sasso non c'entrano niente, ovvio) si ostini a dire, aristotelicamente, che non sia possibile.

 

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La droga, la scuola, e il magico mondo del PdL fiorentino

A una normale insegnante di scuola pubblica, già avvezza a sentir gratificare ogni giorno la propria categoria con epiteti ameni quali fannullona, parassita, indottrinatrice ideologica, vecchia, noiosa, occasionalmente pedofila, e per giunta non abbastanza pop, può anche capitare di uscire tranquillamente di casa la mattina presto e imbattersi in una civetta giornalistica come questa:

"Choc a scuola - insegnante si droga - overdose in bagno"


Andiamo bene, dunque: oltre a tutto il resto, anche tossici. La meravigliosa macchina dei comunicati stampa si mette in moto, e nel giro di poche ore abbiamo, nell'ordine:

-  l'assessore alla Pubblica Istruzione (di centrosinistra) che invoca test antidroga obbligatori per tutti gli insegnanti, immediatamente sospettati in blocco;

-   il gruppo consiliare di opposizione (di centrodestra) che sbraita: "Noi sono anni che lo chiediamo e non veniamo presi sul serio, e adesso ci rubate l'idea?!";

- il capo di un'agguerrita organizzazione libertaria a tutela dei diritti dei consumatori (senza specificare di cosa), che afferma che il problema sta solo nell'overdose e non nell'utilizzo in sé, e rivendica il diritto di chiunque, insegnanti compresi, a fare uso di qualsiasi sostanza ritenga opportuna, senza incorrere in divieti e censure moralistiche;

- il Prefetto che, con aplomb e signorilità notevoli, taglia corto spiegando che l'idea dei test non sarebbe comunque praticabile, perché in forte dubbio di incostituzionalità;

- l'onorevole Carlo Giovanardi che, probabilmente per la prima volta in vita sua, non è d'accordo con un prefetto.

Poco per volta, in giornata, comincia a comparire qualche dettaglio in più sulla sconcertante episodio. Uno dei primi articoli emersi online, ad esempio, recita questo:

"Succede anche questo a scuola. Una insegnante di sostegno è stata soccorsa a seguito di un malore che l'ha colta nel bagno di una scuola elementare fiorentina, dove stava prestando servizio. La donna, di 40 anni, dipendente di una cooperativa sociale, avrebbe ammesso di aver assunto eroina, ed è stata subito sospesa. L'educatrice era rientrata al lavoro solo da qualche giorno, dopo una lunga assenza per motivi di salute."

Allora, con calma: cominciamo ad appizzare le antenne, e a fare le pulci alle parole.

Punto primo: "insegnante di sostegno" - "dipendente di una cooperativa sociale" .
L'indizio è palese, e ha già messo a nudo un punto che brucia. La sciagurata, sicuramente censurabile nel suo comportamento e inadatta a lavorare nella scuola, per l'appunto, non era affatto un'insegnante. Tantomeno una "insegnante di sostegno", come viene distrattamente definita. Era (ma guarda che novità…) un'operatrice ausiliaria di altro tipo, che non aveva alcun compito didattico ma solo di assistenza pratica ad alunni disabili, e che lavorava precariamente tramite cooperative esterne. Presumo che non fosse nemmeno pagata dalla scuola, ma con fondi provenienti dalla ASL o da qualche altra amministrazione pubblica che con l'istruzione non c'entra nulla.

Punto secondo: "40 anni" – "eroina".
Gli anni dei tossici di strada dalla gioventù bruciata sono passati da un po'. Una persona che alla non tenera età di 40 anni sia assuefatta proprio all'eroina (che è praticamente in via di estinzione come problema sociale significativo), è con ogni probabilità una reduce di lungo corso di quelli che hanno cominciato a drogarsi più di 20 anni fa, e non sono mai riusciti a uscirne. E dunque, è quasi sicuramente una persona problematica che ha vissuto per decenni in una situazione emarginata e senza equilibrio, forse smettendo e ricominciando più volte, non riuscendo a svolgere alcuna attività stabile, e probabilmente avendo già gravitato a lungo come "paziente" nel sottobosco di quelle stesse cooperative che oggi, ogni tanto, le offrono qualche ora di lavoro. Cooperative che forse, a seconda della richiesta, nel giro di pochi mesi alla volta la spedivano indifferentemente a fare le pulizie in una fabbrica, a lavare i piatti in una mensa universitaria, o a fare l'assistente ai bambini disabili, che tanto è uguale.

La sensazione di deja-vu si fa sempre più fastidiosa. E questa volta è facile, perché non è proprio un caso originale, dalla forma inconsueta dell'overdose in bagno. Si parla degli scandali splatter sulle "maestre picchiatrici nell'asilo degli orrori" , non si scappa, ce ne sono almeno un paio all'anno. Nella maggior parte di questi casi, nel giro di un giorno o due, viene fuori che quello non era affatto un asilo, ma un baby parking privato e fuori norma sotto tutti i punti di vista, e che le vessatrici non erano affatto maestre, ma impiegate raccattaticce qualsiasi, piazzate lì senza alcuna abilitazione in regola. I proprietari o dirigenti di queste imprese, nonché datori di lavoro delle reprobe, non sono quasi mai insegnanti, pedagogisti o educatori, ma  furbacchioni commerciali qualunque, che avendo un po' di soldi da investire sono passati con la massima disinvoltura dall'agenzia di viaggi al catering, e dall'impresa di pulizie all'aprire un asilo.

La conclusione è semplice: laddove mancano i servizi pubblici essenziali, in ambiti delicati in cui quei servizi sono necessari e di conseguenza richiestissimi, inevitabilmente si spiana la strada a qualsiasi dilettante cialtrone, sfigato, privo di scrupoli e privo di qualsiasi preparazione tecnica, che pensa di approfittare di tale  vuoto assistenziale per tirar su un po' di soldi facili, aprendo e chiudendo società, cooperative e associazioni che millantano l'offerta di quei servizi, e assumendo a sua volta gente ancora più sfigata e cialtrona di lui, per pagarla due spiccioli senza il minimo controllo e la minima garanzia di professionalità.

L'unica soluzione ragionevole, pertanto, è palese: investire più soldi pubblici nei servizi fondamentali che competono allo Stato (scuola, sanità, servizi sociali), assumendo più personale dipendente con contratti stabili, selezionandolo con criteri culturali e professionali ferrei, e aggiornandolo in continuazione. In tal modo si eviterebbe (o almeno si ridurrebbe al minimo) il rischio di affidare delicatissimi compiti di alta fiducia a personale avventizio disperato che si alterna in un flusso casuale, senza i titoli opportuni, e senza una reale consapevolezza di ciò che sta facendo.

Occhio che a dire una cosa del genere, oggi, si passa per statalisti retrogradi, nemici della libertà, e addirittura comunisti

Per fortuna, a toglierci dall'imbarazzo è arrivato il gruppo consiliare municipale del Partito delle Libertà, opposizione di centrodestra del Comune di Firenze, che pur di dare addosso agli avversari politici cittadini, si è prodotto nel seguente capolavoro:

“In Toscana ad essere drogato è l’intero sistema scuola. Un sistema che ricorre sistematicamente all’affidamento dei servizi alle cooperative, impedendo così che il personale si consolidi all’interno delle strutture."

Il comunicato non è firmato individualmente, ma sia messo agli atti che il gruppo che lo ha espresso è composto attualmente dai signori Marco Stella, Stefano Alessandri, Jacopo Cellai, Emanuele Roselli, Mario Tenerani, Francesco Roselli.

Questi signori, dalla loro imbarazzante posizione di militanti e rappresentanti della stessa coalizione che è al governo nazionale, se la prendono esplicitamente con la politica del governo medesimo, che soltanto nell'ultimo anno ha tagliato circa trentamila posti di lavoro nella scuola, e ha falcidiato in particolare le cattedre di sostegno per disabili, costringendo le scuole, di fatto, a ricorrere sempre più a collaborazioni esterne improvvisate. E questo, secondo loro, sarebbe colpa dell'amministrazione toscana, che ora è accusata perfino di drogare la gente?

E diteglielo, alla vostra amica Gelmini, diteglielo, ma DITEGLIELO, santo cielo!

Spiegatele con calma, senza traumatizzarla troppo, che se si vuole evitare che le rosse regioni sovversive piazzino in classe assistenti precari e dal curriculum dubbio, l'unica soluzione è quella di assumere più dipendenti stabili.

Fissi, selezionati per concorso e indipendenti da come gira la banderuola.

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Malato acido di calcio

Pochi minuti fa, attraverso una finestra di casa che si affaccia su uno scorcio storico dall'acustica bizzarra, è arrivato su, da parte di un inconsapevole passante a piedi che sbraitava nel telefonino, il seguente significativo capolavoro di comunicazione sentimentale postmoderna:

"Me lo vuoi dire, puttana, che ha fatto l'Inter? Troia che non sei altro!"

——————
(… si tiene a precisare che il composto chimico citato nel titolo esiste realmente, che è un sale monocalcico dell'acido malico, e che la sua formula grezza è (C4H5O5)2Ca    )

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Come quel giorno ci cambiò la vita

Ettecredo che non sono obiettiva: dieci anni fa, l'11 settembre 2001, per la prima volta misi piede in un'aula scolastica come insegnante. Tutto il resto me lo spiegarono diverse ore dopo, ma ero troppo fusa per la tensione che si disfaceva, per coglierlo subito.
 

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Questo sì che è un lavoro per l’UAAR!

Quante volte abbiamo sentito qualche ateo, scettico o anticlericale (o una qualsiasi combinazione di due o più di queste proprietà insieme) sostenere che la Chiesa sia responsabile di manipolazione mentale e lavaggio del cervello nei confronti dei fedeli, o magari anche di tentativi subdoli di indottrinamento su chi fedele ancora non è?

La discussione non ha nulla di nuovo, e personalmente vi ho partecipato innumerevoli volte. Non ho mai nascosto, peraltro, la mia posizione sull'argomento, che sostanzialmente ammette che quei sospetti, almeno in parte e in alcuni casi, possano essere perfettamente ragionevoli.

Devo ammettere però che sono rimasta spiazzata di fronte all'ennesima versione dell'accusa, sferrata da uno dei più agguerriti blog complottisti sulla piazza. Chi dovesse incrociarlo per la prima volta e rimanere un po' turbato, si rilassi: può scegliere di leggerlo esclusivamente come diversivo umoristico, funziona benissimo anche così.

Secondo l'autore o gli autori del blog, che con questo colpaccio si guadagnano a pieno titolo uno spazio tra i paladini della laicità, la tentacolare istituzione petrina, non accontentandosi più di melliflue ore di religione nelle scuole o di allegri inviti al campo di calcio dell'oratorio, avrebbe compiuto un magistrale upgrade tecnologico. La manipolazione mentale ecclesiastica avverrebbe, nientedimeno, che tramite emissioni elettromagnetiche di antenne mascherate da crocifissi.

No, forse non ci siamo capiti: mica le antenne normali, quelle accusate solo di far venire il cancro. Le antenne smascherate dai nostri eroi irraggiano potentissime onde psichiche, in grado di modificare i pensieri e la volontà delle persone, e di trasformarle in schiavi ottusi e obbedienti del primo Potere Forte che incontrano per strada. Tutto questo avviene, naturalmente, in professionale sinergia con gli spruzzatori di scie chimiche, gli impiantatori di amalgame dentali e gli adulteratori di vaccini, tutti impegnati a spingere, stiracchiare, spintonare e torcere cervelli di vittime ignare. Il contributo della Trilaterale, dei Cavalieri di Malta e degli Illuminati di Baviera è ancora da definire.

Agli onesti militanti di associazioni come l'UAAR, che legittimamente non se ne fanno scappare una in materia di invadenza dei simboli religiosi, passo con piacere una palla degna del paradosso di Russell: di fronte a tanta fantasia accanita, meglio un'occasione in più per tirare una bordata contro i crocifissi, o una dignitosa solidarietà razionalista perfino con i campanili delle chiese?

 

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